Io sto con gli infimi sciacalli: cronache di un Paese in disfacimento tra bullismo politico e libertà di espressione ad alto rischio

0 535

Chi non ha mai sognato di vivere in un film? È una fantasia comune, romanticamente o eroicamente che si connoti: certo, forse non moltissimi hanno fantasticato di vivere all’interno di The Post o di Tutti gli uomini del Presidente: invece, poiché la vita ha il privilegio di poter essere inverosimile, ci troviamo di fronte alla possibilità di vedere coi nostri occhi l’avvento dell’Era della Comunicazione, in cui però l’Informazione è in sempre maggior pericolo. Certo, Nixon attaccava specificatamente i giornali che gli erano contrari, e possiamo persino immaginare che anche lui ritenesse infimi sciacalli i giornalisti del Post o del Times, mentre qui si punta persino più in alto: nel mirino, la libertà di stampa, di espressione e di dissenso.

Hanks e Streep nella parte di due infimi sciacalli

Diciamo programmaticamente che questo sarà un editoriale molto semplice: per la legge del Contrappasso della Comunicazione, naturalmente, che dice grossomodo che argomenti leggeri vanno trattati con la massima serietà e che questioni importantissime vanno trattate con leggerezza. Noi vogliamo andare anche oltre, e parlare dell’attacco alla libertà di stampa a cui stiamo assistendo nel nostro Paese con superficialità: per cui non nomineremo nemmeno i soggetti, facenti capo alla maggioranza di governo che hanno apostrofato la categoria dei giornalisti con gli appellativi di infimi sciacalli, puttane e quant’altro.

Ultimo colpo di scena della telenovela, una lista di proscrizione. O meglio, una lista di giornalisti “puri”, gli unici d’Italia in mezzo ad un mare di infimi sciacalli e pennivendoli, che possiamo assimilare (tanto siamo infimi sciacalli e pennivendoli) ad una lista di proscrizione, speculare, uguale e contraria: un’operazione di un infantilismo e di una pochezza intellettuale senza pari, visto che questa lista si compone di otto nomi. Otto. In tutta Italia. Come se tutti, ma proprio tutti gli altri fossero conosciuti effettivamente uno ad uno. Ivi compresi i giornalisti sportivi e di gossip, supponiamo, ed il compilatore di cotanto anelito morale fosse titolato ad emettere giudizi di tale natura. O un ostracismo, peraltro, come sembra tanto si voglia fare. Cosa gravissima, a questi insulti si aggiunge l’anelito ad avere editori “puri”, e che il pensiero corra alla purezza della razza è un attimo.

Peppino Impastato: un infimo sciacallo del passato giornalistico?

Lo scrivente, va detto, non è tra quegli otto: troppo minuscolo, ovviamente, ma la cosa è ugualmente confortante, poiché in caso contrario ci saremmo dovuti chiedere dove abbiamo sbagliato; abituati a sederci dalla parte del torto, a maggior ragione stiamo con gli infimi sciacalli. A maggior ragione, perciò, ci sentiamo titolati a qualche considerazione. Questo attacco alla libertà di espressione, che è anche libertà di dissenso, viene perpetrato con il silenzio assenso o anche l’esplicito ed entusiastico assenso di milioni di analfabeti funzionali; quelli che la Politica dell’Odio (intesa nel senso che darebbe Aldous Huxley al termine) sta aizzando contro il diverso, quindi anche contro qualsiasi forma di cultura. Ovviamente, qualsiasi Ordine professionale viene dipinto come una sorta di loggia massonica. Va da sé, anche l’Ordine dei Giornalisti, che si è già parlato di chiudere – ovviamente tenere conto che gli Ordini professionali, sicuramente perfettibili, sono un organo di controllo e garanzia non solo e non tanto degli appartenenti, ma soprattutto dei cittadini fruitori è impresa superiore alle forze intellettuali degli analfabeti funzionali indignati verso chiunque eccetto se stessi.

