Giuseppe Verdi, “Dipingi d’ispirazione, e quel che vien viene”

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Che tutto sia come deve essere: vero e bello. Non ti dar dunque nessun pensiero. Dipingi d’ispirazione, e quel che vien viene.

Che tutto sia come deve essere1
Gli Ossessi – Domenico Morelli

Scriveva il 14 maggio 1873 Giuseppe Verdi, rassicurando il grande pittore napoletano Domenico Morelli in quel frangente incerto sul soggetto della tela Gli Ossessi, che sarà poi collocata nella Casa di Riposo per Musicisti – Fondazione Giuseppe Verdi.
La lunga amicizia, come ampliamente documentato dalle cronache dell’epoca e dalla corrispondenza epistolare tra i due personaggi, mette in luce la sensibilità degli intellettuali del secondo Ottocento e l’esigenza di sperimentare forme espressive che dessero nuova voce all’emozioni. Se l’espressione è figlia della tecnica, o viceversa, questa è una delle questioni che più animarono il dibattito di quegli anni e, come ricorda Benedetto Croce nel 1915:

“Io dipingo le mie idee” dice Watts,
“Io fisso su materia durevole le mie idee, i miei pensieri, le mie sensazioni” dice Krugler,
“Io sento di dipingere, di rappresentare figure e cose non viste, ma immaginate e vere ad un tempo” dice Morelli.

Morelli e Verdi si erano incontrati a Napoli nel’45 in occasione della prima dell’Alzaia al teatro San Carlo di Napoli, quando il pittore stava maturando un nuovo modo di pensare alla pittura affinché le opere esprimessero i veri sentimenti dell’uomo filtrando la realtà, epurandola di ogni sovrastruttura scaturita dalla ricercatezza di un ideale equlibrio cromatico e compositivo. Giuseppe Verdi era un uomo tanto umile quanto acuto e intuitivo, oltre che dotato di una grande intelligenza e forza di volontà. Nel 1873 tornato a Napoli per la rappresentazione dell’Aida chiese all’artista di dipingere per lui un quadro. Domenico Morelli a lungo progettò l’opera, come documentano i numerosi disegni e il bozzetto oggi alla G.N.A.M. di Roma, confrontandosi con Verdi sia sul soggetto sia sui colori da prediligere.

Che tutto sia come deve essere
Le tentazioni di S. Antonio – Domenico Morelli

Il pittore inizialmente aveva immaginato una tela grande con dei fiori gialli sul fondo, ispirato dalla personalità e dall’amore del musicista per la vita di campagna, poi incoraggiato a seguire l’ispirazione decise di rappresentare Cristo nel deserto collocandolo al centro della scena come in una quinta teatrale.
Quello che Verdi chiamava il mio Cristo, sollecitando la consegna del capolavoro, non è il vero protagonista perché a dominare sono la luce ardente, il paesaggio arido e queste figure – che sembrano intralciare il passo dell’uomo divino – sono disperazione, abbandono, dolore, presagio di morte, polvere. La tela, ispirata alla Vie de Jésus di Joseph-Ernest Renan, fu terminata tra il 1873 e il 1876.

Il 24 dicembre 1871 al Teatro khediviale dell’Opera del Cairo grande successo aveva riscosso la prima rappresentazione dell’Aida, opera in quattro atti di Giuseppe Verdi, basata su un soggetto originale dell’archeologo francese Mariette, commissionata da Isma’il Pascià, Chedivè d’Egitto.

Conti nel 1927 così descriveva l’atmosfera del periodo:

Erano i giorni dell’Aida, e Morelli, che aveva già iniziato spiritualmente il viaggio d’Oriente, trovò un compagno. Percorsero l’uno e l’altro le medesime regioni e le videro senza averle mai visitate.

Esito tra i più alti fu Le tentazioni di S. Antonio del 1878, definito da Verdi un capo-d’opera nonostante le critiche dei colleghi all’Esposizione di Torino. Anche questo dipinto fu preceduto da una lunga serie di pensieri, schizzi, disegni, e da una prima redazione di dimensioni minori a dimostrazione che, pur seguendo il talento e l’ispirazione, la verità va conquistata attraverso lo studio della realtà oggettiva
La composizione è costruita tutta sui contrasti luministici e le luci e le ombre de’l’opera sono le stesse che si alternano nell’animo del santo, in bilico tra peccato e salvezza, terra e cielo. La luce si riflette sul corpo sensuale femminile ai piedi del santo, fragile e tremante nel volto incappucciato.

I due artisti terminarono il loro straordinario viaggio fatto di passione, arte e ricerca della verità entrambi nel 1901. Sembra ieri.

Felicia Guida 

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