Mario Soldati: artista poliedrico, cantore dell’identità italiana

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Mario Soldati: artista poliedrico, cantore dell’identità italiana«Il vino è la poesia della terra»: questo può essere considerato come l’aforisma più rappresentativo di Mario Soldati (Torino, 17 novembre 1906 – Tellaro, 19 giugno 1999). Artista dai molteplici talenti, Soldati è stato uno scrittore, saggista, giornalista, regista, sceneggiatore, nonché autore televisivo: lo si può considerare in un certo senso uno dei precursori di quelli che oggi si definiscono “intrattenitori” o “storytellers”, cioè personaggi che cercano di raccontare storie a prescindere dal mezzo utilizzato. L’autore si cimentò in una molteplicità di campi in modo proficuo in ognuno di essi, caratteristica che lo pone tra i grandi narratori di un’Italia che mutò radicalmente dal primo dopoguerra al 1999, anno della sua morte.

arton40055Parlando del Soldati scrittore non si può non richiamare una delle opere che lo portarono alla notorietà tra i lettori: Le lettere da Capri. L’opera viene premiata col Premio Strega del 1954: si presenta come un racconto autobiografico dove intorno alle vicende di un regista, Mario, si sviluppa la storia di Harry, giornalista e studiosa d’arte statunitense, che vive in Italia con la moglie Jane, la quale, però, non è realmente amata dal marito che, dunque, si ritrova morbosamente attratto da Dorothea, una prostituta romana. Il rapporto extraconiugale di Harry porterà quest’ultimo a seguito di una serie concatenata di eventi, a scoprire delle lettere che testimoniano la relazione segreta della moglie con un certo Aldo. Il romanzo ripercorre l’esperienza fallimentare del primo matrimonio di Soldati con l’americana Marion Rieckelman, sua ex studentessa nel periodo in cui l’italiano insegnò alla Columbia University nel 1929, infatti l’autore descrive l’infelicità del rapporto coniugale distrutto dal peso delle convenzioni sociali.

Ma, oltre che scrittore, Mario Soldati fu prima di tutto un regista: è in questo campo che mosse i primi passi. I film più rilevanti della sua videografia sono Piccolo mondo antico (1941), La provinciale (1951) e Policarpo, ufficiale di scrittura (1959). Il primo è tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro che racconta delle tristi vicende dell’amore tra Franco e Luisa ai tempi della dominazione austriaca e della guerra di Crimea nella metà del ‘800. Il lungometraggio è in pieno stile calligrafista, la corrente cinematografica che si caratterizza per volontà di affrancarsi dalle altre arti e per i riferimenti letterari, elementi produttivi di un cinema formalmente complesso e contaminato da influenze europee. Lo stesso si può affermare per quanto concerne La provinciale, la cui trama è tratta da un racconto omonimo di Alberto Moravia ambientato a Lucca. E da ultimo, in ordine di tempo ma non d’importanza, Policarpo, ufficiale di scrittura, la cui trama racconta della storia di due famiglie tra cui non scorre buon sangue, quella del Policarpo De’ Tappetti e quella del suo capo d’ufficio, il Cavalier Pancarano: inizialmente il figlio del secondo, Gegè, si invaghisce di Celeste, figlia di Policarpo, ma il cavaliere è contrario al matrimonio perché desideroso di imparentarsi con una donna nobile, e dunque riesce a spezzare la relazione gettando il figlio nelle mani di una vecchia fiamma, Edelweiss, ritenuta essere una nobildonna sulla base di un malinteso circa questioni genealogiche, come si scoprirà successivamente al matrimonio di Gegè con quest’ultima, mentre Celeste finirà per sposare il meccanico Mario. Il film vinse il premio come miglior commedia al Festival di Cannes del 1959.

cinema20-gInfine è indispensabile ricordare la carriera di Soldati come autore televisivo: su tutti il suo programma più famoso fu Viaggio nella valle del Po – Alla ricerca di cibi genuini. Questo è un esempio della capacità dell’artista torinese di precorrere i tempi, infatti questo fu il primo esempio nella neonata RAI del format del viaggio gastronomico: Mario Soldati percorre gli scenari della pianura padana in cerca di alcune delle eccellenze gastronomiche del nostro Paese in un’epoca, quella dell’immediato secondo dopoguerra, nella quale c’era la necessità di riscoprire le radici comuni di un popolo, il senso della famiglia e dello stare insieme dopo i cruenti avvenimenti bellici. Fece questo attraverso ciò che più di altro è identificativo di una comunità: le proprie tradizioni culinarie.

Mario Soldati fu essenzialmente un curioso, uno sperimentatore, spinto dalla volta di reinventarsi continuamente, ma senza mai perdere la sua vocazione per l’arte che diede senso alla sua vita: il racconto.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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