Persi nell’irreale H24: la realtà e i rapporti interpersonali nell’era social

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Persi nell’irreale H24: la realtà e i rapporti interpersonali nell’era social

Di certo il mercato non l’ha fatto Dio – Dio o lo Spirito della Storia.

E se lo abbiamo fatto noi, esseri umani,

non dovrebbe essere possibile disfarlo e rifarlo in forma più accettabile?

Diario di un anno difficile, John Maxwell Coetzee

Ci stiamo davvero scollegando dalla realtà? Attualmente le persone si conoscono tramite cellulari o pc, si guardano Paesi e monumenti restando comodamente in poltrona, le delivery di cibo o vestiti ci raggiungono ovunque. Diciotto anni fa Matrix, con un Neo che all’inizio “si sentiva un po’ come Alice che ruzzola nella tana del Bianconiglio e che ha lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi”. Lui, un superuomo nietzschiano, già attivissimo hacker, doveva tagliare quel velo di Maya dal sapore fortemente schopenhauriano che impedisce la percezione del reale.

Dal film ai tempi moderni: oggi prevale nettamente l’online sull’offline. Certo, le nuove tecnologie sono utili e a volte semplificano la vita. Eppure, è come se ci stessimo smaterializzando. Aumenta la compra/vendita di qualsiasi cosa, «tranquillante morale» (Bauman), paliativo per colmare la trascuratezza dei rapporti umani. Le persone diventano esse stesse commodity, beni di consumo, rintracciabili da internet per cui non occorre nemmeno andare fisicamente in negozio per comprarli/incontrarle (Bauman).

L’involuzione nei rapporti interpersonali emerge forte anche con il fenomeno social e app, dove la solitudine è stata trasformata in un apparente circolo di amici o follower, che spesso non si conoscono.

Da Grindr, piattaforma nata per gay o bisessuali, che inizialmente potevano rintracciarsi solo o quasi segretamente, si sono sviluppate le più recenti app per incontri. Eppure, insoddisfazioni e delusioni sono in aumento. Cosa non funziona? Tindr, Badoo, Happn, MeetMe o Lovoo, per citare le più famose, si basano essenzialmente tutte su una scelta rapida riguardante la fisicità. Ci sono i filtri di ricerca: colore degli occhi, altezza, età, single o sposati, in cerca di amicizie o del grande amore, con o senza figli, chilometri di distanza e via dicendo. Un vero e proprio catalogo da sfogliare, acellerando i tempi di approccio e scarto. Nessuna complicazione emotiva o sentimentale, non si entra mai troppo sul personale. Non occorre dare giustificazioni, né scuse per chiudere un contatto, si può mentire o semplicemente smettere di comunicare. Dialoghi limitati a monosillabi sgrammaticati. Surfare, scivolare in superficie. Fisici ben scolpiti, braccia muscolose, addominali scolpiti o auto di lusso che ostentano uno status sociale, foto di chi è o chi vorrebbe essere altro. Ci si può costruire una vita parallela, dimenticando di essere pelati, bassi, con la cellulite o la pancia. Non è un caso che le app siano gettonatissime non solo dai single, ma anche da sposati o impegnati infelici. Soluzione veloce per incontri stile fastfood, in cui le aspettative indotte spesso precipitano e si schiantano.

Ogni giorno quasi 9 milioni di italiani si connettono, alimentando un giro di affari che, solo in Europa, supera i 22 miliardi di euro (La Repubblica). Un supermercato di foto di uomini e donne che swippano da uno all’altro, mentre i social si lanciano in lucrose capitalizzazioni e vengono quotati in borsa.

Non è più sufficiente il quotidiano concreto o è diventato troppo difficile?

La possibilité d’une île, di Michel Houellebecq (2005) riprende la voglia di fuga e semplicità, leitmotiv del precedente Matrix (1999), delineando una successione tra Daniel1 umano, Daniel24 Neoumano quasi senza sentimenti ed emozioni, infine Daniel25 uno dei Futuri che decide di uscire dalla vita programmata dei neoumani, nella possibilità di trovare un’isola, ovvero un altro modo di vivere. È quella di Houellebecq una distopia potentissima, con proiezioni verso un altrove come quelle di George Orwell e Aldous Huxley.

Un’isola per ritrovare se stessi e rimanere umani, mentre cellulari, internet e social network trasformano le relazioni. La destinazione giusta potrebbe, allora, essere Mas-Afuera, nel Pacifico meridionale, ad ottocento chilometri dalla costa del Cile, un’isola vulcanica dalle inaccessibili pareti verticali, lunga undici chilometri e larga poco piú di sei, popolata da milioni di uccelli marini e da nessun essere umano. Si raggiunge solo con il viaggio Più lontano ancora di Jonathan Franzen, che come antidoto recupera i sentimenti intrinseci dell’essere vivente, il lutto e la solitudine, la capacità di discernere tra il superfluo del consumismo e l’essenziale.

Quanti accetteranno il cambio?

La semplicità è una grande virtù, ma occorre un duro lavoro per raggiungerla nonché gusto per apprezzarla. E come se non bastasse: la complessità vende meglio

Edsger Wybe Dijkstra

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

 

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