Lezioni d’Arte – La Natività a lume di candela di Georges de la Tour

Una Natività semplice e quotidiana quella di Georges de la Tour

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Adorazione dei pastori, dettaglio

Forse in pochi conosceranno il pittore francese quasi dimenticato Georges de La Tour (Vic-sur-Seille, 1593 – Lunéville, 1652), attivo in Lorena, le cui opere oggi sono conservate in maggioranza al Musée du Louvre. Il suo caratteraccio ha rilegato per molto tempo il suo nome nell’oblio, testimoni del tempo lo ricordano come una persona arrogante, altezzosa e avara. La riscoperta della sua arte si deve al direttore del Kaiser Friedrich Museum di Berlino, Hermann Voss.

Qualcuno ha azzardato nel definirlo “il Caravaggio francese” per i punti di contatto dei due artisti. De la Tour è, infatti, un abile pittore del chiaro scuro e della luce del lume di candela. Può essere considerato il suo marchio di fabbrica, quella luce soffusa proveniente da una candela che illumina i dettagli giusti evidenziando elementi chiave per la narrazione della scena. I suoi notturni, definiamoli così, a carattere sacro sono tra le sue opere più belle. Il suo caravaggismo lo porta ad un’attenzione per i particolari realistici e all’immersione della scena in un attimo di vita quotidiana. Le scene tratte dalle sacre scritture sono narrate in luoghi e modi molto semplici, come se avvenissero ai giorni del pittore. Maria, san Giuseppe, Cristo nei dipinti di Georges de La Tour sono personaggi comuni che non hanno nulla di sacro a distinguerli, se non la potenza della luce.
La luce è l’unico elemento divino.

Il neonato, 1648

Nell’adorazione dei pastori (immagine di copertina) il Bambino Gesù appena nato è inondato dal bagliore, adorato mentre dorme sulla paglia, avvolto nelle bende come in un sudario, una posizione che sembra già prefigurare il suo destino. Un agnellino, portato da un pastore, lo osserva da vicino. Quello che mette in scena Georges de La Tour è un’adorazione dei pastori contemporanea, umile, ambientata nella Lorena del ‘600.
I pastori sono semplici contadini che non portano come dono oro, incenso e mirra ma un piatto caldo, un flauto e l’animale. Tra loro anche una donna. I tre osservano il bambino con sguardo dolce di riverenza. L’uomo al centro fa segno anche di togliersi il cappello.

L’abile artista non dimentica di sottolineare ogni dettaglio realistico, non solo la resa degli oggetti ma anche i loro abiti, tutto serve a catapultare l’evento nel presente. Cristo nasce umile, tra gli umili. È come se fosse nato oggi, per Georges de La tour, a ricordarci la sua venuta quotidiana. Ai lati del dipinto, a fare da cornice a questi personaggi, ci sono le figure più importanti che completano la Sacra Famiglia. Da un lato Maria, pensierosa, l’unica a tenere le mani libere in preghiera. Il suo sguardo che va oltre ci indica il destino e il sacrificio di Cristo. Giuseppe è ritratto come un padre affettuoso, la guida a cui spetta il compito di proteggere la candela, unica fonte di luce.

San Giuseppe il falegname, 1642

Quel gesto caratteristico, di una mano che protegge il lume, ritorna spesso nelle scene a tema sacro di De La Tour. Lo ritroviamo in una Natività tutta al femminile, con il bambino avvolto nelle stesse fasce, dormiente in braccio a sua madre, protetto questa volta dallo sguardo di Sant’Anna, madre della Vergine Maria. Infine, l’artista racconta anche un momento successivo. Se alla Nascita era Giuseppe a vegliare sulla candela, qualche anno più tardi sarà quel bambino cresciuto a proteggerla, vegliando sul lavoro del padre. Nella meravigliosa opera San Giuseppe il falegname il pittore ci racconta di un momento intimo, seppur quotidiano, tra un padre e un figlio, semplici ed umili durante un momento di lavoro. Gli strumenti, il ricciolo del legno, i chiodi, sono illuminati in modo caravaggesco, oggetti quotidiani della fatica ma anche simboli divini, prefigurazione della Crocifissione.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura  

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