La Natività nella storia dell’arte: tra simboli ed iconografia

Natale & Arte

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La Natività nella storia dell’arte: tra simboli ed iconografia

La scena della Natività di Gesù, nella storia dell’arte, è quella più dolce e tenera, più densa di significati e simboli iconografici. Tanti pittori dal Medioevo al Rinascimento, dal Barocco all’arte contemporanea, si sono cimentati nel delicatissimo tema creando dei veri e propri capolavori senza tempo.

La Natività della Cappella Palatina

Tra le prime rappresentazioni, si data la Natività della Cappella Palatina di Palermo, gioiello di Palazzo dei Normanni, voluta da Ruggero II e costruita a partire dal 1129. Nel prezioso mosaico, di gusto spiccatamente bizantino, Maria è posta al centro della scena, quale luce del mondo, mentre depone il Bambino nella mangiatoia. Il piccolo è avvolto in delle bende, prefigurazione della sua futura passione ma anche della Resurrezione.

La Natività di Giotto

Nel periodo medievale è sicuramente Giotto il protagonista con la sua Natività, databile tra il 1303 ed il 1305 circa e facente parte del ciclo pittorico della Cappella degli Scrovegni di Padova. In un paesaggio scarno e roccioso, sotto un’umile copertura di legno, Maria distesa depone il bambino in fasce nella mangiatoia, dove fanno capolino il bue e l’asinello. L’armoniosa scena del prodigioso evento è impreziosita dal cielo blu, come il manto della Madonna.

Gentile da Fabriano, La Madonna dell’Umiltà

Tra il 1420 ed il 1423, Gentile da Fabriano dipingeva la Madonna dell’Umiltà, una piccola tempera su tavola che attualmente si trova nel Museo Nazionale di San Matteo a Pisa. “Umiltà” perché Maria è seduta in terra, su un cuscino mentre tiene sulle ginocchia Gesù che, con dolcezza, afferra l’orlo dorato del suo vestito per avvicinarla a se. Fulcro dell’opera è il rapporto amorevole e misterioso tra la Madre ed il Figlio.

Tra le più suggestive ed emozionanti c’è la Natività di Lorenzo Costa (immagine di copertina), artista della scuola ferrarese e della Scuola di Mantova del Cinquecento. Una scena semplice e malinconia dove Maria e Giuseppe contemplano e adorano il piccolo Bambino che giace, dormendo, su un letto di rami intrecciati coperto con un panno bianco, entrambi prefigurazione della Passione poiché simboleggiano la corona di spine ed il sudario.

Caravaggio, Adorazione dei pastori

Il tema della Madonna dell’Umiltà, così caro agli ordini mendicanti, fu dipinto anche dal famoso Michelangelo Merisi da CaravaggioL’adorazione dei pastori è stata creata dal pittore lombardo nella città di Messina nel 1609 ed attualmente si trova in una delle sale del Museo Regionale di Messina. La tela è caratterizzata da una tavolozza dai toni bruni e terrosi è ravvivata solamente da toni rossi, arancioni e bianchi e appare quasi monocroma. Presenta la Madonna distesa per terra, secondo l’iconografia della Madonna dell’Umiltà. Lo storico messinese Virgilio Saccà, nel 1908, spiegò che:

La figura di Maria, molto ignobilmente messa per terra, suscitò le ire dei più. La vollero molti credere una stravaganza del pittore quando invece quella figura lì, stanca e stesa sulla paglia, col bambinello tra le braccia, rende tutto il grande poema della maternità.

Maria è distesa per terra nella povera e scarna capanna, tiene tra le braccia con il più dolce degli abbracci Gesù Bambino che dorme avvolto in un piccolo lenzuolo bianco. Assistono alla scena tre umili pastori che si inginocchiano innanzi per rendere omaggio e San Giuseppe. Negli occhi dei pastori lo stupore, l’invito all’adorazione. In primo piano a sinistra si nota quella che Roberto Longhi definì «una specie di natura morta dei poveri» con «tovagliolo, pagnotta e pialla da falegname, in tre toni di bianco, bruno e nero» che «restringe a un’essenza disperata».

La Natività di Caravaggio

Caravaggio dipinse anche un’altra Natività per l’Oratorio di San Lorenzo di Palermo. Nel dipinto, il pittore riprese l’idea di Messina della Madonna dell’Umiltà con alcune variazioni: la giovane Madre si solleva da terra e si appoggia ad un ripiano per guardare con amore il Bambino. L’opera fu, purtroppo, trafugata nella notte tra il  17 ed il 18 ottobre del 1969, dall’oratorio in cui si trovava, e  non fu mai più recuperata.

La nascita, gli occhi meravigliati dei pastori, lo sguardo di Maria verso suo figlio ed il loro indissolubile legame rappresentano il momento più significativo ed autentico del Natale, lontano da regali, consumismo, mega cenoni. Semplicemente nascere e rinascere, farsi portatori di luce, sempre.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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