Lezioni d’Arte – Carlo Crivelli da osservare tutto in dettaglio

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Trittico di San Domenico, 1482-83, dettaglio

È un artista Carlo Crivelli (Venezia, 1435 – Ascoli Piceno, 1495) a cui la storia ha riservato poco spazio negli studi tradizionali eppure il pittore del primo rinascimento italiano è una fonte inesauribile di spunti, abile registra tridimensionale nelle sue pale d’altare della più meticolosa ritrattistica. Le sue opere sono ricche di dettagli quasi cinematografici, l’occhio si perde nei meandri dei suoi numerosi e doviziosi particolari, così veri e palpabili. Se ci soffermassimo su ogni dettaglio, come la sua arte merita, impiegheremmo moltissimo tempo per la lettura di una sola opera.

Non a caso quando i commissari napoleonici ricevettero l’incarico di depredare le opere d’arte più preziose in Italia, nelle Marche si soffermarono sulle opere di Carlo Crivelli, all’epoca un artista poco conosciuto. Sicuramente saranno stati rapiti dalla preziosità decorativa delle sue immagini e dalla precisione maniacale della sua rappresentazione. Madonne ingioiellate da pietre preziose, Santi coperti da manti dalle trame fitte e ornamentali, come amavano i fiamminghi, particolari di miniature sparse come enigmi nei suoi quadri. Gli interni degli edifici prospettici, la decorazione ricca anche nei cornicioni e i paesaggi naturalistici sullo sfondo. Niente sfugge all’occhio e al pennello attento di un artista come Carlo Crivelli.

L’Annunciazione con Sant’Emidio, 1486, dettaglio

Prendiamo in esame il Polittico di San Domenico (1482-83), detto anche Trittico di Camerino, un’opera dalle lunghe vicissitudini, vittima del trafugamento napoleonico. A Brera è possibile ora vedere i pannelli riuniti, ricostruiti come l’unità originaria, in una nuova cornice ritinteggiata d’oro.
Immaginando di zoomare sui Santi Pietro e Domenico, a sinistra, ci troveremmo davanti dettagli commoventi, fortemente realistici. Il manto di San Pietro possiede le miniature ritratte dei padri della chiesa, un velo dalla perfetta trasparenza lo ricopre fino alle caviglie, a saltare all’occhio è la fibbia d’oro con buchi neri, tipicamente medievali, destinati a contenere pietre dure che insieme alla resa delle grandi chiavi rendevano la pala tridimensionale. Tutto sembra così reale.

Crivelli fa sfoggio di tutta la sua abilità tecnica mostrando precisione nei dettagli, anche nelle piccole dimensioni. I fiori, carichi di simbolismo cristiano, e i frutti sono gli ornamenti prediletti delle opere sacre, così veri da spingere l’osservatore a raccoglierli. L’influenza dell’arte orafa è una costante della sua tecnica pittorica, lo si nota negli sfondi dorati e nella resa di tutti i minuziosi particolari.

L’Annunciazione con Sant’Emidio, 1486

Capolavoro è considerata l’Annunciazione di Ascoli (o Annunciazione con sant’Emidio) del 1486 dove potremmo giocare a scovare quanti più oggetti possibili. L’artista fa indigestione di dettagli, inseriti in un abile scorcio prospettico, conquistandosi indubbiamente il titolo di maestro. Il letto rifatto della Vergine, l’albero in vaso fuori dalla finestra ma protetto dalla grata, come allusione simbolica e ancora la natura morta di libri e candele sulla mensola, sono tutti elementi che fanno divertire il pittore, intento a riprodurli quanto più fedelmente possibile. Tripudio decorativo nei bassorilievi degli edifici, delle trame dei tappeti e anche nel manto del pavone. Infine non sfuggono all’occhio attento i cittadini che animano la strada di Ascoli, in cui è ambientato l’evento divino, un notaio, un uomo in attesa dell’annuncio papale, un frate ed un uomo che si copre il volto dalla luce del sole.

Un artista tutto da scoprire, Carlo Crivelli, osservando ogni opera in dettaglio mettendo a fuoco ogni minimo elemento compositivo. Tocca a noi dargli la giusta rilevanza in una storia dell’arte che lo ha rilegato nelle retrovie.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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