Quello che conta è il concetto: bambole coloured, ipocrisia e pedoxenofobia nel profondo Nord-Est

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Fortunatamente, non siamo seguaci pedissequi di Oscar Wilde. Perché la tentazione di ribattere in perfetto stile analfabeta-funzionale è stata forte: quello che conta è il concetto, risposta standard dei propagatori di fake news a cui vien fatto notare la fallacia della notizia da loro diffusa. Quello che conta è il concetto, ossia anche se la notizia in sé non è vera, potrebbe esserlo perché è plausibile, verosimile. Nei giorni scorsi si è diffusa a livello nazionale la notizia che l’amministrazione comunale di Codroipo, paesino in provincia di Udine aveva modificato il regolamento del locale asilo nido, proibendo le bambole di colore. I bambolotti negri, insomma. A seguito dell’insorgere di testate e social, gli amministratori hanno lamentato che si trattasse di una fake news, appunto: nel nuovo regolamento non si legge alcun divieto, semplicemente è stata cassata una frase che recitava «contribuendo ad integrare le differenze ambientali e socio-culturali anche assicurando la presenza di materiali ludico-didattici che fanno riferimento alle diverse culture» ed una specificazione che faceva riferimento «alla cultura di provenienza». Nel testo definitivo tutto ciò è scomparso, sostituito da locuzioni più fumose e dalla sintassi più incerta.

Siamo un popolo spaventato dalla diversità, anche nei bambini

Ma divieti, nessuno: semmai, una precisazione del sindaco sulla ratio di tali scelte lessicali, dovute al fatto che al regolamento non spetta disciplinare le differenze culturali, bensì annullare le differenze sociali. Insomma, nessuno strapperà ai bambini un’eventuale bambola con fattezze africane: semplicemente, non vi è nessun obbligo di garantire ai bambini un armonico sviluppo in base alle proprie radici culturali, che non vengono negate ma semplicemente ignorate. Semplicemente. E la tentazione di dire che questa non è comunque una fake news è stata forte, perché sappiamo benissimo che le cose sono state messe in modo che, al netto dei divieti, nulla che sia anche solo vagamente identificabile come etnico varcherà più le soglie del nido di Codroipo, e che basterebbe anche soltanto una mamma che paventi turbe al suo piccolo Eustorgio dal contatto con un bambolotto coloured per far sparire immediatamente il giocattolo sovversivo.

Quello che conta è il concetto, quindi? Non proprio. O almeno, non se “il concetto” è quello che i bambolotti neri verranno proibiti. Perché il problema è ben più grave, è quello dell’eliminazione del concetto delle diverse culture, a trecentosettanta gradi: in questo caso, sì, quello che conta è il concetto, il fatto che un’amministrazione senta il bisogno di eliminare fisicamente dai propri regolamenti ogni riferimento a cultura diverse. Paradossalmente, la notizia pura e semplice, senza le deduzioni pindariche sulle bambole colorate, è molto più grave.

Bambini stranieri e cultura, vade retro

Spirito di Goebbels, se ci sei batti un colpo: una delle basi della comunicazione propagandistica è la negazione dell’umanità del nemico, e tra le tante possibilità c’è quella della sua negazione culturale. Veniva fatto in guerra (viene fatto in guerra), lo si fa anche in tempo di pace. Apparente. Quello che conta è il concetto: potremmo disquisire sulla pochezza morale e anche intellettuale di questo cosiddetto concetto, di questi amministratori che puntano a cancellare xenofobicamente non curandosene (apparentemente) ogni forma di diversità culturale, noncuranti appunto del fatto di negare allo stesso tempo anche il piacere del conoscere i tratti distintivi di altre culture che non potrebbero che arricchire i piccoli buana. E non curandosi del fatto che l’attenzione alle culture di provenienza sia presente anche nel Regolamento Regionale: ma che fa? Ma così sottovaluteremmo la pochezza sesquipedale di questa politica da venditore di enciclopedie, seguace della stentata circonlocuzione da azzeccagarbugli, della nota scritta in piccolo da non riuscire a leggere, che non ha il coraggio di negare il bambolotto nero (e il libro di storie africane, e lo strumento musicale etnico, e quant’altro) ma fa semplicemente in modo che sia possibile farlo. L’operoso Nord-Est è all’avanguardia in questa intolleranza strisciante, dalle multe a chi osasse dare qualche soldo in carità fino alle panchine tolte ad Udine come provvedimento natalizio anti-clochard (tra un presepe e l’altro).

Quello che conta è il concetto, quindi: il quale, però, è che quello che è accaduto a Codroipo è ben più grave di una – dedotta, prevedibile, preconizzata – proibizione di giocare con bambole dalla pelle scura, ma punta al non riconoscimento dell’importanza delle culture diverse dalla nostra. Quale essa sia, perché la cultura come la intendono costoro non è cultura ma intolleranza, e la cultura che fu dell’Italia è più estinta dei dodo. Il concetto è: avanti tutta verso la xenofobia totale. E le sue inevitabili conseguenze. Quello che conta è il concetto, anche nel senso che tutto ciò ha ancora una volta come oggetto debole i bambini (vedi Lodi, Monfalcone, Trento). Quello che conta è il concetto, nel senso che si individua una strategia di atti odiosi a macchia di leopardo, e secondo i principi della rana bollita e della negazione ad oltranza dell’evidenza, nascondendosi dietro puerili e vili distinguo. Quello che conta è il concetto perché c’è ancora un punto da menzionare in questa vicenda: ed è come tutto questo non sia semplicemente frutto di una classe politica becera, del livello degli imbonitori delle fiere del West che vendevano il Turlupindòn. Ciò che fa più tristezza, infatti, è vedere la schiera di difensori dell’indifendibile, che si affretta a prendere le distanze in perfetto stile (ritorniamo all’inizio, avvilente circolarità) analfabeta funzionale, tessendo le lodi del bravo amministratore che mai farebbe un provvedimento razzista, ché lo conosco personalmente.

Basta una virgola, lo abbiamo detto più volte (spesso, invano). Figuriamoci una vocale dal singolare al plurale, dal maschile al femminile: tutta la differenza del mondo. Dalla conoscenza alle conoscenze. Un male tutto italico, endemico come la malaria un tempo, le conoscenze, bagaglio di quelli che vogliono vantare amicizie infinite in vista di un ipotetico tornaconto futuribile. Gli ignavi di Dante, gli indifferenti di Gramsci e quelli di Martin Luther King, fino ai volonterosi carnefici di Hitler. L’amicizia, declinata con i tempi ed i modi dell’utilitarismo, è devastante: ma questa è un’altra riflessione.

Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, ma l’indifferenza dei buoni – M.L. King

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

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