Music & Poetry – “L’amore con l’amore si paga”, le conseguenze dell’amore secondo la ditta Mannoia-Fossati

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Ci sono le canzoni e ci sono gli istanti. Ci sono gli uomini e ci sono le donne. In mezzo a questo c’è sempre qualcuno che odia un po’ meglio di noi. Qualcuno che scende a tutti i compromessi possibili, che è disposto ad umiliarti davanti alla persona che ami, che cerca di viziarti con i suoi difetti, perché sa che non potrà mai migliorare. Non potrà mai smettere di essere così com’è, così malmenato dalla vita da non riuscire più nemmeno a sognarlo, l’amore.

Mannoia-Fossati, un duo ad alto tasso di creatività

E allora vuole vederti peggiorare. La maggior parte delle relazioni si basa su questa pretesa folle: «Peggioriamo insieme, peggioriamo fino a non riuscire più a guardarci negli occhi, fino a dimenticarci di come eravamo belli una volta, quando pagavamo l’amore con l’amore. Peggioriamo fino alla morte. Per sempre».

Poi ci sono quelli che pagano.

«Amor con amor si paga, chi con amor non paga, degno di amar non è» Lo scrisse un certo Petrarca, alcuni annetti or sono. In tempi più recenti, invece, Ivano Fossati ne ha tratto ispirazione per scrivere una di quelle canzoni che fermano il tempo, qualsiasi tempo. Fiorella Mannoia l’ha presa, l’ha cantata e l’ha cucita sul cielo, come solo una Donna come lei sa fare.

Il cielo di quelli che pagano, s’intende.

L’amore con l’amore si paga non parla solo d’amore, com’è giusto che sia. Perché l’amore è anche bruttezza, è anche cattiveria. L’amore può passare per la vendetta, può pretendere la sofferenza, l’annullamento dell’individuo. L’amore può guardarti con occhi da puttana e assassinarti come il più codardo degli uomini. L’amore è una vedova di vent’anni. È un ateo che chiede il perdono di Dio.

Fiorella Mannoia, un intenso primo piano

Allora malediciamo questo inutile cuore di latta, sputiamo su quelle insulse parole d’amore che abbiamo detto più per noi che per qualcun altro, ordiniamo ancora un drink e lasciamolo lì, senza berlo. Anzi, di più, paghiamo un giro per tutto il mondo e lasciamo il bar. Dai fuoco a ricordi, annega le fotografie, dimentica i baci, l’affetto, i regali.

E poi cadi sulle ginocchia, perché altro non puoi fare. Guardati indietro e renditi conto che non puoi odiarlo, l’amore. E allora ti pentirai della vendetta, torneranno quegli occhi immensi, sarai orgoglioso del tuo cuore e ringrazierai di aver scattato qualche foto. Torna un’ultima volta dal tuo compositore, ascoltalo fino a piangere ancora una volta. Ringrazia chi c’è stato. Ringrazia di avere due gomiti da appoggiare sul davanzale, mentre ti trovi a sperare in un ritorno. Ringrazia di essere uno di quelli disposti ancora a pagare l’amore con l’amore, nonostante tutto. Nonostante te.

Alza gli occhi, il cielo di giugno è quello giusto.

Ai tempi de “La Mia Banda Suona il Rock”, Ivano Fossati

Guardando bene dalla finestra, a volte, in quelle notti dove le stelle sembrano adesivi incollati con cura, può capitarti di vedere qualcosa di molto simile alla tua vita. E allora tutto ti appare molto semplice, anche se i contorni sono sfocati. Se stai molto attento e riesci a soffocare le preoccupazioni per qualche istante, con un po’ di fortuna, puoi vedere anche un’esistenza più simile ai tuoi sogni, che alla tua vita presente. In un certo senso, in attimi come quelli, è come se fossi la persona che avresti sempre voluto essere, quella che cammina molto meglio di te, con gli occhi meno tristi. Quella persona che sarebbe disposta ad insegnarti a cavartela anche nei cieli spenti delle occasioni mancate. Quella persona che sorride come te, ma che sa perdonarsi e proseguire, senza mischiare le stanze della realtà e dei sogni. Quella persona che vive come se sapesse amare da sempre, perché sa che altro modo di vivere non c’è, non dovrebbe esserci.

Quella persona che è lì, ad un passo infinito oltre a quegli adesivi luminosi che a volte fanno tanta paura.

Tutto sembra molto lontano, lo so perfino io, ma è accaduto appena un momento fa.

È passato un istante.

Solo un istante.

E tu sei sempre tu.

Non sarai mai fregato veramente fino a quando avrai un po’ d’amore per saldare i conti.


L’amore con l’amore si paga
L’amore con l’amore si paga
L’amore con l’amore si paga
L’amore con l’amore

Ho lacrime da donna
Cosmetiche e severe
E lacrime da uomo
Profonde e non meno sincere

E continuo a bussare alla porta di Dio
E continuo a bussare alla porta di Dio
A passo di cane alla porta di Dio
A passo di cane alla porta di Dio

Chi non ha scarpe non ha ragione mai
Chi non ha scarpe non ha padroni rispondo io
Chi non ha scarpe non ha scarpe allora
Chi non ha scarpe non ha scarpe

Vengo a vedere per l’ultima volta
Il mio grande amore
Vengo a trovare per l’ultima volta
Il mio compositore
Cuore di latta che non hai fatto che guai
Cuore meschino che non hai fatto che guai

Col mio sguardo diritto
E I miei occhi speciali
Come una…

Col mio sguardo diritto
E I miei occhi speciali
Come una vedova di vent’anni che vuole sapere
Una puttana di trent’anni che vuole vedere
All’estremo limite del vero
All’estremo limite del vero c’è

Che l’amore con l’amore si paga
Che l’amore con l’amore si paga
L’amore con l’amore si paga
L’amore con l’amore

O Capitano Mio Capitano
Anche se il viaggio è finito
Sento ancora tempesta annunciare
E le donne esultare
Le campane suonare
E altre inutili parole d’amore

O Capitano Mio Capitano
È che non posso lasciare
Che nemmeno un sogno scivoli via
Sotto nuove bandiere
Ancora giorni e sere
Per il tempo che ha l’anima mia
E per me

Orecchie d’asino
In questo entroterra umido
Vince chi dimentica
Vince chi dimentica

L’innamorato perpetuo
Scrive la sua ultima lettera alla luna
Dall’orizzonte degli eventi
Fa l’elogio del peccato e del peccatore
Quante inutili parole d’amore
Quante inutili parole
Quante inutili parole d’amore
Quante inutili parole

E l’amore con l’amore si paga
E l’amore con l’amore si paga
L’amore con l’amore si paga
L’amore con l’amore

Ho lacrime da donna
Cosmetiche e severe
E lacrime da uomo
D’amore, direi

Io continuo a bussare alla porta di Dio
E continuo a bussare alla porta di Dio

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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