You, Netflix: analisi psicologica del grottesco e di chi gli si affeziona

Joe Goldberg e Beck sono i protagonisti dell'ultima serie targata Netflix, rispettivamente il gestore di una libreria e la sua ossessione

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È il 26 dicembre quando Netflix rilascia ufficialmente You, ed è un successo. Inquietante, probabilmente con una vena costante di incredulità bizzarra, eppure il pubblico della serie tv statunitense entra totalmente nel vortice grottescamente nevrotico e tragicomico di un giovane innamorato, talmente devoto alla sua anima gemella da sviluppare una vera ossessività, che a tratti sfocia anche in pensieri omicidi. La storia, nata dalla penna di Caroline Kepnes, autrice sia di You che di Hidden bodies, con il secondo titolo già suggerisce la trama: Hidden bodies ossia corpi nascosti, nella mente o concretamente fuori gioco, ma per volontà di chi?

Non siamo mai così indifesi nella sofferenza come nel momento in cui amiamo (Sigmund Freud)

Lifetime aveva già lanciato You, ma come prevedibile Netflix è riuscito a raggiungere, nel giro di nemmeno due mesi, gli occhi di un pubblico più vasto, il quale ha adottato, odiandolo e amandolo, il personaggio di Joe Goldberg nonchè quello di Guinevere Beck, altrimenti detta Beck. Joe è il responsabile di una piccola libreria di New York, che sopravvive mediocramente grazie alle ultime copie di Stephen King e di Dan Brown ma che aspira a custodire i segreti dei manuali più antichi, ben celati nelle prime edizioni delle grandi menti del passato nascoste nel sotterraneo dello stabile. On the road di Jack Kerouac è uno dei primi che viene citato in You, a evocare la frenesia autentica e la spinta alla vita che ben si distinguono dagli svaghi moderni, mera accozzaglia di apparenze (social network in primis) e mancanza di autenticità.

Un protagonista che ricerca se stesso, non comprendendosi appieno ma inseguendosi senza sosta, è Frankenstein di Mary Shelley, anch’esso raccontato da Joe: fino a che punto si può spingere una figura indistinta, che non comprende del tutto e precisamente le sue fattezze? Può arrivare a uccidere per comprendere realmente i propri limiti, e può provare l’amore o qualcosa di affine? 

Nessuno mai dovrebbe morire. A questo metterò fine… a questo metterò fine. Lo prometto (Frankenstein, Mary Shelley)

Schiele

Quando si parla di colpo di fulmine, istintivamente pare che tutto sia legittimo, in quanto la possibilità talmente remota e assurda che in una New York con 8,623 milioni di abitanti si incontri la propria anima gemella è talmente ridiciola che, una volta che accade, sembra la si debba salvaguardare in qualsiasi maniera, lecita o meno. Affezionarsi a una persona non è mai un circuito a senso unico, e al di là della vena tragicomica che si riesce a inseguire in tutta la storia pensando come Joe, emergono chiaramente le due pulsioni primariamente teorizzate da Sigmund Freud: Eros e Thanatos. La prima pulsione orienta alla vita, ideata e governata in quel calderone di impulsi ribollenti che nel sesso e nell’orientamento all’azione spronano la mente ad aggrapparsi il più possibile all’oggetto amato, mentre Thanatos è l’impulso che spinge alla Morte, unica maniera per impedire all’oggetto di staccarsi o allontanarsi. Sfociando a pieno titolo entro i meandri di una patologia, in cui tutto dell’amata diventa attrazione folle, in You la ricerca dell’essenza dell’altro è talmente forte da ideare un processo mentale in cui le due pulsioni si fondo, entrambe con un unico scopo: non perdere l’altro, trattenerlo a sè, letteralmente a qualunque costo.

Il principio del piacere è inerente a una modalità primaria di lavoro dell’apparato psichico, ma che, quando entra in gioco l’auto-conservazione dell’organismo, di fronte a difficoltà che hanno origine dal mondo esterno, esso si rivela fin dall’inizio inefficiente e perfino pericoloso.
Infatti, quando entrano in gioco le pulsioni di auto-conservazione dell’ io, il principio del piacere viene sostituito dal principio della realtà

(Sigmund Freud, Al di là del principio del piacere)

Gustav Klimt, “Death and Life”, 1915-16

La psicoanalisi insegna che l’inconscio, nonchè tutta la pische, per quanto alle volte sembrino essere solo in apparenza regolati da meccanismi sconclusionati, in realtà seguano dei nessi logici perfettamente dotati di senso. Ogni cosa, in qualsiasi mente, ha ragione di esistere e sottostà a delle connessioni che un senso ce l’hanno eccome: è per questo che viene difficile, nonostante si sia perfettamente consapevoli del livello di patologia insito nei pensieri ossessivi di Joe nei confronti di Beck, non affezionarsi a lui. Secondo qualche logica, ogni azione o segreto contenuto nell’antro non conosciuto dalla persona e dalla sua razionalità, trova la maniera di emergere, e in You lo fa parzialmente tramite i sogni: nell’onirico si disvela il dramma del protagonista, che parzialmente libera se stesso e le azioni che teme maggiormente di rivelare.

Un inseguirsi di consapevolezza e sfuggevolezza, tranquillità e spinta vitale, tra avvicinamento e fuga. Qualunque ragionamento ha senso, è governato da una consequenzialità di causa-effetto, con in più un’implicazione emotiva e amorosa, che all’osservatore non restano indifferenti,e  lo portano a inseguire la bizzarria folle e illecita di un antieroe, un giustiziere senza maschera che vuole solo rendere felice- imprigionandola- una mente solo apparentemente libera per le strade di New York.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

 

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