#Letsfeelgood – L’importanza della meraviglia, giorno per giorno

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Già Socrate parlava della meraviglia, intendendola come la spinta primaria a scoprire le cose che ci circondano, di qualunque natura esse siano. Un paragone è fatto con la “doxa”, ovvero l’opinione che è qualcosa di più di un pensiero o di un istinto fuggitivo e originale; questa non aveva basi scientifiche, non era misurabile attraverso una tecnica specifica, ma era utile per creare schemi mentali. Si è sempre diretti verso la formalizzazione di un costrutto, ma qualsiasi volontà di definire qualsivoglia concetto nasce sempre dalla meraviglia. che significa opinione, o qualcosa di più elaborato di un semplice pensiero: è un ulteriore passo, è come andare verso una definizione più istintiva e più formale. Il senso di wonder e la doxa sono intrinsecamente connessi tra di loro, in una circolarità che non prevede senza alcuna eccezione per argomento o oggetto d’indagine. Dalla meraviglia nascono le opinioni e poi, a volte, vengono generate anche idee concrete, ma allo stesso tempo senza avere le proprie convinzioni è quasi impossibile chiedersi qualcosa: la gente sarebbe interessata a qualsiasi cosa o a niente! Di conseguenza, l’opinione aiuta il soggetto a selezionare la meraviglia che lo interessa, sia essa positiva o negativa, mentre la meraviglia può essere la fonte di progetti che la persona può avviare, in modo concreto o limitandosi a un’immagine mentale

Guardate il familiare come se fosse strano, e lo strano come se fosse familiare

“Che noia la noia!” cit Snoopy

William James definiva così la meraviglia, come il riequilibrarsi delle differenze, come se ci fosse qualcosa di noto da un lato e, al contrario, dal lato opposto lo sconosciuto, l’ignoto. Il noto rappresenta la sicurezza, la tranquillità di non fare nulla di sbagliato perché sarebbe sempre a casa , dove commettere errori è lecito e tutti gli atti sbagliati sono perdonati e dimenticati, ma stare costantemente nello stesso posto senza mai cambiare le abitudini o lanciarsi nel nuovo non è il modo di provare meraviglia, perché almeno può essere così per «vivere una vita di tranquilla disperazione», citando Walt Whitman. Lo straniero, l’ignoto, è sempre quel porto lontano che affascina l’anima umana e lo spinge oltre la casa, con una scusa o una missione. Le avventure di solito iniziano con un personaggio meschino che non è pronto a lasciare la casa, o piuttosto è spesso desolato o contrario all’idea di lasciare le coste di benessere e sicurezza iniziali.

Ma poi, quando si approda in quella terra lontana, si tentenna all’idea di ritornare alla normalità. Come mai? Perchè quella meraviglia dovuta al distacco dal conosciuto e creatasi nel viaggio lungo o breve che sia stato, forse rende consapevoli che non si è più gli stessi di quando si è partiti? Occorre cambiare le carte, perchè non si può pretendere di vincere la partita contando sempre sulle stesse mosse: occorre levare le ancore e partire, lasciando Itaca alle spalle, con la consapevolezza che Itaca sarà sempre quella casa che, anche se non concretamente presente, nella mente e nel cuore costituirà quella meraviglia primigenia dotata di un incanto consolatore e quasi sacro. Ci saranno diverse presenze che compariranno lungo la strada, alimentando le avventure con una condivisione empatica delle menti e delle idee che gareggiano nell’avventura dirette in terra straniera. 

All adults have been children once. But few of them remember it

Saint-Exupery ne Il piccolo principe descriveva così la creatività, intendendola come la capacità di sperimentare meraviglia a qualsiasi età, senza distinzioni tra bambini e adulti. Continuare a generare pensieri innovativi è caratteristica peculiare dell’attività umana, perchè considerarla limitata all’infanzia? Provare meraviglia è un requisito che dovrebbe essere un dovere di qualunque persona, infante, adulto o anziano si tratti.  Un esempio di persona creativa che sembra non aver dimenticato la creatività sviluppata durante la sua infanzia e una persona che ha trasformato questa creatività è Edward De Bono.

Egli cha cercato di rappresentare gli stati d’animo delle persone trasformandole in cappelli: il cappello pessimista è nero, quello di una persona ottimista è rosa, l’emotivo è rosso, il razionale è bianco. Non si può essere creativi senza l’intuizione iniziale, ma allo stesso tempo non si possono creare meraviglie senza una mente capace di cogliere epifanie improvvise. Penso che il concetto di meraviglia sia correlato alla possibilità di comprendere il Sè e le dimensioni che lo caratterizzano. Secondo Markus, esistono il Sé Ideale, il Sé Reale e il Sé Normativo.

Sei cappelli di De Bono

Se questi tre sono in armonia, è possibile sperimentare uno stato di rilassamento, senza via d’ansia ed evitando di avere blocchi interiori. Il Sè Normativo può essere paragonato al Super-Io freudiano, basato su imposizioni e divieti di famiglia, radicalizzato dentro di noi per controllare / regolare le nostre azioni; il Sé Ideale, simile all’Es freudiano, è istintivamente connesso alla meraviglia, in quanto parla di grandi cose, pensieri, viaggi mentali e realizzazioni personali, permette mentalmente di progettare un mondo che ancora non c’è e di cui gli altri non sanno nulla a riguardo.

Infine c’è il Sé Reale, che può essere avvicinato all’Io Freudiano, che si ritrova a riconciliare il Sé Super-Ego / Normativo e il Sé Ideale. La meraviglia può dunque essere assimilata al principio edonico di soddisfazione del piacere immediato, ansioso del tutto e subito, che non vuole ritardare la possibilità di avere soddisfazioni ora e nell’immediato futuro. Oppure la meraviglia può essere più verosimilmente il frutto dell’unione dei tre Sè, che insieme costituiscono e governano l’individuo.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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