A Torino, Antoon van Dyck e la poesia di un pittore di corte

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Antoon van Dyck, Marchesa Elena Grimaldi Cattaneo,1623

Il colore, nella sua forma, è capace di creare le poesie più coinvolgenti, questo accade quando un artista fa della pittura un mezzo comunicativo di grossa efficacia, è il caso del grande maestro di corte Antoon van Dyck (Anversa, 1599 – Londra, 1641). Le sue opere rappresentano una finestra aperta sul fastoso universo seicentesco, dove spiccano le ambizioni delle personalità che si fecero ritrarre dalla “gloria del mondo”: le parole che Carlo I solitamente utilizzava per parlare del maestro fiammingo. Nelle sale Palatine della Galleria Sabauda, presso i Musei Reali di Torino, viene presentata al pubblico una straordinaria mostra dedicata ad Antoon van Dyck, una delle più importanti firme pittoriche del Seicento europeo, il pupillo di Rubens, lo stesso che rivoluzionò l’arte del ritratto del XVII secolo. La mostra Van Dyck.Pittore di corte è un evento di pregio e richiamo per il polo museale, organizzata da Arthemisia sarà visitabile fino al 17 marzo 2019.  Nel comitato scientifico della mostra, che vede partecipare all’organizzazione il Mibac e i Musei Reali di Torino con il patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino, compaiono alcuni tra i più noti studiosi di van Dyck, quali Suas J. Barnes, Piero Boccardo e Christopher Brown. Anna Maria Bava e Maria Grazia Bernardini, le curatrici, mettono in evidenza il valore internazionale della mostra, con prestiti di elevato spessore storico- artistico, una proposta culturale ben strutturata e aperta ad un pubblico eterogeneo.

Antoon van Dyck, Il Principe Tommaso di Savoia Carignano, 1635

La mostra Van Dyck. Pittore di corte è un ricco iter progettuale studiato come offerta formativa e didattica, ricerca nella qualità e non soltanto vetrina da business. «Questa mostra è un grande traguardo al quale la Galleria lavorava da anni. Van Dyck è un artista che vive e lavora in numerosi centri, qui per valorizzare il grande patrimonio delle pitture fiamminghe siamo partiti da Rubens e dai protagonisti dell’inizio del 600 in pittura. Il filo conduttore è la Corte in età barocca, propulsore della cultura, della politica e dell’arte, ma anche dei rapporti tra artisti e personaggi che determinano la vita politica dell’intera Europa in un momento di propaganda fatta anche per immagini, confronti, alleanze e scambi diplomatici. Le opere d’arte, in quel momento come adesso, erano simboli, e van Dyck raggiunge con la sua maestria le aspettative dei personaggi aristocratici dell’epoca». Anna Maria Bava.  Il percorso si spiega lungo la visione di quattro sezioni: dalla prima formazione e il rapporto con Rubens, all’attività in Italia, attraversando gli anni anversani presso la corte di Isabella Clara Eugenia e quelli dedicati a Carlo I, 45 tele e 21 incisioni, provenienti dai musei italiani e stranieri più prestigiosi come la National Gallery di Washington, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Londra e la Collezione Reale inglese, le Gallerie degli Uffizi, i Musei Capitolini di Roma, in dialogo con l’importante nucleo di capolavori della Galleria Sabauda.

Antoon van Dyck, I tre figli maggiori di Carlo I, 1635

Un maestro tra le eccellenze: l’ambizione dettava e la poesia di van Dyck dipingeva, dando vita a capolavori unici per elaborazione formale, qualità cromatica, eleganza ed attenzione nei particolari, soddisfacendo a pieno le esigenti richieste delle classi dominanti: i Savoia, l’arciduchessa Isabella, Giacomo I, Carlo I d’Inghilterra. Nei ritratti che gli vengono commissionati esalta la bellezza e vigoria fisica, lo splendore delle vesti, ricchi panneggi, van Dyck immette eleganza nella postura del soggetto che ritrae, tralascia tratti caratteriali non propriamente piacevoli, si presta insomma con la sua magnifica arte, al gioco che quella società desiderava: perfetta armonia.

«Nel corso della sua vita van Dyck rispecchia e si adegua all’esigenza e alle atmosfere dei paesi in cui si trovava – hanno raccontato le curatrici – cambiano così i colori, tra immagini che si fanno preziose e raffinate. Quello che vorremmo emergesse dalla mostra è un profilo dello stesso artista: un personaggio non felice nel suo stato di pittore di corte, ma inquieto, con addosso qualcosa come un male di vivere».

 

Van Dyck. Pittore di corte

A cura di Anna Maria Bava e Maria Grazia Bernardini, organizzata da Arthemisia

Galleria Sabauda, Musei Reali, Torino

Dal 16 novembre al 17 marzo 2019

 

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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