“Alla lavagna!”, su Rai Tre i bambini sono protagonisti

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Dal 12 novembre ogni sera, alle 20,20 su Rai Tre va in onda un nuovo programma dal titolo Alla lavagna!. Un format per la regia di Alberto Di Pasquale che in origine proviene dalla Francia, ma che poi si è diffuso anche in altri Paesi europei ed extraeuropei. Un format in cui la particolarità è data da chi è protagonista di ogni puntata (ognuna della durata di venti minuti circa): una classe di bambini di una scuola elementare. Infatti, sono proprio i piccoli studenti a mettersi in gioco e ad affrontare l’ospite diverso che ogni volta si presenta al programma, facendo domande sulla sua professione pubblica, e talvolta anche sulla sua vita privata, e facendo emergere così curiosità e riflessioni che, appunto, anche i bambini possono apprezzare.

Si sa che dal punto di vista didattico l’innovazione che un progetto porta con sé è ciò che può attrarre un giovane pubblico come quello nel caso in questione, e anzi, far sì che lo stesso pubblico diventi parte attiva. I bambini spesso non hanno peli sulla lingua, esprimono con spontaneità e semplicità i loro interrogativi e le loro emozioni, suscitando così simpatia ed empatia nel personaggio politico o dello spettacolo che sta affrontando l’intervista. Inoltre, per vivacizzare ogni puntata l’ospite è chiamato ad affrontare una piccola prova alla lavagna, anche con un cronometro, per far così presa sul suo pubblico e convincerlo con le sue argomentazioni.

Ad esempio, tra gli ospiti succedutisi finora abbiamo Milena Gabanelli, Rita Dalla Chiesa, Beppe Severgnini, Matteo Salvini, Claudia Gerini. A volte i bambini non conoscevano nulla del personaggio che avrebbero incontrato, e spesso tiravano ad indovinare su che mestiere svolgesse, però non appena venivano date loro informazioni a riguardo, ecco che la curiosità e la voglia di conoscere si impadronivano della classe. Una classe perfettamente in grado di gestire in autonomia la chiacchierata e l’intervista con gli ospiti alla lavagna. Infatti nell’aula non compare alcun insegnante o altri terzi.

Il giovane pubblico rimane inevitabilmente colpito, seppur con un po’ di ingenuità, dalle tematiche di attualità affrontate, quali, ad esempio, la sensibilizzazione alla questione della criminalità organizzata e del fenomeno Mafia, per cui Rita Dalla Chiesa è stata importante testimone col suo racconto del generale Carlo Alberto, suo padre. E poi, la relazione che lega il mondo della politica a quello dell’informazione, affrontato da Severgnini, e così via, insomma. Uno sguardo sulla società con un pizzico di ironia e di leggerezza, pur parlando di qualcosa di serio.

È molto probabile che le critiche non mancheranno per un programma televisivo come questo, dato che sono i bambini ad essere al centro della classe, e si può temere una sorta di propaganda per alcune argomentazioni trasmesse. Ma è anche vero che, se si vuole essere imparziali, ciò che conta in questo format è la didattica, in un senso ampio del termine. Far sì che in minima parte anche dei bambini possano sognare in un futuro di voler assomigliare a questo o a quell’altro personaggio che hanno avuto il piacere di incontrare, sulla cui professione si documenteranno non appena cresceranno un po’. E, appunto, una dose di leggerezza è quanto può servire per trasmettere un contenuto che, per una volta, non passa attraverso uno studio televisivo tradizionale.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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