Osho Rajneesh, l’ultimo guru dissacrante dalle mille controversie

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Osho Rajneesh, l’ultimo guru dissacrante dalle mille controversie

Osho
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Osho Rajneesh, noto anche solo come Osho, è nato a Kuchwada, in India, l’11 dicembre 1931 e è morto a Pune il 19 gennaio 1990.

Si sente parlare spesso di movimenti religiosi non convenzionali che vogliono  il cammino del tormentato uomo contemporaneo. L’espressione New Age è ormai d’uso comune per indicare questo gigantesco calderone.

Osho è stato uno di quei maestri che, senza volere, hanno contributo a dare un significato alla “moda” del New Age. Ma qual è la storia e il pensiero di questo carismatico guru indiano così venerato e odiato?

Chandra Mohan Jain, questo il suo vero nome, è il primogenito di 11 figli di una famiglia di mercanti dell’India centrale. Cresce in un ambiente assai libero, senza costrizioni educative, e ciò segnerà inevitabilmente il suo futuro. Abile oratore, appassionato di arte e scrittura ma studente poco incline al rispetto delle regole, si avvicina al socialismo e due organizzazioni nazionaliste indiane, l’India National Army e il Rashtriya Swayamsevak Sangh, ma solo per poco tempo. Prosegue i suoi studi presso l’Hitkarini College di Jabalpur, lavorando anche come aiuto-redattore per un giornale locale.

Il 21 marzo 1953, a 21 anni, visse l’esperienza mistica dell’Illuminazione e nel giro di due anni perfezionò i suoi studi in filosofia. 

Non solo intraprese la carriera di professore universitario, ma iniziò anche i suoi viaggi per tutto il Paese col nome di Acharya (cioè maestro) Rajneesh. I suoi colleghi, i leader religiosi e gli intellettuali non potevano non avvertire un’intelligenza così brillante e sovversiva. Osho non nascose mai le sue critiche al socialismo e a Gandhi, sostenitori dell’indigenza e per questo ritenuti ostacoli alla prosperità della nazione. E pure l’ortodossia si macchiava ai suoi occhi di una grave colpa, ovvero sminuire il valore della vita terrena per esaltare unicamente la dimensione spirituale, autentica dimora dei piaceri dell’uomo. Agli inizi degli anni ’60, cominciò a raccogliere sempre più fedeli e a suscitare crescenti ostilità con le autorità religiose ufficiali. Nel 1970 si stabiliì a Bombay, dove teneva lezioni e guide alla meditazione, assumendo il nome di Shree (Sir)Bhagwan (beato). Quattro anni più tardi, si trasferisce a Pune per fondare quello che è l’attuale Osho International Meditation Resort. I suoi discorsi vennero registrati e diffusi su scala mondiale, a fronte della crescente massa di visitatori occidentali. Oltre a ciò, il centro (ashram) prevedeva programmi terapeutici di gruppo alquanto controversi, dove i partecipanti venivano incitati alla violenza e al libero scambio sessuale. Trapelarono anche voci di traffico di droga. Furono quindi anni di tensione tra Osho e le autorità governative. Nel 1981, la comune venne trasferita in Oregon e il guru decise di interrompere i suoi discorsi. Un periodo di silenzio che sarà rotto solo nel 1984, quando decise di rivelare al mondo le crudeltà che i suoi collaboratori avevano compiuto a sua insaputa, trasformando l’ashram in un lager.

In altre parole, Osho prese le distanze dai tutti quei discepoli che avevano fatto del Rajneeshismo una dottrina religiosa. Arrivò persino a sostenere che un gruppo guidato dalla sua ex collaboratrice Sheela aveva ordito un attacco batteriologico contro la città di The Dalles, nell’Oregon. Verità complottiste o menzogne? Fatto sta che Osho fece ritorno a Pune nel 1985, accolto come un eroe, e criticò la mostruosità degli Stati Uniti. Compì ancora dei viaggi internazionali, con molte difficoltà e controlli, sempre suscitando forti mobilitazioni da parte dei suoi estimatori e detrattori. Dal 1987 in poi, le sue condizioni di salute si aggravarono. Era certo si trattasse di un avvelenamento da parte degli americani durante un periodo in carcere, altri pensarono a un’infezione da HIV. Morì il 19 gennaio 1990 per insufficienza cardiaca.

Il suo vasto pensiero si nutre di fonti eterogenee, che spaziano dai pilastri della tradizione sacra orientale (come buddhismo e taoismo) a grandi nomi della filosofia occidentale (come Freud e Nietzsche).

C’è chi lo definisce un sistema filosofico, altri invece un potpourri che prende a prestito mezze verità qua e là. Certo è che le controversie sulla sua figura non si dipaneranno.

Al centro della sua visione ogni uomo è potenzialmente un Buddha pronto al Risveglio e a reagire attivamente alla vita. Il problema è che i condizionamenti sociali e ideologici tendono a reprimerlo, lasciandolo in balia dei suoi conflitti inconsci. Religione e matrimonio sono due esempi di questa violazione della libertà dell’Ego, al contrario del progresso scientifico. Il sesso è l’energia primaria dell’uomo, un’energia che si trasforma nell’amore quando viene accettato nella sua naturalezza. E Dio, che non è indù né tantomeno biblico, altro non è che questo amore che pervade la vita. La via per la felicità è celebrare ogni istante di questa vita con umorismo, nel qui e ora.

Una via che forse un giorno l’Uomo Nuovo saprà praticare.

Luca Volpi per MIfacciodiCultura

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