Banksy: l’anti-brand tanto amato dai Brand

Banksy al Mudec di Milano

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Paradosso? No. E’ proprio il sistema capitalistico in cui viviamo. E’ esattamente quello che ci ha sempre gridato proprio lui: Banksy.

A Banksy, l’artista che sicuramente di marketing si intende bene, il capitalismo, le multinazionali, i grandi brand che assediano e tediano il più delle volte questa opulenta società consumistica non gli sono mai, a piena ragione, andati a genio. Così come non ha mai gradito il sistema dell’Arte istituzionalmente concepito chiuso in un museo. L’Arte per Banksy appartiene a tutti e la strada è esattamente la proiezione democratica del suo concetto di Arte. Rivoluzionario? Forse per ciò a cui da secoli siamo abituati. Sicuramente geniale nei contenuti: di un’intelligenza raffinata i suoi messaggi. Specialmente quando usa magistralmente il registro dell’ironia che rende omaggio alle menti in grado di coglierla. E al contrario di quello che si dice troppo facilmente, no, non è per tutti: è sottile. Dietro al primo senso se ne scoprono altri più sottili come se ogni significato fosse significante di un altro significato ancora in una sorta di costruzione di matrioske semantiche. Ebbene, l’Arte di Banksy è ora a Milano.

Da domani fino al 14 aprile del 2019 “A Visual Protest. The Art of Banksy” è la mostra che prova a raccontare il mondo dell’artista di Bristol (città che si presume gli abbia dato i natali, visto che realmente non si sa chi sia davvero questo genio della Street Art). E prova a farlo, appunto, in un museo: il Mudec, il Museo delle Culture di via Tortona a Milano. La mostra, però, non è stata autorizzata dall’artista che tramite mail dell’ufficio stampa ha fatto sapere di essere assolutamente contrario. Chissà, probabilmente non era entusiasta che le sue manifestazioni artistiche venissero rinchiuse (ancora!) in un edificio.

Avendo visto la mostra in anteprima, curata in maniera decisamente accademica, precisa nei dettagli informativi da Gianni Mercurio, provo a comprendere il perchè della non autorizzazione.

L’Arte di Bansky va vissuta nel suo contesto. Proprio per quel metatesto estremamente intelligente di cui l’artista si fa portavoce. Estrapolata dalla strada o dal luogo su cui è nata, diventa facilmente merchandising intellettualoide.

La fiera forza emotiva del messaggio di Banksy non può essere ridotta a merce da catalogo.

Le sue provocazioni vanno oltre l’opera come oggetto, diventano parte del contesto in cui crescono.

La mostra restituisce però, e questo è opportuno sottolinearlo, le informazioni importanti del percorso storico di quest’artista e rende dignitosamente omaggio alla novità rivoluzionaria di Bansky laddove usufruisce della multimedialità per spiegare attraverso video, foto e suoni la rilevanza della sua genialità in tutti i luoghi del mondo dove si è manifestata. In tal senso, il lavoro svolto dal Mudec in collaborazione con il Comune di Milano, 24 ore Cultura, Gruppo 24 ore e MadeinArt è decisamente apprezzabile.

Impressionante constatare il numero di sponsor e media partners: Fidelity International, Now TV, Aviva assicurazioni, Trenitalia, Trenord, ATM, COOP, Fondazione Deloitte, Koelliner (official car), Lavazza (coffee partner), Poretti (birra ufficiale), Magna Pars Hotel (hospitality partner), Vice (media partner) e Rinascente. Insomma, un carrozzone di brand promuove l’artista che odia i brand (!).

Ancora una volta Bansky ci ha visto decisamente lungo.

D’altronde, la storia ci insegna:

L’arte non è uno specchio cui riflettere il mondo, ma un martello con cui scolpirlo.

Vladimir Majakovskij

 

Valentina Ferrario

2 Commenti
  1. Mario Arcangioli dice

    Ciao Valentina, i tuoi commenti e le recensioni sono sempre illuminanti. Non mi attirava Banksy, ma ora mi pento di non essere venuto ad ascoltare la tua presentazione.

  2. Mario Arcangioli dice

    Comunque, alla prossima!

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