#1B1W – “Il Ciclope”: diario di bordo nel viaggio dell’anima di Paolo Rumiz

0 631

Un “diario di bordo” tra i mari che bagnano il profilo dei continenti e i loro fari invecchiati all’ombra del compito di illuminare le rotte dei marinai. Luoghi apparentemente solo fisici, descritti in maniera realistica e poetica dal giornalista e scrittore Paolo Rumiz nel romanzo Il Ciclope ( Universale economica Feltrinelli – 2018), ma che nella lettura prendono forma immaginifica e trascendentale, diventando luoghi del sentire umano dai quali emerge che

“gli arcipelaghi dell’anima sono infinitamente più misteriosi e complicati di quelli reali”.

Paolo Rumiz

Il protagonista si reca  in un luogo isolato, immerso tra la profondità dell’orizzonte, nella vastità del mare e l’infinità del cielo, in cui domina un faro, decisivo per i viaggi che legano l’Oriente e l’Occidente, ma di cui non rivela il nome. Il Ciclope lo chiama. Lì convive con il suo guardiano e con gli animali del posto, di cui assorbe abitudini, sentimenti e osserva i reverenziali atteggiamenti intrecciati all’ambiente circostante da parte di entrambi: non gesti di maniera, meramente formali, ma intense sostanze rituali. E’ questo che più di altro spinge la narrazione a farti leggere di un faro che sembra fondersi con il passato mitologico, con il suo Ciclope; esso che, con una luce piccina moltiplicata da prismi eccezionali, veglia la notte e crea tempeste emotive. Il ciclope è, così, sin da subito un affascinante viaggio sul posto, in avanti ed indietro, il cui ritmo è scandito da un tempo percepito dai sensi affinati, fino quasi a primordiali capacità animalesche e dal recupero della memoria che giganteggia impetuosa nel silenzio. I venti e le loro direzioni praticamente finiscono col decidere anche la tempra delle giornate e l’orientamento dei pensieri.

“In un luogo così esposto agli elementi, il meteo è decisivo. E questo non solo perché è un grande riassunto dello stato dell’universo, ma perché ti denuda, evoca valanghe di visioni e sveglia la macchina di pensieri che dorme in te per troppa vita sedentaria. […] Su un’isola, il vento cambia la tua vita e le tue abitudini anche in casa, perché ogni muro è esposto a venti diversi”.

Il giorno e la notte si fondono in una dinamica di interiorizzazione per la quale non si potrebbe prescindere né dall’una né dall’altra:

“i luoghi si visitano di giorno, ma si capiscono, anzi si sentono, solo la notte”.

Antonia De Francesco con “Il Ciclope”

In questo moto ondoso di consapevolezza l’uomo somiglia progressivamente all’isola, anzi potrebbe quasi ambire ad incarnarne il fato nella sua vita. Tenacemente e solidamente solo nel cuore di una Terra dalla quale è accerchiato; solo, eppur ricco negli occhi, nel cuore di quanto la natura gli apre dinanzi; solo, pieno di viaggi, attimi, persone che rincorre con la mente e dalle quali, nei momenti più immersi in se stesso, tendenzialmente, rifugge. L’avventura più grande resta la propria interiorità è tutte le contraddizione che come un’isola custodisce la più profonda intimità di ognuno.

“Le piccole isole offrono tempeste di contraddizioni. Le cerchi per scappare dal mondo, e il meteo ti sbatte al centro di un universo senza pace”.

Forse perché ogni uomo è un’isola o, probabilmente ancora di più, perché risponde al viaggio più entusiasmante, che Rumiz non fa cenno, aspetto peculiare, ma non sorprendente,  alla località da cui parte il suo “diario di bordo”.

“Dovrei darvi le coordinate, latitudine e longitudine. Ma non lo farò. Non vi dirò nemmeno la nazione a cui appartiene, perché detesto le nazioni e il mare non ha frontiere”.

Perdetevi cercando il vostro “Ciclope” sembra suggerire Rumiz, per immergervi nel vostro viaggio, perché non sia mai accecato quell’unico occhio che consente di guardare sempre oltre qualsiasi apparente limite razionalmente imposto, perché nell’armonia della natura c’è già il ritmo di ogni vita, c’è già posto per ogni essere, basta trovarlo. Basta trovarsi.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.