Lezioni d’Arte – Un insolito inno alla vita di Van Gogh

Van Gogh

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Vincent Willem van Gogh
Vincent Willem van Gogh

Uno sfondo turchese di un cielo brillante, limpido e sereno. Protagonista del dipinto una porzione di pochi rami rigogliosi di un mandorlo in fiore. Ad illuminare la tela i boccioli bianchi purissimi. In questo frammento d’immagine è racchiusa tutta la felicità dell’autore: Vincent Van Gogh (Paesi Bassi, 1853 – Francia, 1890). Un insolito inno alla vita, che quasi non gli appartiene.

Siamo abituati, infatti, alle sue pennellate tormentate, vorticose e vibranti. In Ramo di mandorlo in fiore (1890) tutto si distende e si rasserena, siamo difronte ad una breve, intensa, parentesi di felicità.

Il 1890 è un anno determinante per Van Gogh, iniziato con la nascita del suo nipotino il 31 gennaio. È il figlio di Theo, il suo amato fratello, la sua goccia d’acqua, la sua ancora e l’unico uomo al mondo in grado di capirlo. Vivono lontani ma si scrivono moltissimo. Vincent ha visto sua cognata Johanna Bonger soltanto un paio di volte. Il piccolo Van Gogh porta proprio il nome dello zio, Vincent Willem, e dopo averlo conosciuto e aver giocato insieme l’artista conserverà questo ricordo dentro di sé come un momento tra i più felici della sua vita.

In quei mesi Van Gogh è ricoverato a sud della Francia, nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rèmy. Osserva moltissimo la natura che lo circonda e dipinge per intere giornate. L’ultimo inverno gelido dell’artista sta per finire, la fioritura del mandorlo annuncia la primavera. Quel mandorlo che vede nel giardino dello studio del dottor Gachet, che decide di strappare e portare con sé per dipingerlo nella sua stanza.

Il ramo come la primavera significano rinascita, speranza, calore, ed è questo che per l’artista rappresenta la nascita del piccolo Vincent Willem. Un’immensa e inspiegabile felicità che vuole raccontare come meglio gli riesce, con la sua arte. Dipinge questa tela pensando a lui, come un dono di vita e di gioia.

Ho iniziato subito una tela per il figlio di Theo, da appendere nella loro camera da letto, una tela azzurro cielo, sulla quale stagliano grandi fiori di mandorlo bianchi. Il ramo di mandorlo è, forse, il dipinto migliore che ho fatto, quello a cui ho lavorato con più pazienza e con più calma.

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Vincent Willem al Van Gogh Museum, 1976

Questa felicità che esprime la tela non la ritroveremo in nessun’altra opera di Van Gogh. Neanche nelle numerose riproduzioni contemporanee degli iris dello stesso giardino. Impossibile non pensare alle stampe giapponesi come fonte d’ispirazione per il dipinto: i colori sono gli stessi, il verde e l’azzurro intensi e profondi. Il pittore si abbandona alla natura, apre gli occhi e dipinge ciò che cattura la sua attenzione. Sulla tela riporta fedelmente tutti i nodi e i grovigli dei rami, senza prospettiva mantenendo quell’eleganza della bidimensionalità tipica delle stampe giapponesi e il colore puro e piatto.

La bellezza di questo ramo fiorito durerà poco tempo ma grazie all’opera dell’artista sarà un dono eterno. Il quadro viene conservato in famiglia come uno dei più preziosi, anche quando sei mesi dopo la morte di Van Gogh, avvenuta a luglio di quell’anno, morirà anche suo fratello Theo e Johanna si troverà da sola con il suo bambino e circa 200 dipinti del cognato. L’opera rimarrà sul letto del piccolo Vincent, che ne sembra affascinato. Vincent Willem nipote, come sua madre, contribuirà alla fama eterna dello zio, ricambiando quell’immenso amore fondando il Van Gogh Museum di Amsterdam nel 1973, dove la tela oggi è conservata.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura   

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