Henry Miller: la sregolatezza e la trasgressione del genio

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Anticipatore della Beat Generation, Henry Miller (New York, 26 dicembre 1891 – Pacific Palisades, 7 giugno 1980) è l’emblema dello spirito beat, di un rock che si fa letteratura spezzando i cardini dell’impianto moralista su cui si fondava la società americana. Cavalcando senza paura l’onda della rivoluzione sessuale, Miller costringe il lettore a uno scontro epico tra il suo retaggio culturale e la sua vera natura, tra i suoi “si deve” e suoi “vorrei”.

Quando si legge un libro come Tropico del Capricorno, solo per citarne uno, si viene travolti da ondate barbariche di flussi di coscienza. La vera forza di Miller è quella di non temere il giudizio altrui: prende il fucile, lo carica di vita e poi spara in faccia alla società. La sua verità di scrittura dipinge un disincantato ritratto della società americana e non solo. È come se Miller dicesse: «Ecco bellezza, questo è uno specchio e quello lì davanti sei tu».

La vita dello scrittore americano comincia un giorno di dicembre, nello specifico il 26, del 1891. L’animo irrequieto di Henry si manifesta già dai primi anni, abbandona ben presto l’università di cui non apprezza ambiente e metodi, e fugge con una donna di diciassette anni più grande di lui in giro per gli States e con la quale convolerà a nozze nel 1917. In quegli anni lo scrittore vivrà di lavori umili e di espedienti, ma al contempo scopre una viscerale passione per la scrittura. Quella voce interiore che gli gratta con le unghie sul petto, gli farà fare il grande salto portandolo a cimentarsi su un primo lavoro dal titolo Clipped Wings e poi ancora inventando un modo originale e coraggioso di pubblicizzarsi: gira per i bar e distribuisce i suoi mezzotints, foglietti letterari in cui Miller racconta storie di vita.

Dal film Henry & June (1990)

Qualche anno dopo, già con un matrimonio alle spalle, lo spregiudicato scrittore incontra June Mansfield, una graziosa ballerina, con la quale convolerà a nozze nel 1923. In questi anni Henry pubblica di tasca propria una raccolta in prosa, Mezzotints, dall’omonimo nome dei suo foglietti letterari, e nel ’28 si trasferisce a Parigi. Qui entra in contatto con Anaïs Nin, una controversa scrittrice di romanzi dal contenuto erotico. Dalle biografie, non tutte autorizzate, dello scrittore di Manhattan, ma poi documentate anche su diari di Anaïs, si parla della relazione fatta di delicati intrecci letterari e sessuali che coinvolgeranno non solo i due, ma anche la moglie di Miller, June. Da questo insolito menage a trois si costruiranno però alcuni degli scritti più interessanti della produzione letteraria dello scrittore statunitense, il quale si trovò a collaborare strettamente con l’affascinante Anaïs per lunghi anni.

In quegli anni scrive Tropico del Cancro (1933), Primavera nera (1936) e Tropico del Capricorno (1938), ma la dura morale degli Stati Uniti d’America vieta la loro libera circolazione e Miller è costretto ad introdurli clandestinamente.

Lo scrittore comincia a ricevere i primi riconoscimenti dal mondo della cultura. George Orwell disse di lui:

La mia opinione è che sia il solo scrittore in prosa che abbia immaginazione e valore, apparso negli ultimi anni tra i popoli di lingua inglese… Miller è uno scrittore fuori dell’ordinario, a cui val la pena di rivolgersi più a lungo che con un semplice sguardo… Uno che accetta passivamente il male, una sorta di Walt Whitman tra i cadaveri.

Henry Miller è stato un artista rivoluzionario. Uso la parola artista perché sono convinto che la letteratura per chi scrive seguendo le sole logiche dell’istinto possa tradursi in una straordinaria forma d’arte. Leggere Miller significa affrontare un viaggio in mare aperto, trovarsi su una barca in piena tempesta. Egli offre al lettore però una possibilità, quella di godersi il viaggio. Tuttavia, prima bisogna essere disposti a togliersi una corazza di dosso, quel mantello che portiamo sulle spalle, frutto della nostra educazione, della morale comune, degli insegnamenti su cosa è giusto e cosa è sbagliato. Occorre avere la volontà di guardare il racconto con occhio sgombro da sovrastrutture. Ecco, chi legge Miller deve avere la capacità di destrutturarsi fino a farsi atomo e vedere le cose con un occhio libero. Allora quel mare in tempesta non affonderà la vostra barca ma vi renderà alla fine del viaggio soltanto più ricchi e più liberi.

Anaïs Nin, Henry Miller, June Mansfield

Henry Miller si spense nel 1980 dopo una vita intensa e piena, con la p maiuscola. Il suo essere così visceralmente innamorato di essa lo ha reso libero dalla nostra più grande e irrisolta schiavitù: la paura di perderla.

Lungi dall’esprimere un giudizio sulla moralità di Miller, è interessante cogliere il suo contributo al modo di intendere la letteratura, al suo essere un uomo libero ancor prima che scrittore e ispiratore di tutta una generazione di innovatori che verranno negli anni successivi, il primo fra tutti Jack Kerouac.

Per chiudere mi piacerebbe lasciarvi con un estratto di poche righe, tratto da Tropico del Capricorno, che coglie perfettamente l’essenza di ciò che Henry Miller è stato. Un uomo che avuto il coraggio di farsi attraversare, e in alcuni casi intossicare, dalla vita.

Volevo essere quella notte che illuminava l’occhio senza rimorso, una notte trapunta di stelle e di traccianti comete. Appartenere a una notte così terribilmente tacita, così totalmente incomprensibile ed eloquente al tempo stesso. Mai più parlare o ascoltare o pensare… Essere umano solo terrestramente, come una pianta, un verme o un ruscello. Essere decomposto, destituito di pietra o di luce, variabile come la molecola, durevole come l’atomo, spietato come la terra medesima.

Stefano Mauro per MIfacciodiCultura

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