Il mistero dell’orgasmo femminile: quando l’Arte arriva a letto

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Chi non ricorda la celebre scena del finto orgasmo al ristornate di una giovane Meg Rayan nel film Harry ti presento Sally? Quel colpo di genio dell’attrice hollywoodiana ha sollevato, all’epoca, il velo su un tabù che continua tutt’oggi a persistere. Infatti parlare di orgasmo femminile scandalizza, imbarazza, delle volte genera quasi vergogna perchè è qualcosa di intimo e tale deve rimanere, con il cliché ancora attuale che sia tutta una finzione per soddisfare la virilità maschile.

Niente di più sbagliato!

Danae, Tiziano Vecellio,olio su tela, 1553

La fotografa francese Bettina Rheims è riuscita a catturare, con gli scatti del suo progetto fotografico Just Like a Woman, le espressioni delle donne nel momento dell’orgasmo: volti arrossati, capelli sfatti, facce sconvolte dall’estasi del piacere…
La bellezza di questi momenti privati è qualcosa che compare da sempre anche nella storia dell’arte, seppur trattata in modi differenti a seconda delle epoche storiche. L’erotismo in forma di immagini ha infatti sempre avuto grandi estimatori sin dai tempi più remoti. La questione cambia con la diffusione della religione cristiana e sarà l’immagine della donna a subire una forte censura da parte della chiesa. Solo eccezionalmente gli artisti potranno raffigurarla nuda col pretesto di rappresentare episodi biblici. Nel corso dei secoli però tutto cambia: la donna languida, spogliata delle sue vesti, adagiata su letti e lenzuola, diventa protagonista della propria sensualità e sessualità.
E se stupisce ancora oggi entrare nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma e ammirare l’Estasi di Santa Teresa del Bernini col suo erotismo mistico che trascende lo spirituale per giungere sul piano puramente fisico, con buona pace dei buoni intenzionati apologisti, quale miglior esempio del mito di Danae per immortalare le variazioni della raffigurazione del piacere e dell’orgasmo femminile nell’arte?

Danae, Artemisia Gentileschi, olio su rame, 1612

Secondo il mito, Danae era una principessa greca di cui Zeus si era invaghito, tanto da possederla precipitando su di lei come una pioggia d’oro.
Dal Rinascimento in poi, la figura di Danae diventa un soggetto molto frequentato dagli artisti.
Meravigliosamente languida è la Danae di Tiziano che, guardando attentamente le monete, simbolo di Zeus in arrivo, declina il collo e il busto verso di loro, aprendo leggermente le gambe, desiderosa di accogliere la pioggia. La principessa appare avida di piacere e Tiziano si diverte nell’esplorare la passione della donna, indugiando sul suo corpo e sulla sua gestualità fino al voyerismo; ammira la giovinezza e la spontaneità del suo soggetto, che si protende verso l’eros senza nascondere il suo desiderio.
Di una sensualità disarmante è invece la Danae di Artemisia Gentileschi: l’approssimarsi di un piacere avvolgente sfiora una femminile bellezza che sensuale e impudica, nella completa nudità del suo corpo dalle esuberanti rotondità, consuma il suo simbolico congiungimento insieme a Zeus sotto forma di pioggia dorata. Immersa nel buio della sua stanza, distesa su lenzuola di lino, il viso sorretto da un gesto di effimero piacere nell’attimo in cui il suo cuore sussulta ed il suo corpo freme di un piacere divino.
Ma sicuramente la versione più nota e commerciale del mitologico soggetto è la Danae realizzata da Gustav Klimt. Si tratta della versione più erotica: sciolto ogni pudore, la figura è iscritta in un quadrato, talmente compressa da assegnare a Danae una forza esplosiva. Cosi stipata, tumida di desiderio, è tutta corpo: viene riempita da una forza superiore al quale l’artista non allude soltanto attraverso la polluzione d’oro che erompe dal di sopra del quadro, ma attraverso anche la barretta nera all’altezza della vulva. La Danae della Secessione non è più un personaggio mitologico, ma una giovane viennese raffinata che si masturba, che basta a se stessa, che usa pensiero e corpo pensando al maschio, ma che allo stesso tempo trasforma l’uomo in idea.

Danae, Gustav Klimt, olio su tela, 1907 – 1908

Questa Danae, erede di una schiera di donne sedotte e abbandonate, è di tutte loro la summa: pudica ma non timida, sottomessa ma non piegata, consapevole della sua bellezza e del suo corpo.
Un inno alla sensualità e alla sessualità della donna, quintessenza dell’eros e di quell’audacia che tramuta il puro istinto in sublime piacere.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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