Un’identità violata: la “Natività” del Caravaggio

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Nativita_con_i_santi_Francesco_e_Lorenzo Un’ombra fitta di mistero si è posata come un telo, rimanendoci impressa, su di un’opera del Caravaggio ormai da più di quarant’anni.
È la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 quando due uomini entrano nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo e a colpi di rasoio e di taglierino tolgono dalla cornice alla Natività con San Lorenzo e San Francesco d’Assisi di Michelangelo Merisi.
L’opera risale al periodo siciliano dell’artista, quando Caravaggio, appena evaso da un carcere maltese e inseguito da una condanna a morte, soggiorna per qualche tempo in Sicilia realizzando il dipinto della Natività per l’oratorio palermitano.

Nella Natività ogni personaggio è colto in un atteggiamento spontaneo: San Giuseppe ci volge le spalle ed è avvolto in uno strano manto verde. Sicuramente molto giovane rispetto all’iconografia tradizionale, dialoga con un personaggio che si trova dietro la figura di Francesco d’Assisi, che alcuni critici pensano possa essere fra Leone.

La presenza di san Francesco è sicuramente un tributo all’oratorio, che all’epoca era passato alla Venerabile Compagnia a lui devota costituitasi già nel 1564.

La Madonna, qui con le sembianze di una donna comune (elemento cardine dell opera pittorica di Caravaggio) ha un aspetto estremamente malinconico, e forse già presagisce il destino del figlio, posto sopra un piccolo giaciglio di paglia. La testa del bue è chiaramente visibile, mentre l’asino si intravede appena. Proprio sopra il Bambino vi è infine un angelo planante, simbolo della gloria divina. Ciò che conferisce particolare drammaticità all’evento è il gioco di colori e luci che caratterizzano questa fase creativa del pittore

Ci sono però diverse versioni riguardanti quella notte e su quel furto.

Per Giovanni Brusca era stato commesso su commissione dei corleonesi, che poi avrebbero proposto la restituzione del dipinto in cambio di un alleggerimento del 41 bis, rifiutato dallo Stato. Per altri giace sepolto, come il tesoro di un faraone egizio, insieme al boss Gerlando Alberti. Per altri era invece in casa di Gaetano Badalamenti, mentre Gaspare Spatuzza riferisce che, affidato alla famiglia Pullarà, il dipinto sarebbe finito in una stalla dove sarebbe stato roso da porci e ratti.

Non mancano riferimenti a una sua distruzione durante il terremoto dell’Irpinia, giusto prima di essere venduto a un misterioso compratore inglese, o ricostruzioni più fantasiose che lo vorrebbero steso a mo’ di tappeto in casa di Totò Riina o appeso durante le riunioni delle cosche come simbolo di potere.
Fatto sta che il furto è – molto probabilmente – da imputare a una volontà mafiosa e che lo Stato, con più o meno informazioni, in quarantasei anni non è mai riuscito a recuperare l’opera. A tal proposito, vi consigliamo un bel libro che ricostruisce i due aspetti della cronaca del furto: Il Caravaggio rubato edito presso la Sellerio

Vi è da far presente che ora il mercato illegale di arte è secondo solamente al mercato della droga, ed anche se non siamo più in situazioni belliche, vi sono sempre più furti.

oratotio-san-lorenzoÈ qui che la tecnologia è venuta in aiuto alle persone che hanno il desiderio di veder ancora pieno quello spazio reso vuoto dal furto: Sky infatti ha collaborato con una società spagnola Factum Arte la quale, mediante l’utilizzo di tecniche di stampa di ultima generazione, è riuscita a clonare l’opera.

Installato il clone della Natività del Caravaggio, risposta alla brutalità e alla violenza di chi l’ha trafugato.

Così su Twitter il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Alla presentazione erano presenti anche il questore Guido Longo, il rettore dell’Università Fabrizio Micari, l’arcivescovo Corrado Lorefice, il governatore della Regione Siciliana Rosario Crocetta e il commissario di Stato Carmelo Aronica.

Sicuramente è stata una grande idea e bisogna lodare Sky che ha deciso di investire per la realizzazione di un clone in un epoca in cui si tralascia l’arte: ma clonare questa opera d’arte non è stato farle perdere la sua entità?

Personalmente penso che la tecnologia debba aiutare a diffondere le arti ma non può sostituirsi ad essa: sarebbe stato più suggestivo lasciare lo spazio vuoto affinché il visitatore dell’ oratorio potesse abbandonarsi al mistero della storia.

È affascinante pensare che tutto questo mistero si sia appoggiato sull’opera del pittore forse più enigmatico rissoso e tormentato del panorama italiano: è proprio vero che il quadro riflette l’essenza del suo pittore.

Gianmaria Turco per 9ArtCorsoComo9

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