Supercoppa Italiana, in campo a Gedda i veri valori dello sport: euro, dollari e petrolio

0 337

La finale di Supercoppa Italiana di calcio si giocherà quindi a Gedda. In Arabia Saudita, perciò, al King Abdullah Sports City Stadium, la qual cosa sta suscitando l’usuale accoppiata polemiche&proteste: non già, come si potrebbe pensare, per il fatto che un evento sportivo italiano di cotale importanza si svolga all’estero, bensì perché l’Arabia saudita è un Paese dove non si rispettano i diritti umani. Addirittura, c’è chi pensa che “il calcio italiano” (che, a dirlo così, sembra quasi un’entità astratta), dovrebbe prendere posizione, e rifiutarsi di giocare in un simile Paese.

Tutto pronta per la Supercoppa

Ora, già per lunga tradizione noi siamo quelli che non prendono posizione, sportivamente parlando, sulla scorta della stessa linea di pensiero per la quale come ci trinceriamo dietro il concetto di legalità per consentirci di compiere i misfatti più beceri. Noi siamo quelli che vanno a giocare la Coppa Davis in Cile, che non boicottano le Olimpiadi di Mosca, trincerandosi dietro alla puerile giustificazione che lo sport deve rimanere distinto dalla politica. E anche dalla società, e dall’umanità, a quanto pare, alla faccia di quando, secondo comodo istantaneo, si contrabbanda il concetto contrario, ossia dello sport come veicolo di valori. Quindi, dopo tanta fatica per inventarselo, un ennesimo trofeo, stupido e inutile, privo di senso e valore, ma appetibile per l’ingordigia degli sponsor del villaggio globale affamati di sportainment, volete non giocare questa cialtronata di Supercoppa italiana di calcio.  A Gedda, ma anche all’inferno, show must go on.

L’Arabia Saudita discrimina le donne (che non potranno nemmeno stavolta andare allo stadio da sole, pare), ammette la pena di morte per decapitazione in piazza, soffoca ogni forma di livera espressione? D’accordo, ma per caso noi abbiamo dei rapporti commerciali con l’Arabia Saudita? Gli vendiamo armi e beni di lusso e ne importiamo petrolio? Da noi, ogni tanto si sveglia un sindaco-bullo e bofonchia qualcosa tipo “La nostra cultura è la salsiccia (o la mortadella, o la salama da sugo), e se non ti piace la salsiccia torna a casa tua“. E con la difesa della cultura siamo a posto: buffo, io credevo che la nostra cultura fosse magari il Rinascimento, la lingua l’arte e le scoperte, ma sicuramente anche la difesa dei diritti umani e civili. E invece no, la salsiccia.

La passione italiana per assecondare chiunque detenga del potere

Nel 2016, un imprenditore arabo pagò all’asta 4 milioni di euro per acquistare una targa col numero di serie 1 da applicare alla sua fuoriserie. Con questi, abbiamo a che fare: e noi, che copriamo le pudenda delle statue, dei nostri musei, campioni della nostra cultura, quando viene in visita il presidente di uno stato Canaglia, noi, che nel Grande Discount Globale occupiamo un posto fisso nel Reparto Ultimi Saldi, come quei prodotti che scadono l’indomani, noi dovremmo piantare questioni di principio agli Emirati Arabi per quattro diritti umani violati? Che poi, violati: non del tutto rispettati, ecco, che in fondo le donne allo stadio ci possono andare, semplicemente non da sole. E perché dovrebbero andare allo stadio da sole, per cercare di essere violentate? Cosa van trovando?

La faccenda della definizione dell’ambito non è di poco conto. Nominato poco sopra, la Supercoppa Italiana di calcio è una faccenda di sportainement, ha molto più a che fare con lo spettacolo che con lo sport, che è solo il macguffin della situazione: i calciatori, i campioni, non sono negri o stranieri, ma sono calciatori e campioni. E ricchi e famosi, quindi accettati (cori ultras a parte, ovvio). La mostruosa quantità di denaro che ruota attorno ad un evento come una Supercoppa Italiana di calcio, o qualsiasi altro di tale caratura, rende del tutto pleonastica qualsiasi richiesta o rivendicazione in senso umanistico; e chiedere un tanto a chi si trova all’interno del sistema non ha e non può avere alcuna utilità: al massimo, sarà utile a chi ha un tornaconto dal “montare un caso giornalistico”, come venne detto nella circostanza che vide protagonista il presidente iracheno Rohani.

LA campionessa Anna Muzychuk ha rifiutato di giocare in Arabia Saudita

Un anno fa, la campionessa mondiale di scacchi Anna Muzychuck rifiutò di giocare proprio in Arabia Saudita per difendere i suoi titoli «per non giocare secondo le regole altrui, non indossare un velo, non essere scortata in giro e non sentirmi una sottospecie umana». Ma Anna Muzychuck non è una Federazione Internazionale di uno degli sport più ricchi del mondo: è “solo” un individuo, e come tale può agire secondo etica e morale. Per di più, è verosimilmente intelligente, in quanto scacchista; infine è una donna, e quindi ha da sola più spina dorsale di tutto il sistema di eroi fasulli che ruota attorno alla Supercoppa Italiana di calcio: ha potuto, quindi, capire che il sacrificio personale era congruo all’importanza morale della situazione, e che scegliendo di perdere avrebbe vinto.  Chiedere un tanto al nostro mondo calcistico, onestamente, è troppo. Quindi, via alla Supercoppa.

Che si giocherà, inevitabilmente.

Giochino pure. Tanto questo non è sport, non più, e men che meno calcio. Alcuni di noi, pochi, sono rimasti a Gaetano e Giacinto.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.