Diari Immaginari – Nusch Éluard, musa di Paul Éluard e icona del Surrealismo

Paul Éluard e la sua musa

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Diari Immaginari – Nusch Éluard, musa di Paul Éluard e icona del Surrealismo

Questa rubrica tenterà di dare delle risposte al silenzio che la storia per tanto tempo ha gettato sulle muse, mogli, amanti di grandi personalità. Tuttavia, per prendere le distanze dalla “Storia dei Manuali”, cercheremo di far rivivere la “Storia delle donne” attraverso la voce delle protagoniste, immaginando e facendo nostra la loro vicenda umana. Ora, aprite il diario, e tra le righe dei pensieri entrate nell’animo di chi ha fatto la storia in silenzio. Oggi tocca a Nusch Éluard

Gira gira la schiuma del cappuccino. Osservo l’aromatica spirale di latte e caffè, e mi incanto. Entro nel vortice, inizio a girare anche io. Sono nel circo, immersa nel clamore della folla. In piedi sul mio cavallo guardo dall’alto le mani che battendo scandiscono il ritmo della musica. Tutto rotea intorno a me, l’unico punto fisso è la sella decorata che mi fa da pedana. Devo sentire il momento giusto, quando l’adrenalina sale fino al sottile confine con la paura più viscerale, quella che mi bloccherebbe. Ecco è lì, è lì. Capriola dal cavallo in corsa. In quell’attimo i sensi si acuiscono, il mondo si ribalta, mi muovo nell’aria e sale un solletico di sangue al cervello. Poi terra, polvere, applausi.

«Sucre?» Chi è? Ah, il garçon del Cafè.

«Oui, merci.»

I cristalli di zucchero rimangono sospesi sulla schiuma, che poi lentamente li inghiotte e li trascina nel fondo. Così anche io nei miei giochi d’ipnosi vi trascino nel mio fondo cupo, vi immergo nel mio sguardo, vi ci faccio perdere e annegare, morire per un po’. Tutta la vita è una suggestione dei sensi, e in quei brevi istanti d’ipnosi, inibendo qualsiasi vostra sensibilità, vi trascino fuori dall’esistenza. La dimensione è la stessa della capriola in corsa, una dimensione non vivibile in altre condizioni.

Posso ipnotizzarvi, ma non posso conoscervi. Muovendo lentamente le mani davanti al vostro sguardo fisso, spazzo via le mura della vostra anima, ma mi fermo nell’anticamera, non posso scavare più a fondo. Per fare ciò dovrei parlarvi, dovrei essere una psicanalista. O semplicemente dovrei saper parlare di me, raccontarmi e ispirarvi fiducia. Ma anche la fiducia è una suggestione, l’amore, l’amore è una suggestione! Mai un uomo che sia entrato dentro alla mia anima, che mi abbia “ipnotizzato” senza usare trucchi, che abbia fatto fare al mio cuore una capriola dal cavallo. Quanti uomini mi hanno detto “ti amo”, mai nessuno che mi abbia detto “ti conosco”.

«Et voilà, le croissant!»

Ecco, è il momento di smetterla di perdermi nei miei viaggi mentali. Ah, che buono il croissant! Oggi poi, ha proprio una crosticina fragrante… ma che vuole quel tizio magro e dal naso lungo che mi osserva da quel tavolino? Mi ammicca pure… ma è possibile che una ragazza non può nemmeno mangiare un croissant in santa pace!?

Nusch Éluard (1906-1946) fu icona del surrealismo e moglie del poeta Paul Éluard. Marie Benz all’anagrafe, fu sin da bambina soprannominata Nusch. Nata in una famiglia di artisti circensi, passò la giovinezza in tournée, specializzandosi in numeri acrobatici. A soli quattordici anni si trasferisce a Berlino per fare l’attrice, e nel 1928 va a cercare fortuna a Parigi, dove diventa famosa per i suoi spettacoli d’ipnosi. Proprio in un Cafè parigino, mentre è intenta ad assaporare un croissant, è avvicinata dal poeta Paul Éluard (che era stato da poco lasciato dalla mogli Gala per Salvador Dalì). Tra i due si instaura un rapporto profondo e travolgente, che li porta alle nozze nel 1934. Paul introduce Nusch nel gruppo dei surrealisti, e presto l’eccentrica e intraprendente ragazza diviene fonte d’ispirazione per molti: Man Ray la fotografa in molte occasioni, Dora Maar la ritrae nei suoi giochi di luce, Pablo Picasso la rappresenta in molte opere, tra cui emerge il “Ritratto di Nusch Éluard” del 1937, dove la donna veste un meraviglioso completo di Elsa Schiapparelli. Tuttavia, il più grande omaggio a Nusch si ritrova nelle poesie che Paul le dedicò. Stroncata a soli quarant’anni da un’aneurisma cerebrale, continua ancora oggi a vivere nella raccolta “Le temps déborde” ( Il tempo straripa) che il poeta, distrutto dalla perdita, realizzò in suo onore nel 1947. Qui, vediamo la dichiarazione d’amore del poeta nella poesia “Nessuno può conoscermi”:

Nessuno può conoscermi

Come tu mi conosci

Gli occhi tuoi dove dormiamo
Tutti e due
Alle mie luci d’uomo han dato sorte
Migliore che alle notti della terra

Gli occhi tuoi dove viaggio
Han dato ai gesti delle strade un senso
Separato dal mondo

Negli occhi tuoi coloro che ci svelano
La solitudine nostra infinita
Non sono più quel che credevan essere

Nessuno può conoscerti
Come io ti conosco.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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