Erasmo da Rotterdam, il soldato delle lettere alla conquista del cielo

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Erasmo da Rotterdam, il soldato delle lettere alla conquista del cielo

Erasmo da Rotterdam, il soldato delle lettere alla conquista del cieloErasmo da Rotterdam (Rotterdam, ottobre 1466 – Basilea, 12 luglio 1536)  è una figura peculiare del panorama intellettuale dell’Umanesimo. La sua inclusione in questo universo è data, anche, dal suo enorme amore per le lettere classiche: innanzitutto impara il latino, che già nel convento di Steyn aveva iniziato a coltivare con grande dedizione studiando autori come Agostino, Gerolamo, ma anche l’umanista Valla; la conoscenza di questa antica lingua gli sarà utile per poter andare via dal convento ed essere nominato segretario del vescovo di Cambrai. La conoscenza del greco, invece, arriverà più tardi, quando nel 1500 Erasmo tenterà di impararlo, comprando le opere di Platone e pagando un insegnante a tal scopo: «io credo che sia il colmo della follia anche solo accennare a quella parte della teologia che tratta in particolare del mistero della salvezza, se non si è padroni anche del greco», infatti il greco era fondamentale a chi, come lui, voleva spingersi a studiare la Bibbia e la teologia in generale.

La sua indole critica lo portò sempre al rifiuto dell’autorità dei superiori: dapprima al convento, dove riteneva che non gli fosse lasciato abbastanza tempo per la poesia, e poi a Parigi, dove si reca per frequentare l’Università e la facoltà di Teologia, ma non è soddisfatto dell’ambiente in cui è capitato. Infatti,  in questi anni veniva insegnata la dottrina scotista, la quale però non faceva altro che portare  a infinite discussioni, talvolta inutili e basate su «arzigogoli e sottigliezze sofistiche, concepiti da ignoranti e attaccabrighe: nascono liti su liti e noi, molto compresi, disputiamo su questioni di lana caprina e solleviamo problemi quasi insopportabili per orecchie pie».

Le opere che Erasmo scrive in questi anni sono di diversa natura: l’Antibarbarorum Liber, Adagiorum chiliades, l’Enchiridion militis christiani. Il primo è un dialogo in cui egli cerca di spiegare come la religione cristiana, in special modo i teologi scolastici, abbiano visto nella cultura classica, delle lettere, un nemico da combattere. Però Erasmo è di un’altra opinione: difatti ritiene chenon bisogna scoraggiare le lettere, bensì coltivarle, in quanto «la religione senza le bonae litterae comporta in ogni caso una certa pesante ottusità».

Erasmo da Rotterdam, il soldato delle lettere alla conquista del cielo
L’elogio della follia

In una lettera  a Francesco Vettori del dicembre 1513, quindi quasi venti anni dopo questa opera, Machiavelli descriverà così il suo rapporto con le lettere, per fare notare quanto sarà cambiato, rispetto al Medioevo, il rapporto con gli autori passati:

Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.

LAdagiorum chiliades è una raccolta di proverbi e motti sia latini che greci, in cui si vede la grande preparazione umanistica di Erasmo. Infine, l’Enchiridion è un manuale che serve a prescrivere un giusto modello per il soldato cristiano, il quale deve dividere la sua intera esistenza tra il cielo e la terra, con l’obiettivo di tendere verso il cielo e così mettere lo spirito davanti alla carne, che in qualche modo può rivelarsi mortifera per chi aspira al regno dei cieli.

Tommaso Moro, ritratto di Hans Holbein il giovane
Erasmo da Rotterdam

In questo scritto si possono notare alcuni temi che saranno terreno comune con la riforma di Lutero: il rifiuto delle cerimonie, l’interiorità della disciplina; ma Erasmo e il grande teologo tedesco saranno sempre divisi sul libero arbitrio, per cui scriveranno delle opere in cui si criticheranno a vicenda.

Infine, resta da menzionare la più grande opera di Erasmo, L’elogio della follia, che contiene già nel titolo una ambiguità: infatti, esso significherebbe “elogio di More” (Tommaso Moro, autore di Utopia). Come è ben noto, a parlare è Pazzia stessa, la quale mostra come la vita umana sia nulla senza di lei, la quale è nata da Pluto, dio della ricchezza e da Giovinezza. Erasmo dà alla Pazzia un ruolo di primo piano negli affari umani. Essa dona senso alla vita stessa, la quale è una commedia da recitare e non avrebbe alcun significato affidarsi alla fredda sapienza, come quella che ricerca il sapiente: è sotto l’influsso di Follia che il mondo prende vita, infatti ognuno è figlio dei vizi, anche i meno corrotti.

Con questa opera di Erasmo, a mio parere, viene offerto un contraltare al modello che Boezio aveva proposto con la sua De consolatione philosphiae: le due grandi opere vanno a riempire complementarietà il grande schizzo di «quello strano animale colmo di avvenire» che è l’uomo, sempre alla ricerca di «un equilibrio sopra la follia».

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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