John Milton: il poeta dalla parte del diavolo, senza saperlo

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John Milton: il poeta dalla parte del diavolo, senza saperlo

John Milton: il poeta dalla parte del diavolo, senza saperloJohn Milton (Londra, 9 dicembre 1608 – 8 novembre 1674) è stato un letterato inglese principalmente noto per la sua opera Paradise Lost, ovvero Paradiso Perduto, approfondita analisi della cristianità.

Milton pur educato in un ambiente puritano come il Christ’s College di Cambridge, sviluppò fin dalla giovane età un profondo e critico interesse per la religione e la filosofia. Questo lo portò a rinunciare agli ordini sacri, avvicinandosi progressivamente alla poesia.
La sua formazione è “imbevuta” dei classici e della storia ecclesiastica e politica, con la scoperta di Bembo, Dante, Petrarca e Tasso: viaggiando poi in Europa, tra Francia ed Italia, conoscerà poi il pensiero fondamentale di Galileo Galilei.
Allo scoppio della guerra civile in Inghilterra nel 1642, John Milton deve abbandonare il suo progetto di proseguire il viaggio verso le “culle” della civiltà classica, la Sicilia e la Grecia, e fa ritorno in patria. Qui, stabilitosi a Londra, si dedica all’insegnamento e alla scrittura di trattati politici e religiosi.

John Milton non rimane però soltanto un uomo di lettere, ma partecipa attivamente alla causa politica del suo paese. Egli appoggia la causa parlamentare durante la guerra civile, diventando segretario degli Affari esteri nel 1649. Proprio le decise posizioni politiche a favore di Oliver Cromwell, porteranno Milton a dover scontare un periodo di carcere, dopo la restaurazione di Carlo II. Gli ultimi anni di vita del poeta, lo vedono cieco ed in povertà, ma capace di regalare delle importanti opere di impegno civile, come la Difesa del popolo anglicano scritta intorno al 1660.

milton-targaL’ultimo scritto composto da John Milton, prima della morte è stato il De doctrina christiana, un ampio studio sulle dottrine e gli insegnamenti della Chiesa Cattolica di Roma, e delle Chiese Protestanti. In questa opera, Milton rigetta la dottrina calvinista della predestinazione, in favore del libero arbitrio, basandosi sull’interpretazione dell’Antico Testamento. Allo stesso modo, argomenta le sue convinzioni circa l’anima, soggetta alla morte poiché inscindibile dal corpo. Queste interpretazioni delle Scritture sono ovviamente in completo disaccordo con le dottrine ufficiali della Chiesa, motivo per cui l’ultima opera di John Milton rimane in archivio per 150 anni, prima di rivedere la luce sotto il regno di Giorgio IV. Nel 1823 infatti il Re ordina che l’opera sia tradotta dal latino e resa pubblica, suscitando comunque ancora polemiche negli ambienti teologici e letterari.

paradise-lostL’originalità e l’indipendenza di pensiero del grande poeta inglese si erano già manifestate tra il 1640 ed il 1660, periodo nel quale vengono redatti i “libelli”. Nel primo degli scritti John Milton attacca l’istituzione episcopale e si pronuncia in maniera favorevole per un ritorno dello spirito della Riforma (Of Reformation Touching Church Discipline in England, del 1641). Milton affronta poi, appoggiandola, la tematica del divorzio, in Dottrina e disciplina del divorzio (The Doctrine and Discipline of Divorce).

Tuttavia, John Milton è ricordato soprattutto per il suo poema epico Paradiso perduto (Paradise Lost) come già detto, pubblicato per la prima volta nel 1667. L’opera in dieci libri, nella sua prima versione, è un’interpretazione del grande racconto, comune alle tre religioni monoteiste, della caduta dell’uomo: la tentazione di Adamo ed Eva da parte di Lucifero, e la loro cacciata dal Giardino dell’Eden. Il complesso racconto di Milton analizza il conflitto tra la “Provvidenza eterna” ed il libero arbitrio connaturato all’uomo. Il protagonista del poema è Satana, l’Angelo caduto, rappresentato in tutta la sua ambizione ed orgoglio, che lo portano a sfidare Dio, il suo tirannico padre, muovendo guerra contro il Paradiso. Questo causa la caduta di Satana, sconfitto e confinato sulla Terra.

paradiso-perduto-copertinaSono molti i critici che hanno visto nella ribellione di Satana un’eco della fallita rivoluzione, sostenuta da John Milton in prima linea, per destabilizzare la monarchia inglese, e favorire Oliver Cromwell. Ma, al di là di queste interpretazioni, il poema di Milton si afferma come un innovativo e sapiente tentativo di riconciliare la tradizione pagana e quella cristiana. Trovando infatti insufficiente e fallace la teologia cristiana, il poeta attinge al paganesimo e ai classici greci.

L’opera di Milton affronta con estrema indipendenza di pensiero, unito a studi approfonditi, complesse questioni teologiche, prima fra tutte la convivenza tra fato, libero arbitrio e intervento della Provvidenza. Milton inoltre non esita a presentarci un Dio Padre buono, ma anche irascibile e dispotico, ed un Satana ribelle, ma forse non così malvagio, bensì desideroso di affermare la propria libertà.

Anche le figure di Adamo ed Eva sono trattate con grande spessore psicologico e sfrontatezza. John Milton li dipinge come essere sì pressoché perfetti, almeno prima della caduta, ma già decisamente “umani”. Adamo ed Eva sono infatti caratterizzati anche dalla capacità di abbandonarsi ad imprudenze ed atteggiamenti irrazionali, che porteranno anche loro alla ribellione verso il Padre.

Paradiso perduto è quindi considerato una delle più grandi ed originali opere della letteratura inglese, così commentata in The Marriage of Heaven and Hell, da William Blake: «Il motivo per cui Milton scrisse in catene degli angeli e di Dio, e in libertà dei diavoli e dell’Inferno, è perché egli era un vero Poeta e stava dalla parte del diavolo senza saperlo».

Marta Vassallo per MIfacciodiCultura

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