I Grandi Classici – “Il Grinch”, classico del Natale brutto e squallido, ma di successo

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A pensarla viene male

Questa storia di Natale

Senza trama, alquanto insulsa

Causa un senso di ripulsa.

I Grandi Classici – Il Grinch, classico del Natale brutto e squallido, ma di successoSiccome la vita spesso non è propriamente vera, ma è sufficiente che sia verosimile, capita che per attraversarla con successo non sia necessario avere talento e creatività: è sufficiente ritenere di possedere questi doni. Dopodiché, in ossequio a quanto ben sintetizzato da Goebbels, basta ripetere un numero sufficiente di volte una cosa perché venga ritenuta vera dalle masse: ecco spiegati una caterva di fenomeni senza alcun fondamento logico, tra cui il successo planetario de Il Grinch.

Il quale Grinch, come ben sappiamo, è il titolo di un libro, e suo protagonista, per bambini: autore, tale Dr. Seuss, al secolo Theodor Seuss Geisel (Springfield, 2 marzo 1904 – La Jolla, 24 settembre 1991): caliamo il classico velo sulla scelta del signor Geisel per il proprio pseudonimo, non volendo qui indagare cosa spinga una persona a farsi chiamare con un titolo accademico/scolastico nel momento in cui decide di diventare scrittore per l’infanzia: cosa avremmo pensato di un Geometra Collodi, del Ragionier Baum, del Perito Industriale Carroll? Comunque, Seuss fu autore di grande successo, che scrisse qualcosa come una sessantina di libri per bambini, i quali ottennero un successo tale che tuttora i diritti d’autore fruttano agli eredi qualcosa come 15 milioni di dollari l’anno.

Nondimeno, Il Grinch è un libro brutto.

Come brutti sono gli altri libri del Dr. Seuss, da L’uovo di Ortone a Il Gatto Col Cappello (ma senza stivali…), da Prosciutto e uova verdi a Gli Snicci e altre storie. Il Grinch, che vuole essere una fiaba edificante sul Natale, è obiettivamente il peggiore in assoluto, pervaso di quel sentimento che hanno moltissimi adulti per il quale un libro, essendo destinato ai ragazzi, può essere piatto, senza trama, banale, prevedibile ed intriso di una struttura linguistica senza capo né coda.

Un esempio concreto? Il Grinch è scritto come al nostro incipit, in rima, e in particolare secondo lo schema della rima baciata a caso, ossia secondo lo schema adottato anche da grandi poeti quali il Pascoli, AA BB CC DD e così via: solo che questo viene mantenuto fintanto che è possibile o non costa troppa fatica, altrimenti che fa? Si cambia e via, senza riguardo alcuno né per la rima né per il lettore.

I Grandi Classici – Il Grinch, classico del Natale brutto e squallido, ma di successoLa storia si svolge in un paese immaginifico chiamato Chi-Non-So, popolato da individui detti Non-So-Chi, verdognoli e dalla forma di girini antropomorfi o piuttosto a delle colate nasali di secrezioni mucose verdastre, buoni come il pan di zenzero; ai margini della società di costoro, evidentemente alieni ma amanti del Natale, vive un Non-So-Chi cattivo, che senza alcun motivo apparente il Natale lo odia e pertanto decide di rovinare la festa ai compaesani. A questo punto, subentrano due genialate: una, che il Natale viene rovinato dal Grinch mediante il furto di tutti gli addobbi, regali e leccornìe, dopo una riflessione trentennale su come combinare questo brillante dispetto, e due, che siccome i Non-So-Chi non fanno una piega ma sono felicissimi lo stesso, il Grinch in 0.2 diventa buono, capisce il vero senso del Natale e restituisce tutto, anzi, si unisce alla festa.

Nessun intreccio, nessuna trama, nessuna introspezione psicologica, nessun creazione linguistica degna di nota (i Non-So-Chi hanno tutto uguale ai “terrestri”, tranne qualcosa a caso quando la rima vien facile), una morale preconfezionata che sa di plastica e merluzzo surgelato. E anche disegni, dell’autore, francamente brutti: questo, in buona sostanza, il senso del Grinch, che un senso non ce l’ha. Meno ancora avrebbe avuto tradurre una storia pressoché inesistente ed inconsistente in film, e naturalmente il film è stato fatto. Pensiamo infatti alla pellicola del 2000 diretta da Ron Howard con Jim Carrey nella parte del Grinch, assolutamente credibile e perfettamente inserito nello spirito del personaggio (ma resta il fatto che Carrey ha interpretato soltanto due film buoni in tutta la carriera: il bel thriller 23 ed il geniale The Truman Show).

grinch-3Eppure, contro ogni logica ed evidenza, Il Grinch è diventato un successo tale da essere considerato un classico del Natale, soprattutto nei paesi di lingua anglosassone. Proprio quest’ultimo aspetto ci rende impossibile un rapido paragone col classico Natalizio per eccellenza, quel Canto di Natale di Charles Dickens che ha un solido impianto narrativo, personaggi ben delineati sia fisicamente che psicologicamente, una trama con alcune sottotrame, una varietà linguistica fuori dal comune, humour, allegorie. In realtà, semplicemente è impossibile, o sarebbe davvero maramaldesco, paragonare seriamente Dr. Suess a Dickens, e il Grinch ad Ebenezer Scrooge.

Nemmeno nel finale edificante possiamo trovare un metro di paragone: perché se nel piattume del personaggio caccolamorfo del Dr. Seuss il ravvedimento operoso è piattamente sincero, il buon Ebenezer di Scrooge dà da pensare anche quando decide di cambiare vita. Come un vero mercante, Scrooge si ravvede per un fine utilitaristico e non già per questioni morali: solo quando sente il calore delle fiamme dell’Inferno l’avaro di Dickens di adatta al senso del Natale, ma senza capirlo.

Ebenezer Scrooge, uno di noi; tre milioni di buu al Grinch.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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