Antoine de Saint-Exupéry, lo scrittore consapevolmente smarrito

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Il piccolo principe (1943), certo, chi non collegherebbe spontaneamente Antoine de Saint-Exupéry al principino che si ritrova a esplorare una dimensione non propriamente definita con uno spirito da bambino illuminato? Eppure lo scrittore francese, classe 1900, dalla scomparsa leggendaria e romantica per “cause indefinite” presso l’Île de Riou il 31 luglio 1944, è autore anche di altre opere, tra cui Volo di notte e Terra degli uomini. In tutti i suoi scritti una caratteristica è comune: da aviatore continuamente in viaggio per destinazioni lontane, traspare ovunque la voglia di spiegare razionalmente mondi caratterizzati da logiche loro, scenari talmente astratti con i loro personaggi e con abitudini da poter sembrare anni luci distanti dal pianeta Terra.

Eppure non è così, è solo un’illusione: tutto può sembrare misterioso o disperso eppure, se si guarda da vicino, qualunque versione di un concetto, anche la più astratta, si base su principi perfettamente razionali. Come la morte stessa di Saint-Exupèry, ogni cosa è permeata di infiniti punti diversi e non vi è mente che non pensi incessantemente proiettando quel flusso di pensieri su qualcosa di esterno. Tra le infinite idee e i miliardi di emozioni, però, è possibile constatare dei punti fermi, dei set point comuni a qualunque essere pensante, tipici cioè della perfetta unione del pensiero razionale e di quello creativo.

Alcuni di questi sono, per esempio, delle topiche che si trovano tra le pagine di Saint-Exupery come per esempio la crescita personale. Quanti autori ne hanno parlato, quante menti hanno tentato di inquadrare questo costrutto, definito poi come un processo di infinite combinazioni, partendo dall’evolversi di un fisico che, senza nemmeno rendersene conto, cresce e si sviluppa, fino a giungere ai pensieri relativi alla consapevolezza di questo processo?

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano

“Il mio disegno non era il disegno di un cappello”

Un altro punto fermo è l’incidente, tipico di Terra degli uomini (1939): itinerari progettati nei cieli del mondo e proiezioni mentali che vanno anche oltre. Sempre di viaggi si tratta, di godere di quanto il pianeta offre senza mancare di svoltare ogni angolo esistente, eppure quest’utopia resta pur sempre qualcosa che l’uomo ha in potenza ma per rendere il tutto realtà deve costruire, ingegnarsi per creare quei mezzi che siano in grado di portarlo lontano, altrove. Per definizione l’uomo non è perfetto; dunque, sia nella fase di ideazione che in quella di messa in atto, ci saranno sempre degli errori, accidentali o sistematici. Lo stesso Saint-Exupéry, analogamente ai suoi personaggi consapevolmente smarriti, spesso si descriveva come convalescente disperso in qualche angolo del mondo, con la certezza però che dovunque si trovasse ci fossero opportunità di scoperta. Perdersi e cogliere l’opportunità delle contingenze apparentemente erronee e captarne l’essenza, per trasformare un incidente in perlustrazione vantaggiosa:

Ciò che rende bello il deserto è che da qualche parte vi è nascosto un pozzo

Ovunque e all’incirca sempre in viaggio

Ovunque si precipiti e all’incirca sempre in qualsiasi luogo o spazio di qualsivoglia tempo, occorre capovolgere continuamente la prospettiva: ogni inquadratura è funzionale sul momento ed efficace proprio perché non la si ha compresa appieno, di seguito occorre proseguire e guardare altrove, puntare il dito lontano e proseguire esplorando angoli remoti. Il conosciuto e l’avanscoperta verso il nuovo, il mondo dagli scenari del Fanciullo pascoliano e all’unisono in successione l’essere scaraventato freneticamente in direzione del disequilibrio brillante di quella figura anonima laggiù sullo sfondo. Qualsiasi ombra ha un dettaglio luminoso, e da lì si deve partire. Saint-Exupery, come il Piccolo Principe ingenuo e allo stesso tempo acuto scopritore di sé e del metaforico mondo là intorno, si farà forza scoprendosi inizialmente solo (separazione dalla madre e morte del fratello nel 1917) e poi improvvisandosi scopritore estremo aperto a qualsiasi dimensione.

«È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi’ importante».

In ogni viaggio che si rispetti, occorre dimenticare che, per quando si parta soli, enti solipsistici non lo si è mai, perciò occorre sempre un personaggio secondario disposto a indicare la via o comunque ad accompagnare lungo il percorso, con segnaletiche chiare o con indicazioni dubbiose. La volpe e l’aereo sono quella possibilità di aiuto per chi desidera scoprire anche l’indefinito, perchè anche quando ci si ritrova soli in quella che pare una terra sconosciuta e mai esplorata dalla mente e dalle emozioni recondite, è lì che occorre non fermarsi. Un passo dopo l’altro, una manovra di seguito all’altra e si prosegue, e si vola. Avanti e su, sempre più avanti e sempre più su. In un percorso che, comunque si concluda, in maniera chiara o indefinita come quella di molte storie tragicomiche, si sarà disvelato in tutto il suo procedere  senza soste.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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