#EtinArcadiaEgo – Il mistero di “Cerca Trova”: leggenda o menzogna?

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#EtinArcadiaEgo – Il mistero di “Cerca Trova”: leggenda o menzogna?

Con grande prestezza fu per decreto publico ordinato, che a Lionardo fussi dato a dipignere qualche opera bella; e così da Piero Soderini, gonfaloniere allora di giustizia, gli fu allogata la detta sala…

da Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori di Giorgio Vasari

la battaglia di marciano
Giorgio Vasari, La battaglia di Marcia

Così come in quasi ogni anfratto della storia della pittura rinascimentale, Giorgio Vasari spunta fuori anche in uno dei più grandi misteri dell’arte italiana, e stavolta con un ruolo centrale: si sta parlando, ovviamente, di “Cerca Trova“.

Fin dalla sua “scoperta” (la sua elevata posizione impedì fino agli anni ’70 di notare la scritta) su “Cerca Trova” sono state riempite fior di pagine, si sono sprecati studi e avanzate le ipotesi più disparate. Nessuno, ad oggi, può dire con certezza quale sia la verità. L’unico risultato di queste discussioni prolungate è stato di generare una grandissima confusione, che ha diviso gli appassionati fra credenti, scettici e dubbiosi. Vediamo di fare un po’ d’ordine.

I fatti: nel 1503 Pier Soderini, gonfaloniere della Repubblica Fiorentina, commissiona a Leonardo e Michelangelo di affrescare le pareti del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, assegnando a ciascuno una delle due pareti opposte. A Leonardo fu assegnata la raffigurazione della battaglia di Anghiari, uno scontro del 1440 fra milanesi e fiorentini e dunque rappresentativo dell’ideale di libertas caro alla Repubblica. Leonardo iniziò il lavoro con la tecnica dell’encausto, ovvero stendendo i pigmenti liquidi ed essiccandoli successivamente con il calore di grandi bracieri. Ma la grandezza dell’opera mise in crisi il suo sistema, poiché i bracieri non riscaldarono abbastanza l’ambiente, facendo colare sull’intonaco. Il dipinto non fu mai terminato. Con la salita al potere di Cosimo I Medici, Vasari fu incaricato di rappresentare la battaglia di Marciano, uno scontro fra senesi e fiorentini, sulla stessa parete del non-finito di Leonardo. Su questo dipinto, sopra una bandiera verde stretta da un rinnegato fiorentino, Vasari o chi per lui lasciò una scritta bianca: Cerca Trova. Si è certi che la parete dell’affresco di Vasari e quello di Leonardo sia lo stesso dalle parole del Vasari stesso.

Qui finiscono i dati storici e iniziano le supposizioni. Gli studi compiuti sull’affresco di Vasari hanno individuato un secondo muro sottostante, e le tracce di alcuni pigmenti, ma sono prove troppo deboli arrivare a una conclusione certa.

Masaccio, Trinità
Masaccio, Trinità

La maggior parte degli storici in realtà è convinta che “Cerca Trova” non abbia nulla a che fare con il dipinto di Leonardo: motti molto simili, fra cui il celebre verso di Dante «libertà va cercando, ch’è si cara/ come sa chi per lei vita rifiuta», comparivano spesso sulle bandiere degli esuli di Firenze o su quelle dei fiorentini stessi. Inoltre, la semplicità di due parole come “Cerca Trova” mal si adattano alla genialità di Vasari, finissimo umanista e raffinato artista, fra i più celebrati esponenti del manierismo. Più di un critico ha bollato questa soluzione “adatta a giochi da centri estivi”, sminuendo dunque il genio di Vasari, che avrebbe potuto escogitare ben altre sottigliezze per un nobile scopo come questo.

Ma l’arte, come sempre, non si lascia imbrigliare dalla logica. La “teoria del motto” ha un perfetto rigore storico e scientifico, ed è quasi perfetta. Appunto: quasi.

Cosa vuol dire “Cerca Trova”? Non regge come frase, non ha soggetto né congiunzione. Perché non “chi cerca trova”, o “cerca e trova”? Lo spazio c’era per aggiungere altro. Inoltre, perché non scrivere uno dei motti più famosi delle bandiere dei fuoriusciti, come il verso di Dante o almeno una parte. “Cerca Trova” è simile, ma non uguale alle scritte testimoniate delle bandiere. Ma soprattutto, se davvero la scritta era insignificante, perché metterla così in alto? Non avrebbe avuto alcun senso nasconderla. A meno che…

Il problema di “Cerca Trova” è che la teoria negazionista segue ragionamenti logici ineccepibili e realistici, ma deve inevitabilmente scontrarsi con un grande e inattaccabile precedente: la scoperta, nel 1860, della Trinità di Masaccio, proprio sotto un pala del Vasari. Pare che l’artista, incaricato di riaffrescare la parete della Trinità, abbia voluto salvare l’opera di Masaccio, spostandola e lasciandola pressoché intatta. Alcuni sostengono addirittura che Vasari abbia spostato l’opera di Leonardo da un’altra parte.

