Arte figurativa: ritrovato nel Borneo il più antico disegno del mondo

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Mercoledì scorso, 7 novembre 2018, la rivista scientifica di rilievo internazionale Nature ha pubblicato uno studio di ricerca condotto da un gruppo di archeologi della Griffith University di Brisbane, in Australia. L’articolo riportava la straordinaria scoperta compiuta dai ricercatori, i quali hanno portato alla luce l’esempio più antico di pittura rupestre figurativa del genere umano.

Le pitture rupestri figurative provenienti dall’isola indonesiana di Sulawesi risalgono almeno a 35mila anni fa e gli stancil a forma di mano provenienti dalla stessa regione hanno una datazione minima di 40mila anni. Qui dimostriamo che un’arte rupestre simile venne creata essenzialmente nello stesso periodo sulla vicina isola del Borneo

Grotte del Borneo

L’incipit dell’articolo in questione fornisce informazioni importanti soprattutto riguardo al luogo interessato dalle recenti scoperte. Ci troviamo nel sud-est asiatico, in Indonesia e più precisamente sull’isola del Borneo. Questa regione, in particolare l’area compresa nella provincia del Kalimantan orientale, è nota fin dagli anni Novanta per essere una sorta di galleria d’arte preistorica e primitiva, testimonianza di remote presenze umane. Questo tesoro di reperti non era mai stato meticolosamente datato, data la difficoltà nell’applicare l’usuale tecnica del “carbonio 14” su campioni estremamente porosi. Il team di esperti dell’ateneo australiano guidati dal professor Maxime Aubert ha così deciso di dedicarsi all’area in questione a partire dal 2016 con l’obiettivo di raggiungere risultati più precisi. Dotandosi di una nuova tecnica per esaminare i campioni raccolti che analizza il rapporto tra uranio e stratificazioni calcaree i ricercatori sono riusciti a datare i materiali, facendoli risalire ad un periodo compreso tra i 50mila e i 40mila anni fa.

La più antica immagine rupestre che abbiamo datato è un grande dipinto di un animale non identificato, probabilmente una specie di bovino selvatico ancora presente nelle giungle del Borneo – questo ha un’età minima che si aggira attorno ai 40.000 anni e ora è la più antica opera figurativa conosciuta

Il professor Aubert, nel descrivere il bovino di colore rosso rappresentato sulle pareti della grotta calcarea di Lubang Jeriji Saléh, spiega la portata rivoluzionaria dei rinvenimenti. Questa produzione artistica potrebbe in qualche modo riscrivere la storia della pittura rupestre, per certi versi ancora poco illuminata, mettendone in discussione l’eurocentrismo.

L’Europa è stata a lungo considerata come il centro dello sviluppo dell’arte rupestre. Fino a qualche giorno fa, infatti, si pensava che le pitture più antiche fossero quelle scoperte in Francia, nella grotta di Chauvet, risalenti a 33/37mila anni fa; inoltre a settembre scorso è stato scoperto in Africa il disegno più antico risalente a più di 70mila anni fa, ma, che, trattandosi di linee astratte, non rientra nell’alveo dell’arte figurativa. Il nuovo studio ha quindi il merito di mettere in risalto l’estremo oriente asiatico come culla dell’arte paleolitica.

Pittura rupestre raffigurante i bovini rossi

L’homo sapiens si spostò dall’Africa al sud-est asiatico circa 70mila anni fa, mentre approdò in Europa solo 45mila anni fa. Ma questa ondata artistica si sviluppò quasi contemporaneamente in entrambe le parti del globo. Non bisogna dimenticare infatti che, oltre alle pitture francesi, un altro tipo di arte figurativa primitiva risale più o meno allo stesso periodo dei bovini del Borneo: le statuette d’avorio a forma di mammut rinvenute in Germania.

 

Ora pare che due antiche aree di arte rupestre sorsero in un lasso di tempo simile in angoli remoti dell’Eurasia paleolitica: una in Europa e l’altra in Indonesia, al limite opposto di questo mondo dell’era glaciale

Date queste circostanze gli studiosi si sono chiesti quanto questa contemporaneità nella nascita di rappresentazione artistica in diverse parti del mondo paleolitico sia da considerarsi una coincidenza oppure il risultato di avvenimenti storici, soprattutto di carattere migratorio.  La domanda viene lasciata aperta, in attesa di ulteriori indagini e studi, che portino a galla soprattutto particolari riguardanti l’identità di questi artisti primitivi.

Un toro rossiccio sembra dunque rappresentare il disegno più antico del mondo. Il corollario di figure che lo accompagnano nelle recondite grotte indonesiane sembra tracciare l’evoluzione artistica dell’antenato umano. L’arte rupestre rappresenta un elemento fondamentale per la comprensione dell’universo cognitivo degli antichi, una testimonianza dei primordi della cultura umana. Ecco il fondamentale apporto di queste scoperte: la storia dell’arte figurativa, intrecciandosi con la storia del genere umano, permette una connessione profonda col nostro passato, alla ricerca delle nostre più lontane radici.

 

Deborah Gressani per MIfacciodiCutura

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