Jack London, dallo Yukon al Futuro ed oltre

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Jack London, dallo Yukon al Futuro ed oltre

Dimenticati di te stesso e il mondo ti ricorderà.

9788807900785_quartaAlzi la mano chi, al sentir parlare di Jack London, non pensa immediatamente a Zanna Bianca e pertanto apre il Cassettino del Giudizio alla voce “scrittore per ragazzi”. In realtà, sovrastando la nostra bramosia di affibbiare etichette senza conoscere l’argomento, John Griffith Chaney London, (San Francisco, 12 gennaio 1876 – Glen Ellen, 22 novembre 1916), è stato un autore assai più variegato e complesso di quanto le versioni cinematografiche dei suoi lavori possano far pensare.

Oltre 20 romanzi, decine di racconti, 6 opere teatrali, 4 libri di memorie e almeno 5 saggi ne darebbero già buona testimonianza, assieme alla notazione che si tratta tuttora dell’autore statunitense più tradotto all’estero. Ma il giudizio quantitativo non può essere esaustivo: ed allora addentrandoci nella biografia scoprendo il personaggio, a partire ad esempio dalle esperienze lavorative, che comprendono attività come lo strillone, il pescatore di ostriche, il lavandaio, il cacciatore di foche, il corrispondente di guerra nel conflitto russo-giapponese, l’agente di assicurazioni, il pugile, il coltivatore. Dulcis in fundo, London fu anche cercatore d’oro nella grande Corsa all’Oro del Klondike, che tutti noi associamo a Paperon de’ Paperoni, che lo vide stacciare il fiume Yukon per oltre un anno e ritornare al mittente con un misero sacchettino del giallo metallo che lo aveva tutt’altro che arricchito – almeno economicamente. Precisazione doverosa, giacché il bagaglio di esperienze accumulate nei suoi mille lavori tornerà nelle opere, più precisamente e soprattutto nel sopra citato Zanna Bianca, ma anche nel Richiamo della Foresta e ovviamente in Martin Eden, sorta di autobiografia di enorme successo.

41CR+YFkvTL._SX323_BO1,204,203,200_A differenza di Salgari (e anche di Verne, ma con beneficio dell’ambientazione fantastica), London è quindi un autore che prova sulla propria pelle e pertanto la cui narrazione è vivida per esperienza diretta: la vita errabonda ed i mestieri disparati non ce lo possono non far assimilare ad un altro Jack, quel Kerouac che divenne famoso per On the Road laddove London aveva scritto The Road senza On. London peraltro ispirerà anche quel discreto redattore di racconti che fu Ernest Hemingway.
Poi London ha trovato anche chi ha inteso raffrontarlo ad Émile Zola per il realismo, e trovare un legame con Darwin per le teorie naturalistiche, fino a farne peraltro un ambientalista ante litteram: quel che è certo, è che fu un precursore della fantascienza, soprattutto nel profetico Il Tallone di Ferro, romanzo fantapolitico che immagina la presa del potere, negli Stati Uniti, da parte di una ristretta oligarchia dittatoriale, con situazioni che sembrano precorrere le nascita dei regimi fascisti europei. A ben vedere, il prefisso fanta– potrebbe anche essere superfluo, ma comunque London conferma una vena preconizzatrice in diversi racconti nei quali ricorre il tema del Day After, tratteggia un’umanità ritornata ai primordi o in procinto di farlo e prospetta anticipazioni dell’ancora non prevedibile “guerra batteriologica” (a qualcuno viene in mente L’Esercito delle 12 Scimmie? A me sì) contro una Cina divenuta enormemente popolosa e pericolosamente aggressiva sul piano economico. Tra William Golding (Il Signore delle Mosche) e Philip K. Dick passando per Orwell, Jack London ha quindi una indubbia influenza nella letteratura successiva, almeno a nostro umile giudizio, e si caratterizza per una visionarietà catastrofica non di poco conto.

Per dover di cronaca, aggiungiamo che London, tra i molteplici interessi e attività, ebbe anche quello politico-sociale e la stesura di lavori in tal senso: inizialmente socialista, ebbe così la ventura di ritrovarsi con idee variegate (ma di matrice tendenzialmente socialista) che ne fecero nel tempo un autore di denuncia sociale utilizzato a scopo propagandistico nei Paesi del blocco sovietico. Vagamente ridicolo è invece il fatto che per contro la forza da lui esaltata in senso socio-naturalistico fece sì che fosse uno degli autori più diffusi anche nell’Italia fascista del ventennio: volendo citare una sua frase, «Durerà la razza che possiede il più elevato altruismo», possiamo azzardare che sia un utilizzo che l’altro furono arbitrari.

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Cercatori d’oro a Klondike

Un paese che ha già rivalutato Cannavale e Bombolo riuscirà ad approfondire il proprio rapporto con Jack London? Personalmente me lo auguro, anche perché la mia simpatia va aprioristicamente agli autori maledetti: non potrebbe entrare nel Club dei 27, ma London fu ciò che fu e fece ciò che fece in soli 40 anni di vita, intensa, errabonda avidamente curiosa e letteraria quanto poche altre.
Le cause della sua morte sono incerte e si ipotizza il suicidio piuttosto che un’overdose accidentale connessa a qualche malattia (venerea?): overdose di antidolorifici, naturalmente, il che in fondo è la fine di tutti gli artisti che scelgono di andare via, a 27 anni od oltre.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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