Tina Turner: una donna, un simbolo, una leggenda

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Capelli da leonessa, tacchi alti, gambe «ipercinetiche», voce graffiante e inconfondibile: è Tina Turner (Nutbush – Stati Uniti, 26 novembre 1939), un uragano di energia senza età.

La regina incontrastata del rock, la cui grinta ha fatto impazzire entrambe le sponde dell’Atlantico, non smette di svolgere un ruolo fondamentale, iconico, sulla società e sul presente. Smesse le vesti da tigre da palcoscenico e ritiratasi nella sua splendida villa elvetica, decide di ripercorrere i suoi successi, i momenti bui e difficili e le conseguenti rinascite, in una sorta di memoir limpido e coinvolgente, My love story, tradotto e pubblicato dalla casa editrice Harper Collins Italia il 22 novembre scorso.

Ho fatto cose pericolose, e ne ho subite, ma all’ultimo minuto c’era sempre qualcosa che mi diceva che era ora di scappare, come potevo sopravvivere. Qualsiasi cosa mi sia successa, l’ho sempre superata. Ho deciso che doveva significare qualcosa, che forse, tutto sommato, dovevo vivere. Forse sono qui per una ragione. E forse la ragione è condividere la mia storia con voi.

Ike e Tina Turner

Nata come Anna Mae, Tina ripercorre la sua infanzia a Nutbush, tra l’indifferenza della madre e il precoce amore per la musica, fino al fatidico incontro con Ike Turner, a quell’epoca leader dei Kings of Rhythm. Fu allora che la piccola Ann, appena ventenne, si trasformò in Tina e legò la sua fortuna lavorativa al nome del suo futuro marito Ike, fondando un duo di grande successo: l’Ike and Tina Turner Reveu. Ma nonostante l’exploit musicale, quell’energia dimostrata sul palco celava una situazione domestica tormentata, fatta di violenze ed intimidazioni.

In un modo perverso i lividi, il naso gonfio, l’occhio nero, il labbro rotto erano i segni della sua proprietà. Un modo per dire: è mia e posso fare quello che voglio.

Tina si ritrovò intrappolata in un inferno chiamato Ike Turner, fatto di cocaina, tradimenti e botte. Finché un giorno, dopo l’ennesima lite, si rese conto che doveva trovare il modo di uscirne e, raccogliendo tutte le forze scappò, col viso ancora gonfio e gli abiti macchiati di sangue, in tasca 36 centesimi e una carta per la benzina.

Sembrava tutto contro di me: l’età, trentanove anni, il sesso, il colore della pelle e i tempi che correvano. Ma sapete che cosa rispondo quando mi chiedono: “Che cosa fai quando è tutto contro di te?” Io dico: “Vai avanti. Vai avanti senza fermarti. Non importa se ti arriva uno schiaffo in faccia, tu porgi l’altra guancia. E il dolore che senti? Non puoi fermarti a pensare a quello che ti hanno fatto, adesso in passato. Devi solo andare avanti”

E così fece. Tina Turner andò avanti e, come una fenice, ormai quarantenne, con coraggio e fatica rinacque.

Nelle intenzioni della cantante My love story non doveva essere un mero resoconto delle sue vicende con Ike, ma piuttosto la testimonianza del suo riscatto e della sua seconda vita.

Tina Turner e David Bowie in concerto

L’autrice quindi ripercorre i suoi successi degli anni Ottanta, da Private DancerWhat Love Got to do with It, fino all’incontro con il vero grande amore della sua vita. Condivide ricordi e aneddoti dei migliori anni della sua carriera, trascorsi a fianco di grandi personalità come David Bowie e Mick Jegger. Non evita di confidare ai suoi lettori le difficoltà degli ultimi anni, tra malattia e dolori familiari, dimostrando, per l’ennesima volta, una forza d’animo straordinaria.

My love story non è solo un’autobiografia. È piuttosto un libro di sentimenti, di coraggio, d’amore. Tina Turner continua a rappresentare un simbolo per chi, uomo o donna che sia, si trovi intrappolato in un baratro di difficoltà. La sua carica, la sua voglia di vivere, il suo spirito rock senza età continuano a infondere coraggio, non più dall’alto di un palco, ma tra le pagine di un libro, testimonianza di una donna diventata leggenda.

David Bowie mi chiamava “fenice rinata dalle ceneri”. So che sembra banale, ma detto da lui era pura poesia e le sue parole esprimevano esattamente le mie emozioni. […] Io ho vissuto la mia vita nell’unico modo che conoscevo, e ne è uscito qualcosa di buono. Non avrei mai immaginato di poter avere un impatto così forte sugli altri, ma sono felice che una storia come la mia possa essere fonte di ispirazione.

Deborah Gressani per MIfacciodiCultura

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