Se persino la logica e le prove si scontrano fra di loro, allora forse è meglio lasciare che siano le storie a volare libere su “Cerca Trova”, un mistero che forse non sarà mai risolto.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

4 Commenti
  1. Marco dice

    Gentile Dottor Mombellardo, come saprà la crittologia è la tecnica delle scritture segrete figlia del trattato ” De componendis cifris ” di Leon Battista Alberti, ed è la tecnica utilizzata affinchè un messaggio sia comprensibile solo alla persona a cui esso è destinato. Dal punto di vista della forma, del lessico e della grammatica la scritta CERCA TROVA su un vessillo verde nell’affresco di Giorgio Vasari “la battaglia di Scannagallo” è una evidente forzatura in quanto Giorgio Vasari (o uno dei suoi aiuti) avrebbe potuto scrivere CHI CERCA TROVA oppure CERCA E TROVA, ovvero le forme corrette di quel motto, riportate anche nelle edizioni del vocabolario degli “Accademici della Crusca” del XVII secolo. Il sottoscritto, da sempre interessato ai problemi di logica ed ai giochi matematici, ha interpretato quella incongruenza lessicale del messaggio come una sorta di licenza poetica atta a giustificare un gioco di parole, un anagramma, ottenendo subito le parole TORRE VACCA, ovvero il nome della torre di Palazzo Vecchio, nome in uso proprio in quegli anni in cui Giorgio Vasari affrescava ed abbelliva il Salone dei cinquecento. L’inizio dei lavori per la costruzione di Palazzo Vecchio nel 1299 viene attribuita dal Vasari ad Arnolfo di Cambio e se il Palazzo è il cuore pulsante di Firenze la torre della vacca ne è l’anima , come il Vasari stesso ci dice nella biografia di Arnolfo nell’opera “ Le vite de più eccellenti pittori, scultori e architettori” : … oltre che volsono ancora che si unisse et accomodasse nel palazzo la torre de’ Foraboschi chiamata la torre della Vacca, alta cinquanta braccia, per uso della campana grossa, et insieme con essa alcune case comperate dal Comune per cotale edifizio. Per le quali cagioni niuno maravigliare si dee, se il fondamento del palazzo è bieco e fuor di squadra, essendo stato forza, per accomodar la torre nel mezzo e renderla più forte, fasciarla intorno colle mura del palazzo, le quali da Giorgio Vasari pittore e architetto essendo state scoperte l’anno 1561 per rassettare il detto palazzo al tempo del duca Cosimo, sono state trovate bonissime. Avendo dunque Arnolfo ripiena la detta torre di buona materia, ad altri maestri fu poi facile farvi sopra il campanile altissimo che oggi vi si vede, non avendo egli in termine di due anni finito se non il palazzo, il quale poi di tempo in tempo ha ricevuto que’ miglioramenti che lo fanno esser oggi di quella grandezza e maestà che si vede… La torre della vacca viene, per volontà del comune di Firenze, letteralmente fasciata dalle mura del Palazzo dei Signori e inglobata fino all’altezza dei merli ed ogni volta che la campana suonava i fiorentini solevano dire “la vacca mugghia”, la vacca muggisce. (Guardando una foto della facciata di Palazzo Vecchio ci si accorge che sotto la torre di Arnolfo c’è una fila di finestre chiuse, quella è la Torre Vacca.) Grazie.
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  2. Ravecca Massimo dice

    Il più grande artista, che si raffigurò con l’ombra è la luce è Gesù di Nazaret, se la Sindone di Torino è un suo autoritratto di natura miracolosa. Al suo interno contiene la perduta o forse solo nascosta Battaglia di Anghiari di Leonardo. Tramite la somiglianza del volto contenuto nell’immagine della ferita al costato della Sindone, con il volto urlante del guerriero centrale, Niccolò Piccinino della Tavola Doria che della Battaglia di Anghiari di Leonardo realizzata a Firenze a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento, riproduce La lotta per lo stendardo. Cfr. ebook/kindle. Cfr. ebook/kindle. La Sindone di Torino e le opere di Leonardo da Vinci: analisi iconografica comparata.

    1. Bruno dice

      Ravecca Massimo l’italiano, la sintassi e la grammatica per te sono davvero ostiche, magari se rileggi il messaggio ti rendi conto che scrivi male male male.

      1. Ravecca Massimo dice

        C’è sempre qualcuno che quando gli indicano la luna, guarda il dito.

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