“Emma” di Jane Austen: storia di un’anti-eroina moderna

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Emma di Jane Austen: storia di un’anti-eroina moderna

img16 (2)Emma, pubblicato il 23 dicembre 1815, è il quarto manoscritto di Jane Austen ed ultimo ad essere stato pubblicato durante la breve e mite vita dell’immortale scrittrice inglese. È l’unico tra i romanzi della Austen in cui il titolo dell’opera coincide con il nome della protagonista: se nei suoi altri scritti, il tema centrale è il matrimonio, nel suo quarto romanzo il perno attorno a cui si svolge tutta l’opera è proprio la protagonista.

Emma è un’anti-eroina, l’unica tra le creazioni della Austen. Si discosta tanto dai suoi personaggi classici, che l’autrice prima di iniziare la stesura del libro scriverà: «Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa».

Emma è una giovane, bella, intelligente e ricca ragazza della campagna inglese di metà ‘700. Rispetto a Fanny Pearce o Elisabeth Bennet, ella non è povera né afflitta da ristrettezze economiche. Perché se è vero che «È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie», Emma non ha bisogno di sposarsi, non deve elevare il suo status sociale e sopratutto non dipende da un marito. È qui che viene a mancare il topos letterario del matrimonio, tanto caro alla Austen: è la giovane il punto focale, lei e i fraintendimenti.

Il personaggio di Emma si ispira al Quixotic Novel, genere letterario molto frequente nel Settecento,a sua volta ispirato dal romanzo The Female Quixote (1752) della scrittrice Charlotte Ramsay Lennox: la giovane donna protagonista della vicenda ha una visione distorta della realtà che la porta a commettere degli errori di valutazione, intessendo una trama di fraintendimenti ed equivoci, sciolti dall’eroe maschile redentore della fanciulla. La Austen, con la sua raffinata ironia ed arguzia, ripropone questo genere e i fraintendimenti sono così numerosi e così portanti nella trama, che diventano essi stessi protagonisti. Emma diventa commedia degli equivoci, un vero e proprio labirinto che nulla ha da invidiare alla Commedia degli errori e alla Dodicesima notte del Bardo, o a L’importanza di chiamarsi Ernest dell’irlandese Wilde.

img14 (3)La trama: la banale e noiosa vita della campagna inglese, così severa ed austera, restrittiva nel pudore e nella morale, vive nuova vita e si anima grazie ad Emma, una ragazza di ventun’anni che si rifiuta di sposarsi, preferendo la condizione di ricca zitella, e che addirittura, forse un po’ per noia e un po’ per senso di solitudine, cerca di combinare i più improbabili tra matrimoni, tra tutti e per tutti, eccetto per se stessa.

Jane Austen ha sempre dimostrato un gran talento nel criticare, sempre in modo ironico, i suoi personaggi. Prime fra tutte le sue protagoniste. Emma ne rappresenta il più alto esempio: se l’Elizabeth di Orgoglio e pregiudizio ritorna sui suoi passi ed ammette l’errore di valutazione nei confronti di Darcy, la ricca ereditiera mantiene sempre la sua grazia civettuola, al limite della superficialità, senza mai approdare ad alcun innalzamento morale.

Nonostante ciò che è stato detto finora, la Austen non sarebbe tale senza il tanto agognato matrimonio finale della protagonista. Neanche Emma ne è esente e il suo matrimonio con Mr. Knightley tuttavia non sembra essere dettato dalla passione, quanto da una presa di coscienza dell’innalzamento sociale che potrà avere. Essere una moglie in questo caso non lederà la sua libertà di donna: Emma è sempre la stessa, dall’inizio fino alla fine del romanzo, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Nel 1996 da romanzo è stato tratto l’omonimo film sotto la regia di Douglas Mcgrath e con protagonisti Gwyneth Paltrow e Jeremy Northam.

 

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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