René Magritte, le “saboteur tranquille” del Surrealismo belga

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Il 21 novembre 1898 nasce a Lessines, una piccola e graziosa cittadina belga, René François Ghislain Magritte, una delle figure più importanti del movimento surrealista. Viene spesso appellato come le saboteur tranquille, denominazione perfetta per un artista che ha saputo rivoluzionare il modo di osservare il mondo con la delicatezza di chi lo percorre in punta di piedi, riuscendo a insinuare costantemente dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso.

René Magritte inizia a lavorare come grafico (mestiere che influenzerà fortemente il suo stile pittorico, che farà sempre riferimento al mondo dell’illustrazione), avvicinandosi ben presto ai vari movimenti d’avanguardia che negli anni ’20 del Novecento stavano infiammando l’Europa. Le prime ispirazioni vengono tratte dal Cubismo e dal Futurismo, ma sarà la scoperta della Metafisica di Giorgio de Chirico a rappresentare il punto di svolta per il suo futuro approccio alla pittura.

De Chirico, secondo Magritte, era infatti riuscito a realizzare una cesura netta con l’arte che lo aveva preceduto, rompendo definitivamente tutti gli schemi mentali e compositivi che fino al quel momento, anche nell’ambito delle avanguardie, venivano seguiti dalla maggior parte degli artisti. La metafisica rappresentava una realtà distorta e misteriosa, regolata da un’eterna dimensione di sogno, accostando oggetti quotidiani in maniera assurda, volta a destabilizzare lo spettatore. Ed è proprio questa visione del mondo ad affascinare Magritte che nel 1925 aderisce al gruppo surrealista di Bruxelles. In questo contesto, egli inizia la sua creando nuovi mondi e nuove realtà, proprio come accade durante i sogni, cercando in questo modo di ottenere qualcosa di più reale della realtà stessa.

René Magritte, La Trahison des images (Ceci n’est pas une pipe), 1928

Nel 1926 René Magritte incontra André Breton, teorico e leader del movimento surrealista, e l’anno successivo tiene la sua prima mostra personale a Bruxelles. Nel 1928 dipinge la Trahison des images (Ceci n’est pas une pipe), enigmatico e sconcertante dipinto divenuto simbolo della sua visione della realtà.

L’artista decide successivamente di trascorrere tre anni a Parigi con la moglie Georgette, per poi tornare in Belgio nel 1930. Da questo momento in poi, René Magritte vive il suo periodo artistico più proficuo, ricco di sperimentazione e ricerca. L’artista sviluppa sempre più la tendenza illusionistica, affine alla pittura metafisica, di accostare oggetti decontestualizzati e tra loro estranei, dalle proporzioni sfalsate, con lo scopo di creare cortocircuiti visivi che suscitino straniamento nello spettatore.

René Magritte, La Battaglia delle Argonne, 1959

Renè Magritte muore a Bruxelles il 15 agosto 1967. La sua eredità conta più di 800 dipinti e disegni, molti dei quali diventati il simbolo dell’enigmatica e indecifrabile condizione vissuta dalla popolazione europea nel periodo tra le due guerre. Fantastici e misteriosi universi abitati da metamorfici oggetti e personaggi sono i soggetti principali delle sue opere, che sono allo stesso tempo ipnotiche e angoscianti. Egli, con la sua pittura, vuole “sentire il silenzio del mondo“, fermare lo spazio e il tempo, scostandosi quindi dall’onirismo paranoico di Salvador Dalí e dalle pulsioni dell’inconscio. Si afferma così come l’artista del non-senso e dello spaesamento, riuscendo sempre a mantenere una poesia e una delicatezza capaci, senza mai alcuna esagerazione, di inquietare e incantare chiunque osservi la sua arte.

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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