“Per dieci minuti” di Chiara Gamberale, un augurio per il nuovo anno

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Per il nuovo anno degli auguri speciali e non scontati a volte fanno piacere, perché ci pongono in un’ottica di ottimismo, di novità, e magari ci fanno osservare le cose da un’altra prospettiva. I libri possono portare con sé sensazioni di questo genere, e scoprire pagine nuove che ci offrano parole di cui avevamo bisogno, appunto, fa piacere. Per dieci minuti di Chiara Gamberale (Feltrinelli, 2013) è proprio questo, una ventata di pagine fresche, che sanno restituire qualcosa di positivo, seppure di semplice e quotidiano.

La Gamberale ci invita a pensare che «il meglio sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano», e sebbene questa possa sembrare una frase ripetuta più e più volte, in realtà rifletterci sopra non guasta. Ecco perché la protagonista del suo libro, per vincere un profondo dolore causato dalla sua storia d’amore e da alcune delusioni professionali, decide di mettere alla prova se stessa, dandosi un nuovo proposito. Dieci minuti al giorno, tutti i giorni, per un mese, fare qualcosa di nuovo, che non si ha mai fatto, che sia fuori dagli schemi. Sembra il proposito migliore per incominciare il nuovo anno, con uno spirito curioso e aperto. Non per forza bisogna tentare l’impossibile, perché, insomma, dieci minuti sono sempre dieci minuti, sono limitati. Si tratta di gesti semplici, anche soltanto lo sperimentare una ricetta che non si è mai provato, ascoltare una canzone mai conosciuta prima, rivolgere qualche domanda a uno sconosciuto. Piccole mosse per ricominciare a rimettersi in moto, per affrontare un cambiamento, per tornare a vivere, perché no.

Non avevo niente da perdere: era proprio quello il mio problema.

È diventata l’occasione per provarci. Cominciare il gioco dei dieci minuti.

Vero, quello dei dieci minuti è un gioco, ma non è un gioco come gli altri, è comunque qualcosa di serio, proprio perché mette in luce un meccanismo importante nella vita: il sapere reinventarsi, rinnovarsi, il saper accettare dei cambiamenti che appaiono inaspettati, imprevedibili, e ci si chiede perché a volte sia necessario affrontare determinate situazioni. Non si trovano le parole a volte, non si sa rispondere, bisogna solo trovare la forza di andare avanti. La protagonista di Per dieci minuti fa così. Agisce per non pensare, eppure non smette di pensare. Ma almeno incomincia a pensare nel modo diverso.

Alla vigilia di ogni nuovo anno spesso si fa un bilancio di come sia andato l’anno appena trascorso, si pensa a cosa sia andato bene e cosa sia andato male. Si collezionano momenti, situazioni, ricordi, a volte ci si meraviglia e ci si commuove, a volte ci si dispiace o si ha paura. Ogni anno sempre qualcosa di diverso, eppure ogni anno la stessa cosa. Forse l’augurio migliore che ciascuno potrebbe fare a se stesso è proprio quello dei dieci minuti, per trovare il coraggio di non annoiarsi mai, e vincere le proprie difficoltà, le proprie perplessità. In fondo, la vita ci insegna questo, che può essere tanto assurda quando qualcosa tocca a noi quanto assurda quando non tocca a noi.

Ripenso spesso all’esperimento di un anno fa.

E allora mi dico che, se nel mondo ci sono persone che suonano il violino, cambiano pannolini, girano video porno amatoriali, insegnano hip-hop, seminano e leggono Harry Potter, fra sette miliardi ce ne sarà almeno una che stava aspettando proprio me, nei dieci minuti in cui la incontrerò.

Buona lettura, e auguri di buon anno a tutti.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

 

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