«All art is not quite useless»: ricordando Oscar Wilde

Oscar Wilde

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«All art is not quite useless»: ricordando Oscar Wilde

Oscar WildeUno dei massimi esponenti del canone occidentale è senza ombra di dubbio lo scrittore irlandese Oscar Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900), autore del celeberrimo The Picture of Dorian Gray (1890, Il ritratto di Dorian Gray) e di spumeggianti pièce come la gustosissima The Importance of Being Earnest (1895, L’importanza di chiamarsi Ernesto).

Egli nacque nel 1854 a Dublino, figlio dell’oftalmologo e mitografo sir William Wilde e della poetessa irredentista e traduttrice dal tedesco Jane Elgee, la quale avvicinò il figlio al genere gotico grazie alla sua traduzione del testo Sidonia von Borcke, una strega vissuta subito dopo la morte di Lutero . A mio giudizio non furono tanto gli anni universitari e la conoscenza di Ruskin e Pater che avvicinarono Oscar Wilde all’Estetismo decadente della fine del secolo XIX, quanto la conoscenza del Cattolicesimo romano. Sebbene Wilde fosse stato battezzato nella Chiesa d’Irlanda (e fosse quindi anglicano), la madre aveva un grande interesse per la liturgia cattolica romana e, molto probabilmente, chiese un secondo battesimo per il figlio.

Il percorso letterario ed estetizzante di Oscar inizia negli anni Ottanta dell’Ottocento, grazie a diversi racconti, come la parodia delle storie di fantasmi The Canterville Ghost (1887, Il fantasma di Canterville), contenuto nella raccolta Lord Arthur Savile’s Crime and Other Stories (Il delitto di Arthur Savile e altri racconti). Nel 1889 lo scrittore dublinese pubblica una vera chicca per gli appassionati della misteriosa e romantica vicenda biografica di William Shakespeare, The Picture of Mr W.H. (Il ritratto di Mr W.H.). A giudizio di Wilde il misterioso dedicatario dei Sonetti del Bardo sarebbe da identificarsi nel giovane attore Willie Hughes, su cui vi sarebbe un gioco di parole nel Sonetto 20. 

Oscar WildeGli anni Novanta del secolo XIX rappresentano il trionfo letterario di Wilde, con la pubblicazione del suo magnum opus, The Picture of Dorian Gray. Nella seconda metà dell’Ottocento, il gotico rinasce come genere letterario nelle propaggini del Regno Unito, cioè Irlanda e Scozia. La Scozia, con Stevenson e il suo Jekyll and Hyde, aveva già contributo alla rinascita del genere, mentre l’Irlanda testimonia del grande successo del gotico grazie a Carmilla (1872) di Joseph Sheridan Le Fanu e il Dorian Gray di Wilde. Il testo riattualizza, nella cornice della Londra fin de siècle, il motivo plurisecolare del patto col diavolo: il giovane ed efebico Dorian Gray cede alla tentazione del moderno Mefistofele, il nobile amorale Henry Wotton, ed esprime il desiderio di non invecchiare mai. Come è noto, sarà il ritratto a invecchiare e assumere la bruttezza dell’anima e dell’immoralità in cui è caduto Dorian, la cui vita si spezzerà nel momento in cui distrugge il ritratto. Il gotico sottostà adesso ai canoni dell’Estetismo, ma, a mio parere, è sempre possibile rilevare motivi tratti dalla teologia riformata: lo stesso nome Dorian, che rimanda al carattere apollineo dell’architettura greca, è oscurato dal cognome Gray, a indicare il carattere peccaminoso e perfido della natura umana dopo la Caduta. Dorian è il prototipo dell’umanità dannata nella visione calviniana. 

Wilde riscopre il carattere spumeggiante della commedia inglese della Restaurazione (1660) calandolo sul finale del secolo. Ciò lo si rileva nella celebre e godibilissima pièce  The Importance of Being Earnest, che si configura come critica all’ipocrisia e alla falsità della società vittoriana, di cui Lady Bracknell e il protagonista, Jack Worthing, ne rappresentano gli esponenti più riusciti. Una piccola annotazione linguistica: l’opera è solitamente tradotta come L’importanza di chiamarsi Ernesto, a causa del ruolo fondamentale che questo nome gioca nel testo, ma, in realtà, sarebbe più opportuno tradurla come L’importanza di essere seri, in ragione del fatto che la serietà era la virtù fondamentale della società inglese dell’epoca, un fatto di cui Wilde si fa beffe. 

Il percorso letterario e umano di Oscar Wilde si conclude nel 1900 a Parigi, dove si era rifugiato per sfuggire a una società sorda e ipocrita che non accettava la sua omosessualità. Quando ebbi modo di vedere la sua tomba piena di dediche e baci a Père Lachaise sapevo che l’arte che egli aveva costruito non era inutile e che era, in fondo, un vero intellettuale inattuale (à la Nietzsche).

Oscar WildeAlla luce della mia esperienza irlandese, voglio spendere qualche parola su come Oscar Wilde vedrebbe oggi il suo paese: è mio convincimento che sarebbe sicuramente sorpreso e lieto di sapere che, per la prima volta, l’Irlanda ha un Taioseach (il primo ministro in lingua irlandese) dichiaratamente omosessuale, Leo Varadkar. Sarebbe senz’altro entusiasta per la mobilitazione di tre anni fa per garantire il matrimonio egualitario (divenuto poi un diritto costituzionale) e penso che, coi suoi spumeggianti e gustosissimi aforismi, si scaglierebbe contro l’ipocrisia del governo per il suo ritardo nel permettere alle irlandesi e agli irlandesi di esprimersi sulla legalizzazione dell’aborto. Grazie per tutto ciò che hai fatto, Oscar: abbiamo bisogno di persone come te al giorno d’oggi, pronte a denunciare le ipocrisie di una società sorda alle esigenze dei propri cittadini. Sono convinto che faresti molto nell’Irlanda odierna, un paese molto cambiato, ma che ancora ha diversi passi da fare nel campo dei diritti umani.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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