L’autentico significato del Natale? Le lucine delle decorazioni, naturalmente

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Quando dite qualcosa, assicuratevi di averla detta. Così David Ogilvy, pubblicitario statunitense: il quale, probabilmente, pur consapevole della complessità e dell’ampiezza di quanto andava enunciando, tutto aveva in mente ma non di produrre una riflessione sul significato del Natale.

Eppure, in questo 2018 non ci viene in mente nulla di più appropriato per una riflessione su questo significato, talmente semplice, evidente, palese, che non se ne trova mai o quasi una definizione calzante, qualcosa che non sia un cliché, una ripetizione di concetti che non trovano applicazione nella realtà quotidiana e contingente: se addirittura non viene neppure data, questa definizione, e la frase rimane così, monca. Sospesa come un’esistenza nel segno dell’incertezza. Il significato del Natale, così, tra il sottinteso e lo scontato, tra Babbo Natale e natività, tra sol invictus e compleanno di Newton. Spesso accompagnata, questa locuzione, da qualche aggettivo, così, per buona misura: autentico, tra i più gettonati, non passa mai di moda. Come le bibite gassate ed il consumismo, e la querelle tra pandoro e panettone e i canditi.

In verità, non abbiamo neppure la più lontana intenzione di tentare di darlo noi, un significato alla locuzione Il significato del Natale: il quale, così come i Classici della Letteratura vengono sempre riletti e mai letti, viene di solito riscoperto, come se fosse esistita una quale epoca in cui esso era acclarato. Nonostante la miriade di parole sul Natale, e di opere sul Natale, in tutti rami dello scibile umano e tutte le manifestazioni artistiche, dalla prima ad oltre la settima arte, a noi la definizione sfugge, si fa d’ombra, la matassa si ingarbuglia. Significante e significato divergono, e non ci bastano Dickens e Disney, Charles Bukowski e Joseph Conrad e Chesterton, Frank Capra e Bill Murray (per tacer di Una poltrona per due), o Italo Calvino ed il Natale di Marcovaldo, o Gianni Rodari e il Grinch – e quant’altri, l’elenco continua ad libitum e a piacere. Un elenco bellissimo, e completamente insensato, quantitativo come solo l’oggi sa essere. Che non ci fa trovare la formula, «la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca: codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».

Allora l’unico tentativo che possiamo fare, per riscoprire questo autentico significato del Natale è per antitesi, per sottrazione ci dovrebbe emergere, come il Mosè dal marmo, che era lì, e doveva solo arrivare un Michelangelo a togliere il di più. Per negazione, come tutta la nostra generazione in fondo, la generazione del no e del senza. Non sono Natale: i millecento morti sul lavoro, i 2.300 migranti annegati, la gente buttata in strada, i dodicenni che uccidono i clochard per noia, gli oltre cento femminicidi, i bambini marchiati ai confini, confini di cosa poi, i muri, le mutilazioni genitali, le spose bambine, l’odio riversato su ONG, cooperanti, volontari, la verità e il bene che indignano, gli sporca lesbica ed i lurido frocio, i summit sul riscaldamento globale, la prossima estinzione di ogni vita animale che non sia destinata al consumo umano, l’odio per la cultura, la ricerca costante di capri espiatori, la tortura, la censura, gli stupri, la reintroduzione dello schiavismo, la ricostituzione dei partiti nazisti e fascisti, le menzogne elettorali, gli analfabeti funzionali, il nuovo apartheid che parte dagli asili nido, la negazione delle culture diverse, il precariato a vita, il mobbing, gli haters, la vivisezione, gli abusi di potere, le fake news, gli influencer, la trap e chi la vorrebbe eliminare a forza, le battute su Auschwitz, l’odio per la cultura, i vecchi, i bambini, i poveri, la lotta ai poveri anziché alla povertà. Piuttosto palesemente, un simile status quo determina che, in sostanza, quando parliamo del significato del Natale, in realtà non stiamo dicendo nulla: Ogilvy docet.

Il Natale di Leo Ortolani

Nel 1984 la Band Aid di Bob Geldof compiva un’operazione di solidarietà senza precedenti, e usciva con il singolo Do They Know It’s Christmas, la canzone solidale forse più bella e spontanea, ma sicuramente più ingenua di tutti i tempi, perché la risposta, ancora oggi, è naturalmente “no”. Non lo sapevano, non o sanno, non lo sappiamo che è Natale, e men che meno il significato del Natale. Fermo restando che potremmo togliere tutto quanto sopra, e quello che la coscienza vi ispira di aggiungere, ed ecco emergere il Natale. «Una buona coscienza è un Natale perenne», disse Benjamin Franklin, dal che se ne ricava che non è mai Natale, altro che tre volte l’anno, caro Lucio.

Tra un Buon Natale e l’altro, ha detto Luciano de Crescenzo, senza accorgersene passa la vita: così, anche ad interrogarsi sul significato del Natale, da un anno all’altro, con il Natale anche nello Yemen e in Siria e in Congo. Senza speranza, anche se ci piace un sacco Happy Christmas di Lennon, war is NOT over. Ma chiedendo del significato del Natale, una persona sorprendentemente sensibile e acuta ci ha detto che sono le lucine. Lasciandoci basiti, per un momento. Ma è così.

Il significato del Natale sono le lucine.

Quelle piccole. Bianche. Veramente piccole. Eppure potentissime. Stelle in miniatura.

Una metafora straordinaria.

Perché, come dice Leo Ortolani, anche una luce minuscola ha un potere immenso: perché nel buio più profondo, anche la luce più piccola può esser vista. Da lontano. E da tutti.

Almeno, così speriamo.

Ho ho ho.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

 

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