Bel Paese di nome. E di fatto? – Cosa aspettarci dal 2019 per la cultura

Approvata la legge di bilancio ecco le promesse per la cultura

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Tanto si è discusso sull’approvazione della Manovra del nuovo governo, una vera e propria maratona notturna tra azzuffate e correzioni. Con l’inizio del nuovo anno possiamo stilare una lista dei soliti buoni propositi ma questa volta che riguardano la cultura del nostro Bel Paese. Ecco le promesse contenute nella legge di bilancio per il 2019 da controllare a fine anno per vedere se sono state realmente mantenute.

Tra le misure più attese le assunzioni al Mibac: 500 unità per il 2020 e altrettante per il 2021. Fino a novembre 2019 è, infatti, tutto fermo per la pubblica amministrazione. Ennesimo blocco di assunzioni che non fa bene ai giovani del nostro paese. Il Ministro ha promesso anche lo scorrimento delle graduatorie già stilate e la proroga dei contratti a tempo stipulati nei luoghi di cultura. Parlando di numeri 240 sono i milioni previsti per la spesa del bonus cultura a tutti i diciottenni residenti in Italia. Tanto criticato al tempo di Renzi adesso mantenuto ed esteso fino al 2021. Un passo indietro del Ministro Bonisoli che appena insediato aveva da subito espresso i suoi dubbi riguardo alla card cultura definendola addirittura inutile.

protesta contro la Manovra

Recuperate le risorse non spese nel 2018 per le celebrazioni in onore di Ovidio. 4 milioni di euro per il cinema e l’audiovisivo e altrettanti per le iniziative culturali da realizzare a Matera capitale della cultura. 1 milione di euro per lo sviluppo della moda e del design, 1 milione per i cori e le bande e 3 milioni per iniziative culturali nei luoghi colpiti dal sisma. Altri 4 milioni di euro stanziati per la digitalizzazione del patrimonio culturale. Un solo milione di euro va alla valorizzazione dei siti patrimonio dell’Unesco che è una cifra davvero davvero irrisoria per il numero consistente presente in Italia. Pensiamo che 3 milioni di euro sono stati stanziati per la promozione dell’arte contemporanea all’estero. Su quest’ultimo punto accese sono le discussioni. I fondi sono stati prelevati dal Pac (Piano per l’arte contemporanea), 3 di 4 milioni, e questo per alcuni è motivo di allarme. I fondi verrebbero sottratti ai musei di arte contemporanea della capitale, come il Maxxi e la Gnam, di recente crescita che in questo modo si trovano con un taglio netto di budget.

Infine, altre risorse nella manovra sono destinate alla prevenzione e alla messa in sicurezza dagli incendi nei ministeri e nel biglietto nominale, obbligatorio dal 1 luglio, anti bagarinaggio per i concerti e gli spettacoli superiori ai 5 mila spettatori. Queste le premesse della manovra in ambito di cultura. Il governo si dichiara fiducioso e orgoglioso del lavoro svolto, convinto che molto resta da fare ma sereno nell’esser intervenuto su questioni considerate urgenti. Eppure di questioni urgenti ce ne sarebbero ben troppe che nella manovra non sono state neanche sfiorate. Siamo reduci da un anno di crisi in cui poco si è fatto nel settore culturale, dove tutto è rimasto fermo e immobile, ma si sa nel nostro Bel Paese la cultura non è mai stata una priorità.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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