Lezioni d’Arte – Georges Seurat, il pittore che raggela l’emozione

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Il 1886 data dell’ultima mostra impressionista segna anche la nascita di un nuovo modo di dipingere, più scientifico e calcolato, che trova terreno fertile in Georges Seurat (Parigi, 1859-1891). Già gli impressionisti avevano scelto di dipingere con il colore accostato al proprio complementare per ottenere un maggiore effetto luminoso. Si è intuito come fosse l’occhio a percepire la realtà come un insieme di colori. Ecco che ogni immagine più variare al nostro sguardo in base alle condizioni atmosferiche e di luce. Lo ha dimostrato Claude Monet dipingendo la facciata della cattedrale di Rouen in momenti diversi della giornata, dal mattino a sera.

La Senna a La Grande Jatte, 1884

Il giovane Georges Seurat prosegue in questa direzione approcciando alla pittura come un architetto-pittore-scienziato, costruendo l’immagine meticolosamente, calcolando ogni elemento in modo scientifico. Espone proprio all’ultima mostra impressionista del 1886, da giovanissimo insieme ad altri artisti indipendenti, quello che fu considerato come una sorta di manifesto del nuovo modo di dipingere: Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte (immagine di copertina). Nell’opera, infatti, approfondisce le intuizioni impressioniste sul rapporto fra luce, colore e visione ottica nella rappresentazione della realtà.

Ne deriva un tecnica personale che richiama alla trama di una stoffa o ad un mosaico: i colori complementari accostati fra di loro non vengono più applicati sulla tela come virgole o tratti liberi ma diventano più precisi, come dei puntini. I francesi lo chiamano pointillisme e diventa il nome del movimento, tradotto poi in italiano come puntinismo o puntillismo, addirittura qualcuno ha osato chiamarlo coriandolismo. Per Seurat non è tanto fondamentale la forma usata nelle pennellate ma lo è la divisione dei colori, per questo preferisce parlare sicuramente di «divisionismo o luminismo».

 È nella retina dell’occhio dell’osservatore che l’immagine si trasforma secondo le leggi fisiche della natura umana.

Nel dipinto, dalle dimensioni monumentali, della domenica alla Grande Jatte il tema è tipico dell’epoca: un’immagine all’aperto di divertimento della borghesia parigina, sotto la luce del sole. Gli impressionisti avrebbero immortalato a suon di libere pennellate la vivacità di tutti i personaggi in riva alla Senna ma soprattutto il riflesso della luce nell’acqua. Seurat al contrario raggela il momento, immobilizza i suoi personaggi come fossero dei manichini. Distribuendoli di profilo o frontalmente sembra quasi prenderli in giro ritraendoli come una parodia. L’immagine è costruita con un procedimento scientifico, le linee verticali dividono il dipinto in due zone uguali ed è la signora che passeggia con una bambina, vista frontalmente, a rappresentarne la cesura.

Tutto ciò che vediamo è meticolosamente calcolato, non solo i rapporti dei colori abbinati (per esempio per ottenere l’arancione Seurat stendeva vicini puntini rossi e gialli), ma anche la disposizione delle figure, della luce e delle ombre. Seurat si era recato per due anni alla Grande Jatte per compiere i suoi studi, osservare la luce e i colori ed analizzare ogni visione. Non c’è nulla di improvviso o di emozionante.

L’emozione è come congelata, l’anima dei suoi personaggi sospesa, il loro volto indefinito. Non è importante cosa provano ma la loro disposizione nel paesaggio. Sarà il colore ad esprimere gioia, serenità o dolore e il nostro occhio a percepirlo.

Bagnanti ad Asnières, 1884

La luce si concentra nella parte centrale del dipinto, cattura l’osservatore e lo guida sugli elementi da squadrare. Lo porta sullo sfondo ad immaginare il movimento dei canottieri, lungo la riva fra coppie sdraiate e i cani che corrono, fino ad arrivare al primo piano d’ombra dove i volti dei personaggi sono più chiari e definiti e riusciamo a percepire anche la presenza di una scimmia.

Seurat morì molto giovane ma attraverso i suoi intensi studi ha lasciato aperta una strada da percorrere. Alla visione della Domenica alla Grande Jatte molti artisti lo seguirono adottando la tecnica della pennellata divisa, come Paul Signac e Camille Pisarro. Lo studio meticoloso, fortemente scientifico, non modificava per l’artista la creatività ma diventava uno strumento utile per riprodurre sulla tela la realtà, nel modo più concreto e veritiero possibile.

La scienza libera da tutte le incertezze e permette di muoversi in assoluta libertà.

David Sutter

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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