Tra tragedia e caccia alle streghe: Sfera Ebbasta, Corinaldo ed il non sequitur

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Campionessa muore per Iphone. Irina Rybnikova è morta a 15 anni. Fulminata dall’Iphone. Era una campionessa di pancrazio, che è una disciplina di lotta risalente all’antica Grecia. Veramente, volevamo davvero scrivere un editoriale che risultasse serio e ragionevole sui tragici fatti della discoteca di Corinaldo, nei quali hanno perso la vita sei persone. Lo volevamo sinceramente,  fare un’analisi seria dei fatti e delle reazioni: gli  immancabili servizi di pornografia del dolore, le reazioni scomposte di coloro che anelano sia colpa del trapper

Il “trapper” Sfera Ebbasta

Sfera Ebbasta, coi suoi testi violenti e orrendi. Un commento all’assurdità di quelli che pensano che i giovani morti “se la siano cercata”, perché volevano sentire un cantante che è il Male, addirittura, un de profundis alla logica e all’umanità, alla comprensione del disagio giovanile, al fatto che questa cosiddetta musica trap è un sintomo di disagio e non il disagio (come il rap prima, il rock prima ancora, Mozart ancora prima), e al fatto che non fa comodo capirlo perché allora dovremmo interrogarci sulle origini del disagio e scoprire che siamo noi, anche se il disagio giovanile è un archetipo.

Potevano parlare dell’assurdità di ripetere in loop il disagio generazionale, la comicità involontaria di quelli che portano ad esempio la bellezza neoclassica della musica rock, dimenticando o non sapendo quello che veniva detto dai pater familias anche su Beatles e Rolling Stones, e sui figli dei fiori che ora sembra fossero tutti pikkoli anceli; l’oscena idiozia di quelli che sono riusciti ad incolpare i migranti, ché lo spray al peperoncino si usa per prevenire gli stupri e senza migranti non ci sarebbero stupri, quindi è colpa dei migranti, non sequitur questo sconosciuto.

Questa discoteca a Corinaldo è un vaso di Pandora: la colpa è stata di Sfera Ebbasta perché aveva in programma due concerti nella stessa sera (cosa assolutamente comune per questa generazione di cantanti più avvezzi all’ospitata che al concerto): ovviamente, se il concerto non fosse iniziato in ritardo la tragedia non sarebbe avvenuta, non sequitur parte seconda.

Tatuaggio in ricordo dei morti: si poteva evitare?

Potremmo parlare dell’inopportunità del signor Ebbasta che si è tatuato sei stelle sul viso in memoria delle vittime: fu sensibilità, insipienza o sciacallaggio?

Un pensiero a Diego Fusaro, che è riuscito ad infilare una turbomotivazione anche qui. E andrebbero spese due parole anche sullo spray al peperoncino, e sulla parte che nei mesi scorsi ne aveva fatto un veicolo di pubblicità politica demagogica: ché in questo caso lo spray c’entra poco o nulla in sé, e quindi nemmeno quella fazione politica, dato che i modi per seminare il panico, in un ambiente sovraffollato, sono infiniti, come la storia dei locali notturni ricorda ai non troppo smemorati, e l’uso improprio di un manufatto è scelta individuale e imprevedibile.

E ovviamente, potevamo parlare diffusamente della violazione, da accertare, delle norme di sicurezza, e sottolineare il concetto che un locale sovraffollato è comunque, tecnicamente parlando, un mancato disastro dal punto di vista antiinfortunistico, a prescindere che vi si tenga una sessione di dissing o Il Lago dei Cigni, e farci tutta una serie di domande sul locale di Corinaldo. Andrebbe argomentato sul fatto che accanirsi contro Sfera Ebbasta rischia, dal punto di vista del ragionamento etico, di spostare l’oggetto dell’interesse dalla ricerca delle responsabilità a quella del gusto musicale, il che è anche una notevole mancanza di rispetto per le vittime.

La giovane morta folgorata dal telefono

Ma abbiamo visto su una importante homepage la notizia che Irina Rybnikova è morta folgorata dal suo Iphone. Vedete, tecnicamente la notizia è data in modo corretto, ci sono le 5W, ossia chi come dove quando e perché; ma se ci si prende la briga di andare a leggere oltre il titolo, Campionessa muore per Iphone, si scopre che il telefono è caduto, mentre era collegato alla presa di corrente, nella vasca piena d’acqua in cui si trovava la ragazza. Cosa c’entra l’Iphone? Nulla, ma la notizia viene tanto più altisonante così; e se riusciamo a affibbiare alla vittima un titolo importante, campionessa, e non importa se a livello giovanile, in Russia e di uno sport semisconosciuto, tanto meglio, perché evidentemente non basta che sia morta una ragazza adolescente fulminata per suo errore dal telefono, no, deve essere per forza una campionessa uccisa da quel particolare, notissimo telefono. C’è pure la nota tecnica del capo del dipartimento radio-elettronica della Irkutsk State University a spiegarci che un apparecchio elettrico in acqua diventa un oggetto mortale. «Se il telefono non fosse stato collegato all’impianto elettrico, la tragedia non sarebbe accaduta». E anche se il telefono fosse stato sul comodino invece che sul bordo della vasca, in effetti: maledetti comodini.

Forse, il solo modo per parlare in modo proficuo della tragedia di Corinaldo sarebbe analizzare l’ossessione che pare aver colto l’umanità italica per la colpevolizzazione delle vittime, e la loro strumentalizzazione a dimostrazioni di tesi improponibili: in qualsiasi altra prospettiva, la discussione appare sensata quanto la classica partita a scacchi con un piccione. Parlare seriamente dei fatti di Corinaldo ci appare, allo stato dell’arte, impossibile.

Quando il ragionamento va in corto circuito: è il non sequitur

Sfera Ebbasta è il Male, i migranti sono moralmente responsabili della tragedia ci Corinaldo; Il platano é assassino, la nebbia omicida; Vostro Onore, il mio cliente non ha ucciso la vittima, è stato il proiettile uscito dalla sua pistola: tutte locuzioni realmente usate da esseri umani senzienti nel pieno possesso delle loro facoltà mentali. E cosa vogliamo dire dei telefoni che fulminano le campionesse nella vasca da bagno?

I media e la politica ci trattano come se fossimo idioti. Hanno ragione.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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