John Keats, cent’anni di amore per “Leggiadra stella”

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Aveva appena ventitrè anni John Keats, quando conobbe Fanny Brawne: un’età agli albori della scoperta delle cose, dei nostalgici tramonti arancioni e delle crinoline rigide che le dame dell’Ottocento sfoggiavano abitualmente nel fiore degli anni.

Ero entrato in un sogno, in mezzo ai miei Libri, deliziandomi di una solitudine e di un silenzio che tu sola avresti dovuto turbare (Shanklin, venerdì mattina, 9 agosto 1819)

George Friedrich Kersting, un’immaginaria Fanny Brawne

Quando si incontrarono nel cottage di Wentworth Place non accadde come nelle favole, non ci fu alcun colpo di fulmine nè intesa immediata: la prima volta, in quell’autunno del 1918, semplicemente i due si scrutarono, lei parlò parecchio, lui molto poco. Si rividero in dicembre, e nel giro di poco un quadro dapprima monocromo si riempì di colori, come le primigenie scoperte che d’improvvisano imporporano di novità e candore, passione e purezza la vita. Allo scoccare del 1919, ben cento anni fa, l’amore tra Francis Brawne detta Fanny e il poeta inglese allora non troppo celebre raggiunse il suo apice, per poi spegnersi lentamente e bruciare d’improvviso, come accade a qualsiasi capolavoro che permanga nel tempo. Ricordando il protagonista de La Morte a Venezia di Thomas Mann, John Keats non potè che osservare Fanny a distanza, senza la possibilità di starle concretamente accanto. Questo avvenne non per mancanza di audacia quanto piuttosto per colpa della tisi, malattia che, come accadde per la madre e il fratello, s’impossessò del suo corpo sempre più voracemente al punto da costringerlo ad abbandonare l’Inghilterra e quel cottage che più di qualsiasi altro elemento rappresentava la sua identitaria Zacinto, alla volta dell’Italia.

Mia carissima Fanny, ogni volta che mi sai solo, vieni, non importa il giorno (John Keats, Shanklin, Winchester, Westminster)

George Friedrich Kersting, un immaginario John Keats

A Roma, i medici si auspicavano che il clima potesse giovare alla salute ormai sempre più precaria di Keats, sottovalutando quanto la distanza emotiva potesse struggere con un languore insaziabile il cuore di un amante appena scopertosi. Piene di circospezione e brama di scrutare qualsiasi dettaglio che lo circondi, sono le lettere del poeta per Fanny, ma un dato rimane costante: nonostante le speranze nella nuova dimora e la fissazione sui dettagli apparenti, come accade a Gustav von Aschenbach in La morte a Venezia nei confronti di Tadzio, Keats non abbandonò mai l’ossessione per i riccioli del suo giovane Apollo. Impazzì in sua assenza, ritrovandosi d’improvviso spettatore che  contempla la sua ossessione benefica da lontano, esiliato contro la sua volontà emotiva ma sempre e comunque avvinghiato al pensiero di quella bright star, leggiadra stella che lo aspettava al di là del mare. Nelle lettere a Fanny, come riportato fedelmente nella pellicola di Jane Campion con protagonisti Ben Wishaw e Abbey Cornish, quella lontananza pesava quanto un macigno e si palesava come non desiderata intermediaria tra la vitalità arzilla del poeta e un’assordante silenzio mentale che si stava impossessando di Fanny.

Ho due voluttà su cui meditare nelle mie passeggiate: la tua Bellezza e l’ora della mia morte. Oh, se potessi solo possederle entrambe nello stesso momento! Odio il mondo: logora troppo le ali della mia volontà, e vorrei poter suggere dalle tue labbra un dolce veleno che me ne allontanasse. Da nessun’altra parte lo prenderei (John Keats, 27 luglio 1819, lettera a Fanny Brawne) 

Più volte, Keats asserì di avvertire il divario e al contempo la vicinanza tra l’amore per Fanny e la morte, in una danza paradossalmente armoniosa tra Eros e Thanatos, che più che mai sull’orlo della morte declamano a gran voce i sospiri di due cuori avvinghiati uno all’altro, che anelano al significato di Eterno:

Friedrich “Donna alla finestra”, 1822

Una cosa bella è una gioia per sempre:
Si accresce il suo fascino e mai nel nulla
Si perderà; sempre per noi sarà
Rifugio quieto e sonno pieno di sogni
Dolci, e tranquillo respiro e salvezza 

(Endimione)

Keats morirà nel 1921 e, solo un anno dopo, un quadro di Kaspar David Friedrich dal titolo Donna alla finestra ricompone pittoricamente l’iconografia della moglie Caroline, che tanto facilmente può richiamare al pensiero il lutto di Fanny. La composizione melanconica presenta una figura che proietta le pupille al di fuori di una stanza chiusa, orientando lo sguardo verso un paesaggio marrone e, sopra, in direzione di un ciello azzurro. Come tipico dei folli Romantici, artisti e poeti, la riflessione intima che acquista vita grazie alla proiezione degli stati d’animo nella natura emerge più che mai qui: i battiti primitivi di un amore battono furiosamente con la fine dei racconti, e alla fine trovano una dimora solo apparentemente infinita nel cielo stabilmente sereno.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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