Abbiamo sempre più bisogno di eroi: come quelli di Rudyard Kipling

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Abbiamo sempre più bisogno di eroi: come quelli di Rudyard Kipling
Rudyard Kipling

I bambini, si sa, crescono con l’idea dell’avventura ben stampata nella mente. Quest’idea poi viene smorzata dal tempo, dalla crescita personale di ognuno di noi e, principalmente, dalla presa di coscienza che ad un certo punto segna il tuo futuro. Quanti però possono dire di non aver sognato di vivere nel mondo del piccolo Mowgli? Di non essersi immaginati amici dell’orso Baloo? Di non aver voluto combattere fino alla morte con la terribile tigre Shere Khan? È banale dirlo, ma opere come Il libro della giungla di Rudyard Kipling (Bombay, 30 dicembre 1865 – Londra, 18 gennaio 1836), segnano un punto nella storia della letteratura, perché dopo di esse, se si vuole scontrarsi con un determinato genere, bisogna fare i conti con lavori che, nel loro campo, hanno già toccato l’apice.

Io, personalmente, sono cresciuto a pane e Libro della giungla, forse aiutato molto dalla versione Disney della storia. È stato uno dei primi libri che mi sono stati letti da mio padre e che io, una volta cresciuto, ho deciso di riprendere in mano per leggere a mia volta. Mowgli e le sue imprese sono state il mio concetto di avventura per tutti gli anni dell’infanzia, tant’è vero che senza il mio pupazzo dell’orso di Baloo, difficilmente riuscivo a prendere sonno.

kipling-capitani-coraggiosiNella motivazione del premio Nobel, che fu consegnato a Kipling nel 1907, possiamo leggere “per la forza delle idee“, forza che non caratterizza soltanto un’opera come Il libro della giungla, ma anche un altro scritto che è entrato nell’immaginario collettivo dell’avventura e del coraggio: Capitani coraggiosi, uno dei libri che vengono spacciati soltanto come letture per ragazzi ormai, ma che hanno molti più insegnamenti di quanto non si pensi e una trama molto più potente della maggior parte dei libri cosiddetti “per adulti” dei giorni nostri; che poi ammettiamolo, chi non ha pianto calde lacrime col film interpretato da Spencer Tracy? E d’altra parte, qualcuno riesce forse a leggere l’universalmente nota poesia Se senza venir percorso da brividi di emozione? Io non penso proprio.

La prosa di Kipling, con buona probabilità, è figlia diretta di una vita segnato da una moltitudine di viaggi, visto che passò attraverso India, Cina, Giappone, Birmania, California, prima di trasferirsi definitivamente a Londra, città di cui erano nativi di genitori. Questo mix di culture e di modi di vivere si ritrova indelebilmente segnato nei suo scritti, che sono stati la base per lo sviluppo dell’amore per la lettura di generazioni e generazioni.

kipling-balooSarebbe veramente confortante pensare che ancora oggi i ragazzi (ma non soltanto loro) sognino dietro alle storie del piccolo Mowgli, piuttosto che dietro lo schermo di un iPad, che può essere utile quanto vogliamo, ma non ha un briciolo del senso di liberazione e apertura al mondo che può dare un libro ben scritto. Sarebbe anche liberatorio sapere che un’opera come Capitani Coraggiosi tutt’oggi influenza il carattere dei nostri ragazzi, che ancora oggi le avventure di Harvey Cheyne, quindicenne protagonista del romanzo, sono un monito per quanto riguarda il senso del dovere e dei soldi guadagnati col sudore della propria fronte, e non con quella dei nostri genitori/parenti.

È d’altra parte estremamente sconfortante vedere come oggi si legga – non solo i giovani – assai meno che ai tempi di Kipling, e come la diffusione dell’incultura stia relegando a ruoli assolutamente marginali autori come Kipling. O Jules Verne, o Jack London, o Emilio Salgari, quanto a questo: d’altronde, se pensiamo a quanto questi geni della letteratura avevano fatto in termini di diffusione del sentimento della convivenza pacifica, della democrazia, dell’anticolonialismo, dell’apertura mentale, dell’uguaglianza sociale (e per giunta riuscivano a farlo veicolando sentimenti individuali come onore, rispetto, coerenza, coraggio, senso di responsabilità), il tutto inserito in un “telaio” di accattivante e trascinante avventura, rischiamo di sprofondare nella depressione. I figli del pluralismo e della multiculturalità (addirittura dell’antispecismo, se pensiamo proprio a Kipling o London) oggi erigono muri anti-migrantim e se gridano non invocano certo i Tigrotti della Malesia, ma slogan pro-disuguaglianza.

Sarebbe bello quindi, che l’immaginario di Verne e soci tornasse a formare le basi multiculturali dei giovani, ma sappiamo benissimo che i modelli comportamentali di oggi non sono certo i personaggi dei libri di Kipling, come non lo sono i personaggi dei libri in generale, sostituiti ormai da anni dalle raffigurazioni dei draghi di cartone di oggi (ah, il buon Bennato), che propinano ai bambini ed ai ragazzi squallidi comportamenti adultoidi, che non sono altro che un illusorio sogno di successo, che non fa altro che incanalarsi in quel fiume inquinato che è l’infelicità della realizzazione del reale disegno della vita.

Rudyard Kipling, e come lui moltissimi altri scrittori, hanno dato vita all’idealizzazione di quello che dovrebbe essere lo spirito che muove ognuno di noi, hanno costruito un mondo, noi, pezzo per pezzo, lo stiamo lentamente distruggendo.

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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