Attentato Strasburgo. Il sogno infranto di Antonio Megalizzi

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Vorrei condividere soltanto un pensiero, una riflessione su quanto è successo. Magari anche ingenuamente, ma ci sono notizie di cronaca, come questa, che lasciano profonda tristezza con sé e non si può rimanere indifferenti, specialmente se giovani e speranzosi in qualche futuro.

Antonio Megalizzi non è sopravvissuto all’attentato di Strasburgo di pochi giorni fa, dopo che un presunto terrorista ha sparato sulla folla durante i mercatini di Natale nel centro storico. Sono stati pochi minuti fatali e Antonio si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Chissà se ha avuto tempo di pensare a qualcosa, se ha fatto in tempo a formulare un solo grido di paura o una preghiera. Non sappiamo altro se non il fatto che purtroppo le sue condizioni di salute sono apparse gravissime sin da subito, e ieri è giunta ai microfoni la notizia della sua morte, a causa di un proiettile che ha colpito la spina dorsale e aveva giudicato il ragazzo inoperabile.

Su tutti i giornali si legge come Antonio fosse stato appassionato di politica, di Unione Europea, di giornalismo, di inchieste. Infatti, dopo studi di Comunicazione e di Relazioni internazionali, si era iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, e da qualche tempo lavorava per Europhonica, ovvero un format, all’interno di RadUni, ideato e realizzato da redattori provenienti da diverse radio universitarie italiane, che collaborano con altre redazioni di differenti paesi europei. Antonio da qualche tempo seguiva i lavori presso il Parlamento Europeo, e durante quel giorno fatale, pochissimo tempo prima dell’attentato, infatti era stato proprio lì per alcune interviste.

Insomma, nonostante la maggioranza di noi non abbia conosciuto Antonio Megalizzi di persona, ciò non toglie il dispiacere per una notizia di questo genere, pensando al semplice fatto che non c’è più un ragazzo che nutriva speranza e passione per il proprio futuro e per quello degli altri. Un ragazzo che, da quanto si legge, aveva sete di progetti da condividere, riguardanti il mondo del giornalismo e della radio, quindi due potenti mezzi di comunicazione capaci di far connettere reti giovanili, paesi diversi, idee diverse, capaci di mettere in piedi una costruzione migliore per la nostra vita.

L’attentare Cherik Chekatt non sapeva chi aveva davanti mentre sparava. Questa è la cosa più grave. Non sapeva che davanti a sé in quel momento si trovava un giovane professionista che con le parole e il pensiero critico voleva cambiare le cose, come solo l’etica e il desiderio della buona informazione possono trasmettere. A soli ventinove anni, Antonio si sarebbe meritato di continuare il proprio lavoro, una professione tanto difficile quanto nobile, sicuramente meritata e svolta con grande vitalità. Perché certe cose si vedono dagli occhi, e agli occhi dei suoi amici, evidentemente Antonio era proprio così. Altrimenti non gli avrebbero dedicato questa lettera (qui sotto), affissa al numero civico di Trento, dove abitava con la sua famiglia.

Se potessi fermare il tempo lo farei per te amico mio, perché i tuoi momenti più belli regalassero ancora ai tuoi giorni una gioia sempre viva. Se potessi prendere un arcobaleno lo farei proprio per te. E condividerei con te la sua bellezza, nei giorni in cui tu fossi malinconico. Se potessi costruire una montagna, potresti considerarla di tua piena proprietà; un posto dove trovare serenità, un posto dove stare da soli e condividere i sorrisi e le lacrime della vita. Se potessi prendere i tuoi problemi li lancerei nel mare e farei in modo che si sciolgano come il sale. Ma adesso sto trovando tutte queste cose improponibili per me, non posso fermare il tempo, costruire una montagna, o prendere un arcobaleno luminoso da regalarti. Ma lasciami essere ciò che so essere di più: semplicemente un amico.

Una lettera di vicinanza e di amicizia che tanto ricorda le parole sull’amicizia attribuite al poeta Borges. E se Antonio ce l’avesse fatta, sicuramente gliele avrebbero dedicate, per rimarcare l’importanza dei suoi sogni.

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita, 
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, 
però posso ascoltarli e dividerli con te. 
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro, 
però quando serve starò vicino a te. 
Non posso evitarti di precipitare, 
solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada. 
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei, 
però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita,

mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo,
non sei né in testa né alla fine della lista.
Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista.
Basta che tu mi voglia come amico.
Poi ho capito che siamo veramente amici.
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico:
ho pregato e ho ringraziato Dio per te.
Grazie per essermi amico.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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