Gio Ponti, il bambino coi capelli d’argento

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gio ponti 3Torino, Palazzo Madama: mi sono da poco lasciato alle spalle la stupenda Sala del Senato, ornata in alto di un magnifico affresco neoclassico di divinità arcadiche. Poco prima ero entrato in una piccola stanza in cui fra alcuni oggetti della vita quotidiana di palazzo, mi sono trovato davanti a Vittorio Alfieri, che per un astigiano come me rappresenta praticamente tutto. Quando però entro in questa nuova stanza, così diversa, moderna rispetto alle altre, la prima frase che sento è questa: «Cinguettate bambine, cinguettate!»

Dopo qualche attimo di smarrimento, capisco che proviene dal televisore posto accanto alla porta, in cui sta andando in loop un vecchio documentario in bianco e nero della RAI. Incuriosito da un’esclamazione così atipica, mi fermo davanti al televisore, per scoprire chi e perché avesse detto un qualcosa di tanto strano. Dopo venti minuti ancora non lo avevo scoperto, ma ora sapevo a chi era dedicata quell’esposizione: Gio Ponti.

gio ponti 2Definirlo un architetto è tremendamente riduttivo: Gio Ponti (Giovanni Ponti, Milano, 18 novembre 1891 – Milano, 16 settembre 1979) era un autentico esteta con una passione fanciullesca per il Bello, e una capacità tutta personale di vedere la bellezza di un un oggetto prima ancora di farlo.

Nelle numerose lettere esposte nella mostra Gio Ponti e la Richard Ginori, l’eleganza della modernità di Palazzo Madama, Ponti non si limitava a descrivere l’oggetto da creare, m
a ne parlava come se fosse un essere vivente, un figlio del suo genio creativo e della sua incantata fantasia. Augusto Richard, titolare della Richard-Ginori, una delle più importanti fabbriche di porcellane del tempo, guardava meravigliato quelle lettere, e le trasformava in capolavori reali. La mostra, oltre alle lettere di Ponti a Richard, espone anche settantatré di questi capolavori grazie al sostegno dell’Associazione Amici di Doccia, che da sempre si occupa di tener viva l’opera di Ponti, la cui idea del mondo industriale era così bella e innovativa che venne rubata da un altro storico personaggio del nostro Novecento: Adriano Olivetti.

gio ponti 1Guardando le lettere e gli schizzi di Gio Ponti si può vedere chiaramente che in questo grande, grandissimo umanista dell’architettura veleggiavano i sentimenti e i desideri di un bambino: ora, finalmente capisco il suo mondo, proprio mentre sto per abbandonare la stanza. Alla televisione un vecchio fanciullo dai capelli d’argento sta parlando davanti a due bambine che giocano:

Io voglio avere sempre tanti bambini intorno. Cosa c’è di più bello della voce di una bambino, così ricca di emozioni e piena di vita? Avanti, cinguettate bambine, cinguettate…

Poco tempo fa si era parlato di quanto Torino stia investendo sulla cultura: questa esposizione, per quanto piccola, è uno dei tanti fiori all’occhiello di un luogo, Palazzo Madama, stupendo, ma davvero stupendo.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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