Riprendendo quanto diceva Tzvetan Todorov ne I nemici intimi della democrazia, anche per quanto riguarda l’informazione l’attacco più temibile viene dall’interno: dalla confusione tra informazione e fake news, tra diritto di parola e diffamazione, da un lato. Dalla effettiva commistione, anche essa voluta, tra fatti e opinioni, dall’altro: ma il problema, nell’informazione, non è la presa di posizione. Chiunque comunichi si deve rendere conto che un’informazione asettica è, di fatto, impossibile: ciò che conta è un fatto alquanto semplice, ossia che la propria posizione – politica, nella fattispecie – va presentata separata dai fatti e non presentata come un dato oggettivo. Fatto ciò, al fruitore sono dati gli strumenti possibili per formarsi la propria, di opinione, secondo la sua preparazione individuale.

Scritto in modo inequivocabile: articolo 21 della Costituzione

Fare una lista di giornalisti “puri” (anche la terminologia è importante, e queste scelte sono particolarmente odiose e pericolose: ma il discorso si amplierebbe troppo) va nella direzione opposta: sottende il tentativo di dare un giudizio etico che tende a sfociare in quello di decidere arbitrariamente chi possiede le stimmate morali per poter comunicare. In breve, censura di regime. E proprio per questo il riferimento a Todorov è particolarmente calzante: perché tutti noi siamo soggetti alla Costituzione, per fortuna, e in particolar modo i soggetti politici con incarichi istituzionali. Detto questo, il discorso diventa particolarmente semplice: articolo 21, Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Dare delle puttane ai giornalisti, paventare censure, chiusure e proscrizioni, tutto questo e altro non è solo squallido e antidemocratico: è anticostituzionale. Dargli degli infimi sciacalli, in più, è patetico.

Queste ingiurie, offese ed attacchi alla libertà di espressione hanno nomi e cognomi, ovviamente, e specialmente nel momento contingente. Lo ribadiamo, abbiamo preferito non farne: in ottemperanza tra l’altro a quanto disse Eleanor Roosevelt riguardo alle menti piccole, medie e grandi, che parlano rispettivamente di persone, fatti e idee. Noi, qui, senza essere grandi menti, cerchiamo comunque di parlare di idee, che sono quello che conta anche in queste tristi circostanze sociopolitiche in cui ci troviamo a vivere: idee di uguaglianza, rispetto, integrazione. Di educazione, anche, che latita anche a livello di rispetto delle istituzioni. Di cultura, che non dovrebbe spaventare le figure istituzionali che siano intenzionate a fare il bene della gente che governa. E ovviamente, di libertà di espressione; che non è, e non dovrebbe essere necessario dirlo, libertà di mentire, minacciare o ingiuriare.

Il discorso sul giornalismo è articolato e complesso, comprende sotto lo stesso sostantivo una quantità di occupazioni pratiche e interessi. Ai suoi livelli più alti, è un lavoro che miete vittime, come abbiamo visto anche recentemente: nel mondo, dal 1992 sono stati uccisi per il proprio lavoro oltre 1.100 giornalisti; in passato, l’Italia ha avuto il suo numero di vittime che vanno ascritte alla lotta alle mafie, e tuttora molti giornalisti vivono in costante pericolo. Forse per chi dà della puttana ad un’intera categoria non sono stati abbastanza?

Federica Angeli non è tra gli otto giornalisti puri d’Italia

Pensiamo a Federica Angeli, tra gli altri A mano disarmata – Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta. Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per il suo impegno nella lotta alle mafie. Di lei sì, facciamo il nome: perché secondo i compilatori della lista buoni/cattivi da scuola materna lei non è nell’elenco degli otto buoni.

Si vede che sarà una pennivendola. O una degli infimi sciacalli. Ma la nostra idea è che Federica Angeli non si meriti insulti, né diretti né indiretti: e che tutti noi avremmo diritto a rappresentanti con sufficiente cervello per capirlo.

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.