#Irish – Il gotico irlandese e Bram Stoker, un caso unico nel gotico europeo

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#Irish – Il gotico irlandese e Bram Stoker, un caso unico nel gotico europeo

È sempre un grande onore poter gestire una rubrica personale in una bellissima e interessantissima rivista, che fa della diffusione della cultura la sua missione. In questa rubrica, dal nome #Irish, tratterò, ogni settimana, di uno scrittore o poeta irlandese oppure di aspetti della cultura o delle creature magiche che popolano il folklore di questo bellissimo paese. Questo primo articolo è dedicato a uno dei più famosi autori di tutti i tempi, Abraham Stoker, universalmente noto come Bram Stoker (Clontarf, 8 novembre 1847 – Londra, 20 aprile 1912), il celeberrimo autore di Dracula (1897). Prima di passare a una puntuale disamina del romanzo, è opportuno, a mio giudizio, spendere due parole sulla fenomenologia del genere gotico e sulla sua ideologia.

La seconda metà del Settecento in Inghilterra conosce un deciso cambiamento di paradigma rispetto alla moda settecentesca e neoclassicista di autori come Pope o Dryden; si passa all’interesse per l’irrazionale e il misterioso, la cui summa è rappresentata da Edmund Burke e la sua poetica del sublime: sintetizza il filosofo irlandese che il sublime è il terrore che il soggetto prova di fronte a certi spettacoli naturali, come il mare in tempesta oppure la maestosità delle vette alpine. Questa è il retroterra del genere gotico, inaugurato da Horace Walpole e il suo Castle of Otranto (1764, “Il Castello di Otranto”). “Gotico” è tutto ciò che è irrazionale, irrealistico, inimmaginabile e terribile, la cui origine etimologica risale ai Goti, il violento e aggressivo popolo germanico, ma, soprattutto, serve a connotare sprezzantemente il cattolicesimo romano e i suoi riti superstiziosi, tali per la salda fede evangelica degli scrittori gotici. Non a caso questi romanzi si svolgono nei paesi più devoti alla Chiesa di Roma, l’Italia e la Spagna.

Tuttavia Bram Stoker è l’esponente di spicco di un gotico diverso e molto meno aggressivo rispetto alla prima generazione; egli è testimone diretto della filosofia del martello di Nietzsche e delle prime manifestazione psicoanalitiche di Freud. Dal filosofo di Röcken, Bram Stoker ricava l’impossibilità di arrivare ai fatti, ma soltanto alle interpretazioni di vari personaggi, mentre dal pensatore moravo ricava uno studio della psiche umana. Questo retroterra filosofico si riversa completamente in Dracula. Come Mary Shelley, anche Bram Stoker racconta di aver avuto l’idea per scrivere questo romanzo da un sogno (prodotto da un’indigestione di gamberetti). La letteratura inglese, a onor del vero, non conosce nel vampiro transilvano la prima manifestazione del personaggio, in quanto il medico inglese John Polidori aveva dedicato alla creatura soprannaturale il racconto The Vampire (1819, “Il vampiro”). Nelle mani di Bram Stoker il vampiro conosce una vera e propria evoluzione.

Il romanzo si basa su interpretazioni, proprio perché sono vari personaggi attraverso diari, registri o giornali che raccontano la vicenda orrorifica del Conte Dracula, un nobile transilvano che ha deciso di acquistare una proprietà in Inghilterra. La figura di Dracula è basata sul nobile rumeno assetato di sangue Vlad Tepes, sterminatore dei Turchi. 

Jonathan Harker

Passiamo adesso alla storia vera e propria e alla sua esegesi. Il giovane avvocato inglese Jonathan Harker è inviato in Transilvania per gestire l’acquisto di una proprietà in Inghilterra del Conte Dracula. Jonathan si rende ben presto conto di essere finito in un luogo orrorifico; simbolicamente la Transilvania descritta da Bram Stoker rappresenta la natura, la quale si trova a sfidare la cultura e il capitalismo incarnato dal giovane legale britannico. Non a caso Transilvania significa letteralmente “oltre il bosco”, a indicare una regione sconosciuta il cui unico padrone è il sanguinario vampiro. Il Conte Dracula di Bram Stoker, come ben presto capirà Jonathan, vive di notte, in quanto rifugge il giorno, ha canini aguzzi e dorme in una bara, a indicare la sua natura di non morto. Un’altra caratteristica del personaggio è la sua forte carica sessuale, che si tradurrà, non appena giunto in Inghilterra, nella seduzione della sventurata Lucy Westenra.

Dracula non è invincibile; non a caso riuscirà a ucciderlo il professor Abraham Van Helsing, con il celeberrimo paletto di frassino. Van Helsing è l’unico in grado di metter fine alla vita del mostro perché, come lui, è manifestazione della natura: cattolico romano , attacato ai rituali del passato, è l’unico che può vincere il vampiro, perché non è stato “contaminato” dalla modernità. Allo stesso modo Dracula non può vivere nella capitalista e protestante Inghilterra, lontana anni luce dal feudalesimo.

Questo è Dracula: il vero vampiro, lontano dalle pessime e francamente ridicole riscritture come Twilight. Consiglio vivamente di leggere e gustare l’immortale capolavoro di un immortale scrittore irlandese.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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