Un mondo in balìa degli haters: il rapimento di Silvia Romano ci consegna ad una realtà inguardabile

Silvia Romano e chi s'impegna per cambiare il mondo. In meglio.

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Abbiamo letto. Tutto e di tutto. Lo facciamo sempre, per indole, per interesse, per correttezza. A volte, è più difficile del consueto, anche se consueto e orrore stanno oggi tendendo a coincidere, secondo una curva iperbolica sempre più vertiginosa. A volte è più difficile, forse perché abbiamo appena avuto modo di intervistare un altro portatore di sorrisi, Mattia Bidoli in arte Flip, giocoliere di strada, un ragazzo che va in zone di guerra per portare il sorriso sulla faccia di bambini che probabilmente non sanno nemmeno di avere i muscoli per produrre quella specie di solco in mezzo alla faccia, che scopre i denti ed illumina gli occhi. È un’esperienza impagabile, dice Flip, lo racconta in un libro, Magamondo, che ha un sottotitolo che dovrebbe colpire: Cambiare il mondo un sorriso alla volta. Abbiamo letto anche quello, e abbiamo letto che anche Flip ha rischiato di venire rapito, in uno dei Paesi dove è andato a portare il suo contributo all’umanità più diseredata che possiate immaginare. Silvia Romano invece è stata rapita per davvero. In Kenya. Dove tanti italiani bravi e produttivi vanno a passare settimane in piscina nei resort, a fare safari, a far turismo sessuale a prezzi da discount – chiamiamoli col loro nome, stupri organizzati. È una cooperante, Silvia Romano. Va in posti abbandonati dall’umanità, a fare quel poco che si può. Portare sorrisi, per esempio. Abbiamo letto la notizia del suo rapimento, e i messaggi di solidarietà, innumerevoli, in verità. Ma abbiamo letto anche i commenti degli haters. Orde di barbari sbavanti, armati di cellulari prodotti da piccoli schiavi, ben vestiti e in attesa, appena lanciati i loro messaggi di odio, di approfittare delle offerte del Black Friday. Senza vergogna di se stessi. Torme di Imbecilli che alternativamente inneggiano all’aiutarli a casa loro, e poi dicono che la cooperazione non è aiutarli a casa loro, non è aiutarli, e comunque andrebbero aiutati prima gli italiani. Andrebbero costruite infrastrutture, berciano costoro, forse sperando che il plurisecolare saccheggio del Terzo Mondo possa continuare all’infinito, come la crescita secondo gli economisti da salotto. Ggente che si sente detentrice di qualche sordida verità a pensare a quanto potrà mai costare riportare Silvia Romano a casa, naturalmente sperando che prima venga stuprata da suoi rapitori. Torturata, magari, anzi possibilmente. Perché è andata ad aiutare persone che, naturalmente, non andavano aiutate: e quindi va punita. Tanto più punita in quanto donna, che va ad operare tra i negri. Si intrecciano i motivi d‘odio, cieco e ottuso come è sempre l’odio aprioristico, nei confronti di Silvia Romano ma anche di chiunque dimostri un senso empatico. Giobbe Covatta, che coopera con AMREF, ha detto di non aver mai pensato che fare volontariato fosse nobilitante, ma che è fuori da ogni logica considerarlo una colpa. Ma Homo homini lupus, a dirla con Hobbes, naturalmente: l’Aquarius, gli SPRAR, i decreti anticostituzionali, rientrano tutti in questa filosofia aberrante. Noi, alcuni di noi, non riusciamo ad accettare che distruggere sia l’unica scelta, come dice una grande poetessa. Ma cosa pensare di quelli che vorrebbero abbandonare Silvia Romano nelle mani dei suoi rapitori? Dobbiamo renderci conto che è pressoché inutile cercare il dialogo con costoro. Tentare di farli ragionare. Mancano i presupposti, culturali, morali, logici. Far capire la logica dell’ubuntu, anche in presenza del fatto che si riceve il male, un rapimento, pur avendo tentato di operare per il bene. Li chiamiamo haters, e va bene, è un termine che opera una sintesi valida almeno sul comportamento fattivo. Ma nulla ci dice questo termine, haters, odiatori, sulle ragioni dell’odio. Abbiamo letto, tanto: anche cose come Psychopathia Sexualis. Il vostro odio è una parafilia. Siete malati: guardate quanto vi eccita l’idea che Silvia Romano venga stuprata, torturata. Guardatevi dentro, questi auguri sono un transfert, sperate che altri facciano per voi quello che non avreste il coraggio di fare in prima persona. Sociopatici al massimo grado, untori di una sociopatia collettiva. Mostri di Chtulhu. Potenziali serial killer che si eccitano all’idea della paura di questa ragazza rapita, maltrattata, ad immaginare l’odore della sua paura, a pensarla legata, in balìa di sconosciuti.  Devianze, siete dei mutanti, non più degni di considerazione dei virus, perché con le vostre caratteristiche l’Homo Sapiens si sarebbe estinto prima di sviluppare una qualsiasi forma di civilità. L’inferno sono gli altri, diceva Sartre, lo citiamo spesso. Questa sorta di disfattismo pseudopatriottico sta avvelenando il nostro patto sociale. Perché siete malati, ma siete anche una malattia, un tumore che secerne tossine. E siete malati, ma questa non è una giustificazione: al limite può essere una diagnosi, e se anche non siamo titolati a fare una diagnosi clinica sui singoli soggetti, la facciamo sulla società che state foggiando a vostra immagine e somiglianza. Per questo, saremmo titolati ad odiarvi: secondo il paradosso dell’intolleranza ne avremmo tutto il diritto. Eppure no, stolidamente e pervicacemente non vi odiamo, haters che vi state accanendo su Silvia Romano e su tutti coloro che cercano di essere esseri umani. Non serve, ci pensate già voi, fa parte dell’eziologia del vostro male oscuro. Xenofobia può essere un termine di accezione enorme, l’etimologia è generica. Paura del diverso. Tutto quello che è diverso, da voi nella fattispecie: presi uno ad uno, si finisce per odiare tutto, aiutati da una stupidità senza limiti, quella sì senza confini, ché solo la stupidità può vedere diverso e pericoloso ciò che è solo una variazione su tema, sul tema dell’umanità. La stupidità genera paura, la paura genera odio, anche autodiretto. Odiate voi stessi, prima delle Silvia Romano, dei diseredati della Terra che gioite a lasciar annegare in mare. Odiate la vostra piccolezza, haters, la vostra codardia, la vostra stupidità, inadeguatezza e miseria morale. Sapete una cosa? In questo avete ragione.

Odiatevi pure, avete tutti i motivi.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Catharine Gibbs dice

    Non ho mai capito perchè alcuni credano che non si può contemporaneamente aiutare i bisognosi in altre paesi e chi ha bisogno nel proprio! Come dire-ho due figli ma solo abbastanza amore per uno dei due.
    Quando leggo quello che scrivano i cosidetti haters, dispero per l’umanità.

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