Elvis Presley: storia di un fenomeno musicale senza fine

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Il 16 agosto 1977 moriva, in circostanze non chiarissime e nel corso degli anni sempre più travisate ed elaborate, Elvis Aaron Presley. Presley morì a Memphis, città legata al suo nome e in cui il cantante trascorse buona parte della sua vita, quando non era in tour. La morte di Elvis Presley fu, all’epoca, un incredibile evento mediatico e sociale: moltissimi fan si radunarono fuori dalla sua abitazione già poche ore dopo la notizia della sua morte.

Infatti il cantante di Tupelo, nato qui l’8 gennaio 1935, può essere considerato fra i primi simboli ed icone di una generazione, la cui prematura morte toccò profondamente tutti i suoi fan. La sua fine segnò, in un certo senso la fine di un’era, di una generazione e di un periodo; Elvis si era costruito la sua immagine fra gli anni Cinquanta e Sessanta divenendo una vera e propria icona di quei due decenni. Presley fu infatti il primo artista a riscuotere un successo del genere a livello mondiale per quanto riguarda la cultura pop e fu il primo a diventare quella che oggi denominiamo come star. Nonostante il suo successo venne in parte offuscato dalla Beatlesmania negli anni Sessanta, negli anni Cinquanta l’immagine di Elvis divenne non solo quella di un cantante di successo e un fenomeno mediatico, ma un vero e proprio concetto intorno a cui girava un immaginario collettivo, un abbigliamento, una mimica e una modalità canora caratteristica.

Elvis Presley
Elvis Presley

Nonostante Elvis non si concesse quasi mai apparizioni fuori dagli Stati Uniti, la portata del fenomeno Elvis the Pelvis (soprannome affibbiatogli per i suoi provocanti movimenti di bacino, ma che lui non apprezzò mai) fu mondiale. All’apice del suo successo iniziarono a spuntare in tutto il mondo nuovi cantanti, cantautori e musicisti ispirati a questo nuovo modo di fare musica; una musica veloce, sfrenata, allegra e sfrontata: il Rock ‘n’ Roll. L’Italia non fu esente da questa tendenza; già negli anni Sessanta si svilupparono due filoni: il primo, quello di gruppi che si ispiravano, all’Inghilterra quali Procol Harum e Beatles, e il secondo dei vari Celentano, Little Tony e Bobby Solo che con la loro immagine e la loro voce profonda e romantica tentavano di imitare il fenomeno americano.

Elvis, nonostante la brevità della sua carriera, fu un compositore molto prolifico: conta 61 album pubblicati con più di un miliardo di vendite. La sua figura, al di là dei gusti estetici, rappresenta uno spartiacque nella storia della musica. Il fenomeno Elvis, nella cornice florida e felice degli anni Cinquanta statunitensi, è diventato nel corso degli anni il simbolo di un periodo e una vita idilliaca e inimitabile. Era il dopoguerra, gli Stati Uniti avevano vinto ed erano visti come i salvatori e i trionfatori assoluti, nonostante il loro apporto sarebbe stato insufficiente senza la collaborazione della resistenza sovietica e britannica. Era appena iniziata la guerra fredda, il mondo era reduce dalla tensione del blocco di Berlino e per gli Stati Uniti tutto poteva essere utile ad includere definitivamente molti stati nella loro orbita di influenza, soprattutto i fenomeni mediatici e musicali.

Ed Elvis Presley fu proprio questo: un fenomeno, nel vero senso della parola e, negli anni, diventò per i suoi fan un oggetto di culto e venerazione. L’onda Presley fu però tanto potente quanto breve: il cantante si spense all’età di 42 anni per un arresto cardiaco, risultato della vita sregolata che aveva iniziato a condurre (abusava di anfetamine, barbiturici e farmaci di ogni tipo) e a causa della sua obesità (al momento della sua morte pesava circa 158 kg). È curioso notare come già Elvis, che fu la prima star di questa portata, finì per morire in giovane età e in condizioni pietose. Distrutto dalla pressione e dal successo? O vittima di qualche stramba congettura ipotizzata negli anni successivi alla sua morte? Probabilmente la verità sta a metà strada fra le sue cose.

A così tanti anni dalla sua morte, possiamo solo ricordare l’incredibile espansione e persistenza della sua stella, che ancora oggi infiamma milioni di fan e conta un numero incredibile di imitatori e cimeli, luoghi, film ed eventi legati a lui.

The King, il Re del Rock ‘n’ Roll, un uomo che, come pochi altri, ha saputo rappresentare una generazione in modo così influente per quelle successive.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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