Lezioni d’Arte – Villa Savoye, manifesto e anima di Le Corbusier

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Villa Savoye, Le Corbusier

Nella verde campagna attorno Parigi, a Poissy un piccolo comune sulla riva della Senna, l’architetto Le Corbusier (pseudonimo di Charles-Édouard Jeanneret-Gris, La Chaux-de-Fonds, 1887 – Roccabruna, 1965) ci ha lasciato una villetta, capolavoro dell’architettura moderna. Si tratta di Villa Savoye, a 30 km dal centro, una residenza privata progettata per i ricchi coniugi Savoye, Pierre il broker assicurativo e sua moglie Eugenie, come buon ritiro, locus amoenus in cui trascorrere le domeniche e le feste in assoluta intimità.

La villa, inserita tra i patrimoni dell’Unesco, è diventata un manifesto per l’architetto razionalista perché rappresentò una sfida, un’occasione perfetta per mettere in pratica le sue idee sull’architettura. In essa troviamo applicati tutti e cinque i principi che aveva stilato in una sorta di trattato, come guida da applicare per la nuova architettura moderna.

Le Corbusier ricevette la commissione nel 1928, insieme a suo cugino Pierre Jeanneret, libero di progettare l’abitazione come voleva. Eugenie chiese soltanto di poter far in modo che la casa potesse essere un domani ampliabile, senza rovinarla, immaginando di trascorrerci la vecchiaia trasferendosi definitivamente. La struttura sorge immersa nella natura, tra piante e frutteti che ne coprono la vista durante la promenade architettonica d’ingresso. Il visitatore è stimolato ad utilizzare tutti i sensi per godere delle bellezze del luogo in cui si trova. Gli sembrerà di entrare in un quadro impressionista.
La struttura sorge su colonnine bianche che la sollevano dal suolo e permettono il passaggio sottostante. Le linee sono geometriche, pure ed essenziali, non è prevista alcun tipo di decorazione se non le forme candide e il contatto con la natura.

Seguendo i 5 principi di Le Corbusier l’architettura presenta i pilastri sottili a reggerla, le grandi finestre a nastro poste lungo le pareti che permettono una grande luce naturale e nessuna distinzione tra ambiente interno ed esterno. Una grande comunione fra uomo e natura, perfetta per chi cercava un ritiro dal caos della città. La grande novità introdotta come il calcestruzzo armato comporta una pianta libera che viene modellata dall’architetto in base alle funzioni e alle destinazioni di ogni ambiente. Anche il tetto, piatto, è pensato per essere utilizzato come spazio sfruttabile diventando un perfetto solarium.

La luce è la vera protagonista di Villa Savoye tanto che l’edificio viene soprannominato “Le Ore Chiare”, pensato a misura d’uomo, per le sue esigenze quotidiane ma soprattutto spirituali. La villa venne abitata da subito ma dopo pochi anni iniziarono lamentele da parte dei coniugi per i primi accenni di degrado. La pioggia nell’atrio, l’umidità, il tetto non impermeabilizzato crearono dei problemi. Le Corbusier però rimase molto legato a questo suo capolavoro e continuava  mostrarlo a giornalisti e studiosi come manifesto della propria poetica. I problemi continuarono ad affliggere Villa Savoye con l’avvento dei nazisti che la confiscarono aumentandone lo stato di degrado ed abbandono. Il necessario restauro fu seguito minuziosamente dall’architetto che continuava ossessivamente a considerarla propria, come una figlia, e non dei coniugi che ne erano i proprietari effettivi. Si pensò anche a trasformarla in un museo per donarla alla fruizione pubblica.

La vicenda lunga e complessa, caratterizzata da un braccio di ferro tra il Comune di Poissy che decide di espropriarla e diventarne proprietario e il suo architetto, padre dell’opera che vuole trasformarla in un museo internazionale ed ottenerne il giusto riconoscimento di opera d’arte, si conclude nel 1963. Villa Savoye è dichiarata monumento storico. Manifesto dell’architettura moderna, razionalista, di Le Corbusier, un pezzo del suo cuore e della sua anima a cui si è dedicato tutta una vita. Ma Villa Savoye è anche manifesto dell’architettura funzionale che sfrutta ogni elemento ed ogni spazio a favore dell’uomo che deve viverlo.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura      

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