Lezioni d’Arte – È sempre primavera nel giardino di Claude Monet

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Nonostante una vita personale piena di ostacoli e sofferenze quello che traspare dalle magnifiche tele di Claude Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926) è una sensazione di pace e assoluta serenità. Esprime al meglio se stesso quando unisce le sue più grandi passioni che hanno dominato tutta la sua vita, la pittura e il giardinaggio, e quello che viene fuori da questa simbiosi è un’eterna primavera nei suoi giardini.

Io devo forse ai fiori l’essere diventato pittore.

A. Renoir, Monet che dipinge nel suo giardino di Argenteuil, 1873

Monet è considerato il più grande pittore di giardini, lo seguirono in molti dagli impressionisti ai pittori d’avanguardia. La raffigurazione del giardino esprime tantissimo: il bisogno di immergersi nel potere rivitalizzante della natura, la bellezza che scaturisce dall’incontro fra luci, ombre e varietà di colore.

Cercava sempre di sperimentare molto con i colori e i fiori sono per questo un soggetto ideale. L’artista amava piantare nel suo giardino specie nuove di fiori, dai colori soprattutto forti che si scontravano e che diventavano l’opposto della sobrietà dei giardini inglesi. Era alla costante ricerca di varietà di fiori e colori. Mescolava nel quadro una punta di arancione, di rosso e di giallo. Anche quando ritraeva una luce più fredda, di prima mattina, con il blu aggiungeva sempre tocchi di giallo.

I suoi fiori catturavano tutta la luce e la sprigionavano con una sensazione idilliaca di serenità.

Molti artisti all’epoca erano come ossessionati dai propri giardini, come soggetto delle loro opere, per la varietà cromatica dei fiori e poiché erano un’opera d’arte a sé. In un giardino si possono trovare tutti gli elementi caratteristici della vita moderna che i pittori trasportano sulla tela grazie alla pittura an plain air. Così il giardino viene considerato un atelier all’aperto in cui trovare tutto: soggetto, ispirazione, luci e colori. Giardinaggio e arte sono attività strettamente collegate, il giardino veniva curato con l’occhio d’artista. Monet disponeva blocchi di colori da piantare come allineava i pigmenti sulla tavolozza.

A parte la pittura e il giardinaggio non so fare altro.

Per l’artista il giardino diventa un luogo magico in cui sviluppare la propria fantasia e creatività. Il luogo influisce molto sul dipinto. Monet era in grado di scoprire all’interno di un singolo fiore un universo intero.

A causa dei suoi problemi economici, che lo attanagliarono tutta una vita, non poteva permettersi una casa così si spostava continuamente da una residenza in affitto all’altra. Ovunque andasse però coltivava e allestiva personalmente i suoi giardini. L’amico e pittore Renoir lo ritrae in piedi con il suo immancabile cavalletto intento a dipingere lo spettacolo che ha davanti: un giardino di dalie. Monet dipingeva a qualsiasi ora del giorno, sotto il sole cocente e sotto la pioggia battente, per studiare tutte le infinite sfumature della luce. Esplorava le emozioni che le diverse condizioni di luce gli suscitavano. Lo faceva con uno sguardo molto sensibile che trasportava nei suoi dipinti. La luce man mano che passavano le ore si faceva più calda e quindi aggiungeva più giallo e arancione. Si svegliava al mattino presto, guardava fuori e se la luce era buona iniziava a dipingere. La luce era tutto per Monet.

Il giardino dell’artista a Vétheuil, 1880

Con la nascita del secondo figlio Michael Monet abbandona Parigi, non potendosela più permettere e “pianta le tende”, come dirà, ai bordi della Senna in uno splendido villaggio a nord della Francia: Vètheuil. Qui insieme a tutta la sua famiglia allargata passa l’inverno e circondato da molti bambini che lo aiutano a strappare le erbacce inizia a lavorare al suo giardino. La produzione di Vètheuil racconta una rinascita. Una serenità interiore che l’artista trova rifugiandosi esclusivamente nella natura. Lo stile è libero, i colori sono vibranti e puri. Ritrae nel Giardino di Monet a Vétheuil del 1880 la sua casa e il suo giardino. Suo figlio passeggia fra i girasoli con il suo carretto, accompagnato da altri membri della famiglia. I grandi vasi ritratti in primo piano erano molto cari a Monet che li portava con sé in ogni trasferimento, utilizzandoli in tutti i suoi giardini. I colori blu e verdi riflettevano, infatti, quelli dell’erba e diventavano un elemento perfetto da immortalare nel paesaggio.

In questo dipinto le pennellate sono più libere, meno descrittive, ed anche i fiori sono disposti in modo libero e più naturale possibile. Il formato verticale accompagna l’occhio in questa passeggiata lungo il vialetto di casa.

Quello di Monet fu definito un giardino di un colorista, non fatto di fiori ma di tonalità di colori, armonizzati all’infinito, in cui le piante sono spogliate di tutto tranne che del colore.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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