Il desiderio di conoscere il proibito: dal Faust di Marlowe ai giorni nostri

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Il famoso detto “hai venduto l’anima al diavolo”, fa parte del parlare comune: solitamente, si dice riferendosi a qualcuno la cui bellezza rimane immutata con il passare del tempo, o addirittura a chi con il passare degli anni sembra ringiovanire. Un fenomeno certamente in contrasto con il normale incedere della natura, che altro non potrebbe spiegarsi se non essendo stati protagonisti di una stregoneria o … avendo stretto un patto con il diavolo!

Anche se è un detto piuttosto diffuso, probabilmente in pochi conoscono la sua origine che è tutt’altro che banale: infatti, il modo di dire deriva da un capolavoro appartenente alla gloriosa letteratura inglese di fine Cinquecento.

Il drammaturgo inglese Christopher Marlowe

In particolare, è il drammaturgo Christopher Marlowe a raccontare la storia di un certo Dottor Faust, uomo così desideroso di avere una conoscenza suprema che gli avrebbe permesso di vedere cose inaccessibili agli altri esseri umani, che decide di scendere a patti con il diavolo, che in cambio di quel tanto bramato sapere, avrebbe avuto per sempre la sua anima.

Stretto il patto siglato con il sangue (anche questa usanza trae origine da quest’opera teatrale), al dottor Faust vengono mostrati due angeli, uno buono -impersonificazione della coscienza che lo invita a redimersi e ad annullare il patto- e uno cattivo. Poi gli si palesano di fronte i sette vizi capitali, e mentre è in possesso della conoscenza suprema, non la utilizza per fare niente di utile come si era  ripromesso prima di questa esperienza, ma gode del suo privilegio lasciandolo fine a se stesso. Durante un viaggio agli inferi, si congiunge con Elena di Troia, fin dall’antica letteratura classica simbolo di irraggiungibile bellezza, il cui amore era stato promesso dalla dea Afrodite al principe troiano Paride in cambio della sua elezione a dea più bella di tutto l’Olimpo.

Nel dramma inglese, Elena, non è solo il simbolo della massima bellezza e dell’amore estremo che l’uomo comune tenta (invano) di raggiungere, ma è soprattutto simbolo della Sapienza ultraterrena; nonostante l’unione fra uomo (Faust) e Elena (sapienza) possa sembrare poetico perchè unisce il mortale all’immortale, in realtà, nel dramma, è un atto fortemente sacrilego: Elena infatti non è altro che un demone evocato da Mefistofele,  e aver consumato un amplesso con lei porterà Faust non solo ad essere un “semplice” dannato, ma a trasformarlo in un vero e proprio demone degli Inferi, obbligandolo ad essere per sempre al servizio del demonio.

Lo stesso dramma, verrà poi ripreso e riproposto da Goethe oltre 200 anni dopo, ma il topos letterario di Marlowe, incentrato sull’ ossessiva ricerca della conoscenza e della bellezza estrema, affonda le sue radici nella letteratura classica greca, per arrivare alla letteratura di fine Ottocento con il testo più famoso di tutti: il Ritratto di Dorian Gray scritto da Oscar Wilde. Anche se ovviamente le trame vengono modificate, adattate, attualizzate, il punto di fondo è sempre lo stesso: l’anima, questa misteriosa essenza la cui struttura non è stata ancora decodificata, è corruttibile.

Oscar Wilde

Appagare i nostri bisogni più intimi, reconditi: per questo, noi esseri umani siamo disposti a scendere a patti con noi stessi, a sacrificare cose a cui non avremmo mai pensato di poter rinunciare. Oggi per cercare di essere eternamente giovani siamo disposti a sottoporci a ore di interventi chirurgici, per avere un posto di lavoro da sempre sognato siamo disposti a fare cose che abbiamo sempre deprecato negli altri, per avere l’amore di una donna o di un uomo, siamo disposti a mettere da parte la carriera, i sogni, o a trasferirci in un’altra città, allontanandoci dalle nostre radici. Tutto per inseguire quella idea di piacere estremo che riversiamo sul nostro obiettivo che spesso -diciamolo- perdiamo fin troppo tempo ad idealizzare. E, ogni volta, puntualmente, sopraggiunge un amaro retrogusto d’ insoddisfazione perchè si imprime nelle nostre menti la domanda se quel desiderio valesse davvero quel sacrificio. La risposta, forse, sarà sempre la stessa: “probabilmente no, ma lo rifarei.” E poco dopo siamo  già alla ricerca del nuovo desiderio da appagare, per il quale siamo di nuovo pronti a scendere a patti con noi stessi (qualora il diavolo fosse già impegnato).

Ora, a fronte del romanzo di Marlowe, seguito da molti altri basati tutti sullo stesso principio, la domanda da porci non è se l’anima esista o se essa sia corruttibile. Queste sono evidenti certezze. La domanda da porsi forse è: qual è il nostro grado di corruttibilità ? Noi per cosa  venderemmo l’anima al diavolo?

Ilenia Carbonara per Mifacciodicultura

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