#1B1W – “Ubik”, Dick e la sua allucinata e anarchica fantascienza

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#1B1W – Ubik, Dick e la sua allucinata e anarchica fantascienza

Philip K. Dick è tra i più importanti autori americani del secondo dopoguerra e tra i nomi più noti tra gli scrittori di fantascienza del secolo scorso. Precursore del cyberpunk, ha influenzato la produzione di quella che consideriamo la moderna science fiction dai libri al grande schermo, autore di libri cult da cui sono stati tratti film altrettanto cult come per esempio Blade Runner (tratto dal libro Il cacciatore di androidi del 1968) di Ridley Scott e Minority Report (tratto dal racconto Rapporto di minoranza presente nel libro Le presenze invisibili del 1987) di Steven Spielberg. Ubik è un classico di questo genere ed è considerato uno dei suoi migliori romanzi. Pubblicato per la prima volta nel 1969, in Italia edito da Fanucci.

Philip K. Dick, 1982, ph Tom Simpson

Ubik ci immerge in un 1990 immaginario, dove la tecnologia è decisamente futuristica e l’uomo vive sia su Luna che su Marte. Il proprietario di un’agenzia di prudenza, Runcipiter, chiede consigli commerciali alla sua quasi defunta moglie Ella, mantenuta in semi vita un centro svizzero: la concorrenza aziendale è talmente spietata che le industrie fanno uso di mentalisti, persone con doti precognitive in grado di leggere nella mente o vedere il futuro. Runcipiter nella sua agenzia si serve di anti-talenti per deviare queste capacità. Nel frattempo Joe Chip, suo reclutatore di anti-veggenti conosce la misteriosa Pat, che ha un dono fuori dal comune, quello di modificare il passato. Una grossa opportunità di lavoro porterà Runcipiter, Chip e i loro collaboratori su Luna, dove subiranno l’attacco di una bomba, nel quale il capo perderà la vita.
Da questo incipit inizia l’allucinata storia di Ubik, dove si viaggia attraverso regressioni temporali e ci si imbatte nel miracoloso Ubik, in una narrazione in cui illusione e realtà si fondono.

Il libro appare come una denuncia chiara del capitalismo: il romanzo intero diventa analogia di quanto gli oggetti ci posseggano. Anticipando di gran lunga i tempi e immaginando il consumismo moderno, critica l’ossessione dell’avere, ossessione che va a braccetto con il vile denaro: nel romanzo si paga persino la porta di casa per uscire, dicendo, tra le righe, che senza moneta non può fare nulla. Un futuro spaventoso dove chi non ha non è niente, in assoluto. Questo legame con il materialismo lo abbiamo anche quando gli oggetti che popolano il mondo iniziano a regredire: Ubik è una metafora della costante decadenza moderna, tutto si dissolve e si distrugge in maniera così veloce da essere opprimente come se fosse un incubo.
La denuncia sociale è alternata ad uno black humor brillante e pungente, che colpisce il lettore e fa riflettere sulla moltitudine di temi che la storia ci propone.

Estratto da Ubik

Un altro tema centrale del libro è il dualismo tra la vita e la morte, che ci accompagna dall’inizio della storia. La morte vista come negazione e l’attaccamento morboso alla vita sono messaggi veicolati da apparecchi in grado di conservare le persone in una sorta di semi-vita. Tale prolungamento dell’esistenza è una vita a metà, che lascia le persone in un limbo: non è una prospettiva di vita eterna, ma piuttosto un modo per placare l’animo di chi resta, non pronto a separarsi dalla persona cara.

La fantascienza di Dick è una fantascienza che abbatte i muri tra reale e immaginario, come afferma lo stesso autore, poiché i suoi romanzi sono veri, ricostruiscono la realtà creandone inconsuete visioni. Spesso il suo stile, come in questo caso, è legato all’ambiguità creata dal dualismo immaginario-reale, dove ciò che è vero diventa difficile da capire persino per i lettori. L’intricato intreccio creato dall’autore porta durante la lettura a uno stato di confusione per chi legge: è una questione di percezione, dove crollano le certezze e l’illusione traccia una linea sottile tra vite e morte, o quasi vita, appunto.

La vera domanda che però  ci trasciniamo per tutto il racconto, sin dalla prima pagina, è: cos’è Ubik? Ubik è ovunque nella storia e lo percepiamo da ogni capitolo che esordisce con uno spot pubblicitario sul portentoso spray, incredibile prodotto commerciale in grado di aggiustare tutto e rendere tutto migliore. Ma Ubik non è solo questo. Nel corso della storia pian piano intuiamo che è tutto o niente, è la componente stessa dell’universo, è l’ammissione dell’esistenza di un’entità suprema. Ubik è ubique, è ovunque e in qualsiasi momento.

Per la sua unicità, il romanzo ha ispirato due romanzi a esso successivi: Amnesia Moon di Jonathan Lethem e Cherudek di Valerio Evangelisti, entrambi che parlano di universi paralleli allucinati e dell’illusione della realtà.
Il libro di Dick può considerarsi anche ispirato in parte al capolavoro di Agatha Christie Dieci piccoli indiani: i personaggi di Dick, nel corso della storia, muoiono uno dopo l’altro misteriosamente, come accade nel libro della Christie, dando così l’impressione che l’autore abbia preso ispirazione a uno dei gialli più belli della storia.

Ubik è un thriller fantascientifico e anarchico che inquieta e sbalordisce per quanto sia moderno e attuale, visionario e psichedelico, spaventoso e sorprendente al tempo stesso. Da leggere per prendere ispirazione dal futuro, per migliorare il nostro presente.

Giorgia Chiaro per MIfacciodiCultura

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