#Ontheroad: Kyoto 京都市, il secondo gioiello del Sol Levante

0 593
Shinkansen in arrivo/ Attese

Kyoto (京都市) offre uno scenario differente rispetto alla capitale del Sol Levante, parando davanti ai turisti che giungono alla stazione con lo Shinkansen (il treno ad alta velocità raccontato in ogni racconto giapponese che si rispetti) uno scenario del tutto atipicamente peculiare. In contrasto con le mie congetture ingenue, Kyoto non si limita a essere quell’oasi verde immaginaria, bensì è a tutti gli effetti una metropoli in miniatura, efficientemente articolata, con bus e coincidenze e bus sempre in perfetto orario, in una rete in movimento tra il Padiglione d’oro (金閣寺) e il Fushimi Inari Taisha (伏見稲荷大社). Kyoto ricorda una fitta ragnatela gialla in movimento asettico intenta a proteggere templi vermigli e abitacoli solitari.

La prima tappa è stata il Sanjūsangen-dō (三十三間堂), il cui nome significa letteralmente “Sala con trentatré spazi tra le colonne”. Il complesso contiene ben un migliaio di statue ricoperte d’oro dedicate al dio della compassione Kannon, tipicamente rappresentato con le braccia spalancate.

Sanjūsangen-dō

Si ha la percezione di varcare le porte di un luogo che per anni è stato amministrato dalla mano pensierosa di divinità eteree e lontane, le quali si sono prese cura del terreno e dei colori per ottenere un regno ancestralmente delicato ed elegante, idealmente realizzato per accogliere i pensieri assorti di una geisha in età avanzata, giunta in quest’angolo di pace realizzata a puntino per creare uno stacco formale tra il tempo reale e uno anacronistico. Altro punto nevralgico di Kyoto è il Kiyomizudera (清水寺:“tempio dell’acqua pura”), patrimonio dell’UNESCO e in lizza per il titolo di una delle Sette Meraviglie del Mondo.

Il tempio, ricostruito nel 1633, permette ai visitatori pellegrini di bere da tre fonti, una collegata alla slaute, un’altra alla saggezza e, infine, l’ultima connessa alla longevità. Non è consigliato bere da tutte e tre, altrimenti l’iingordigia potrebbe avere delle ripercussioni future; dunque, una volta sorseggiato l’acqua, è preferibile guardarsi intorno e scordarsi momentaneamente di sè, rincorrendo le scintille immaginarie che sfrecciano sul terreno e raggiungono l’odore acre d’incenso che canalizza i sensi.

Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti. Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa – sì, io immagino che sia nella testa – ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un po’ come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l’archivio di quella stanza: continuare a redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l’aria, cambiare l’acqua ai fiori. In altre parole, tu vivrai per sempre nella tua biblioteca personale

Prendendo in prestito le parole di Haruki Murakami, Kyoto ricorda un acquerello cosparso di templi, colore, maestosità e turisti non banali che gustano gelati alla matcha (the sfregato) per le strade. Sannenzaka e Ninenzaka sono due quartieri in grado di offrire una larga quantità di idee per chi Kyoto e il Giappone li ha visti solo in foto o nell’immaginario, ovvero chi è rimasto a casa. Ninnoli, regali più ricercati, cibi caratteristici: un’eterogeneità di stravaganze legittimate da un cielo plumbeo che non si capisce che intenzioni abbia, con tutte quelle nubi che lassù minacciano di chiudere il sipario sulla giornata con parecchia pioggia. Con questa minaccia, come in una storia che si racconta ai più piccoli, il rifugio improvvisato a pochi passi è il padiglione d’argento, che a sentirlo nominare sembra il nome di un castello perso in qualche fiabesca era lontana.

Nessun imperatore leggendario ci abita oggi, ma il Ginkakuji (銀閣寺) è in grado di proiettare in un mondo di maestosità e natura difficili da credere.

Il tempo grava su di te con il suo peso, come un antico sogno dai tanti significati. Tu continui a spostarti, tentando di venirne fuori. Forse non ce la farai, a fuggire dal tempo, nemmeno arrivando ai confini del mondo. Ma anche se il tuo sforzo è destinato a fallire, devi spingerti fin laggiù. Perché ci sono cose che non si possono fare senza arrivare ai confini del mondo (Murakami, 1Q84)

Sulla strada della luminosa Gion (祇園), da non perdere è anche lo Yasaka Shrine (八坂神社), il quale di sera offre lo spettacolo di una serie di lanterne rosse e bianche illuminate, che conducono il visitatore entro un gioco dinamico di lucciole e pensieri fluttuanti che svolazzano nel nero della notte. Alla fine del giorno, in un hotel di Kyoto (Citadines Karasuma Gojo, davvero consigliato!), ho chiuso gli occhi in un’estasi leggera e frizzantina di spensieratezza, con la certezza di aver perso me stessa per un giorno e per quello in arrivo, ma  più che certa di aver affidato il mio bagaglio colorato a una guida che, avvinghiata all’anima di lì, se ne sarebbe presa cura.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.